Tua vivit imago - volume 2

L INCONTRO CON L AUTORE LO STILE DI LIVIO lactea ubertas solennità periodare complesso Per comprendere lo stile di Livio, è necessario porlo a confronto sia con quello di autori a lui subito precedenti come Cicerone e Sallustio, sia con quello della generazione di storici e scrittori contemporanei e successivi. Livio appare anzitutto discostarsi dalla moda coeva, quella del primo periodo augusteo, preferendo perseguire un tipo di scrittura che sia chiaramente avvicinabile a quello repubblicano. Tuttavia, egli si orienta in opposizione rispetto a Sallustio: dello storico moralista, Livio rifiuta lo stile spezzato, l andamento nervoso e condensato, adeguandosi piuttosto al modello ciceroniano. Da Cicerone Livio prende soprattutto l amore per le frasi ampie e complesse, che si trattengono però sempre al di qua delle contorsioni bizzarre proprie di certi scrittori poco raffinati, come quegli storici tanto di moda nella Roma augustea (per esempio Asinio Pollione p. 41). Ciononostante, lo stile di Livio può apparire talvolta pesante se confrontato con la sostenutezza, con l acutezza e la minuziosa elaborazione di Cicerone (vedi il lungo periodo al paragrafo 9, rr. 7-12). Quando vuole invece velocizzare e rendere più vivido il suo discorso, Livio fa uso della coordinazione per asindeto; un esempio è alle rr. 14-15: dictatorem eum legati gratulantes consalu tant, in urbem vocant; qui terror sit in exercitu exponunt, dove la giustapposizione delle frasi ripropone con chiarezza la tensione dell emergenza che i Romani si trovano ad affrontare. Nella seconda metà del I secolo d.C. il retore Quintiliano (Institutio oratoria X, 1, 32) utilizza l espressione lactea ubertas, copiosa ricchezza, dolce e fluida come il latte . L espressione sintetizza efficacemente la complessità sintattica della pagina di Livio e allo stesso tempo la capacità, propria di questo autore, di rendere amalgamato l articolato ramificarsi del periodo. Va tuttavia segnalata una differenza tra le prime decadi e le ultime: nelle prime gli arcaismi e le solennità semantiche e morfologiche sono frequenti (termini tecnici o poetici; terze persone plurali dei perfetti uscenti in -e re ecc.), mentre con l avvicinarsi della narrazione all epoca dell autore questi tratti tendono a farsi più rari o assenti: scompare quella sottile nebbia di arcaica mitizzazione che caratterizza la materia e lo stile dei primi libri. I TEMI DI LIVIO idealizzazione dei valori del passato personaggi emblematici Livio rivela un modo di concepire il mondo romano e i rapporti tra gli individui e lo Stato secondo un idealizzazione del passato, anzitutto repubblicano. Per questa ragione campeggiano nelle sue storie ritratti di grandi uomini del passato: così Cincinnato, l uomo che viene nominato dittatore mentre ara e che, deposta la carica, tornerà ad arare. Raccogliendo l esperienza annalistica, ma senza ignorare gli sviluppi della monografia storica, Livio traccia un ampio affresco del populus Romanus, isolandone talvolta alcuni personaggi che, per le loro virtù (Cincinnato, Orazio Coclite) o per i loro vizi (Tarpea, Sesto Tarquinio), finiscono per rappresentare il complesso sistema morale di un mondo tanto vivido quanto cristallizzato nell idealizzazione liviana. In tal senso, l opera di Livio e l opera di Virgilio ( p. 46) paiono speculari: entrambe sono votate alla ricostruzione di un passato che viene utilizzato ideologicamente dal principe per veicolare determinati valori di rinascita, dopo la terribile parentesi delle guerre civili. per questo che il repubblicano Livio e le sue figure di parchi agricoltori, di leali soldati, di sovrumane virtù votate alla conservazione della libertà sociale si riescono a coniugare con il programma intellettuale di Augusto, il princeps che, pur accentrando il potere nelle proprie mani, voleva però rappresentare un anello di collegamento con la libertà e la potenza della Repubblica precedente ai disastrosi conflitti intestini. La figura del dittatore Cincinnato è, da questo punto di vista, emblematica nel presentare un individuo che accetta di ricevere il potere assoluto, ma solo ed esclusivamente nell interesse della comunità. 597

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Età augustea