Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO Analisi del testo Il modello di Tucidide In questo primo capitolo che apre il libro XXI, Livio traccia brevemente l argomento di cui intende occuparsi in questa nuova parte della sua opera: egli parlerà della guerra maxime omnium memorabile (r. 2), quella tra Romani e Cartaginesi, presentandola come un conflitto inevitabile, causato da attriti antichi e profondi tra i due popoli. Alla prima prefazione ( T2 e T3), che funge da introduzione a tutta l opera, Livio accosta dunque, specularmente, questo secondo proemio che apre la terza decade perché vuole sottolineare l eccezionale portata dell evento che si accinge a narrare, la seconda guerra punica (218-202 a.C.). Egli stesso è consapevole di come sia inusuale inserire una seconda prefazione in un opera storiografica, ma giustifica la sua scelta con l importanza dell evento riportato e delle sue conseguenze: la vittoria di Zama del 202 a.C., infatti, segna l inizio di una nuova fase nella storia di Roma. In questa seconda prefazione colpisce la vicinanza al modello offerto da Tucidide: la stessa ricerca della guerra più importante è un eredità lasciata proprio dallo storico greco, com è evidente leggendo il proemio della Guerra del Peloponneso (I, 1-2, trad. G. Donini): «Tucidide di Atene scrisse la storia della guerra tra i Peloponnesiaci e gli Ateniesi narrando come combatterono tra loro [ Livio, par. 1]: cominciò subito dai primi sintomi, e previde che sarebbe stata grande e più notevole delle precedenti: lo deduceva dal fatto che ambedue i popoli entravano in guerra al culmine di tutte le loro forze [ Livio, par. 2] e vedeva gli altri Greci unirsi a ciascuna delle due parti: alcuni immediatamente, altri invece avevano l intenzione di farlo. Fu questo senz altro il più grande sconvolgimento che sia avvenuto tra i Greci e in una parte considerevole dei barbari [ Livio, par. 1], e, per così dire, anche nella maggior parte dell umanità . Se nell apertura della prima decade più legata, almeno nella parte iniziale, a elementi mitologici e leggendari Livio aveva fatto una qualche concessione a espressioni poetiche ( p. 603), ora, per celebrare uno dei maggiori conflitti della storia di Roma, recupera la sobria e scientifica sistematicità tucididea. Sono pertanto chiamati in causa aspetti materiali (la forza economica delle due potenze in gioco) e aspetti psicologici (gli odi di Cartagine e di Roma). L odio di Annibale La seconda parte del brano introduce il tema dell odio reciproco tra i Romani e i Cartaginesi, tanto grande da apparire persino superiore alle forze concrete con cui i due popoli si scontrano (Odiis... prope maioribus... quam viribus, r. 9). L odio dei Punici si incarna, in particolare, nella figura di Annibale che, ancora bambino, già arde dal desiderio di divenire l acerrimo nemico di Roma che sarà da adulto: a soli nove anni, egli condivide già lo stato d animo di suo padre Amilcare, tormentato e angosciato dalla perdita della Sicilia e da quella della Sardegna, che, per ragioni diverse, gli appaiono dolorosamente ingiuste (rr. 14-17). Il sentimento di odio (ricambiato) per Roma sarà il motivo conduttore della vita di Annibale, tanto che ancora dopo la sconfitta di Zama, rievocando l episodio dell infanzia di fronte al re di Siria Antìoco, lo ribadirà con poche, lapidarie parole: odi odioque sum Romanis, «odio e sono in odio ai Romani (Ab Urbe condita XXXV, 19). Claudio Francesco Beaumont, Annibale giura odio ai Romani, 1730-1766. Chambéry, Musée des Beaux-Arts. 606

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Età augustea