Fino a noi - L’esilio di Ovidio nella narrativa

Fino a noi L esilio di Ovidio nella narrativa contemporanea L esilio ovidiano diventa, in alcuni romanzi contemporanei, occasione per riflettere sul destino individuale e collettivo dell essere umano. A ll esilio di Ovidio sono stati dedicati numerosi romanzi, soprattutto nella seconda metà del Novecento: i tre più importanti e significativi si devono, rispettivamente, al rumeno Vintila Horia (1915-1922), all australiano David Malouf e all austriaco Christoph Ransmayr. Dio è nato in esilio (1960) di Vintila Horia Il romanzo, scritto in francese, è un diario degli anni dell esilio, nel quale Ovidio descrive la propria vita quotidiana, le persone incontrate, le esperienze vissute e la propria maturazione interiore: inizialmente come un uomo disperato, che non riesce ad abituarsi al cambiamento e odia furiosamente Augusto, poi cominciando a conoscere i Daci, gli abitanti del posto, e ad apprezzarne le abitudini di vita e la spiritualità. Essi adorano un «dio unico , che chiamano Zalmoxis e il cui culto, storicamente testimoniato da Erodoto, prefigura qui esplicitamente l avvento del cristianesimo: tema fondamentale del romanzo è infatti la conversione del poeta a una spiritualità protocristiana, con la quale entra in contatto nel corso di un viaggio nella terra abitata dai Daci e non sottoposta al dominio di Roma, e che trova espressione allo stesso tempo nel racconto di un medico greco, Teodoro, che ha assistito di persona, a Betlemme, alla nascita del Messia e che, avendone poi perso le tracce a seguito della fuga in Egitto, ha trascorso il resto della vita cercando, senza successo, di ritrovarlo. Una vita immaginaria (1978) di David Malouf Il romanzo è la storia dell incontro, nell esilio di Tomi, tra Ovidio e un ragazzo selvaggio, cresciuto tra gli animali, che il poeta identifica con «il ragazzo , un amico immaginario o che comunque soltanto lui era in grado di vedere conosciuto nei primi anni dell infanzia. A Tomi, il poeta convince gli abitanti del villaggio a catturare il ragazzo selvaggio e lo prende a vivere con sé, cercando di insegnare senza successo, a lui che sa riprodurre i versi di tutti gli animali, il linguaggio degli uomini. Tuttavia il ragazzo è visto con sospetto e paura dalla gente del posto, che lo ritiene posseduto da un demone in grado di minacciare i membri della comunità: alla morte del capovillaggio, Ovidio fugge insieme al ragazzo verso le terre del Nord, dove («smisuratamente, insopportabilmente felice ) trova infine la morte, ricongiungendosi alla terra e alla natura. Il mondo estremo (1988) di Christoph Ransmayr Protagonista del romanzo è Cotta, un ammiratore di Ovidio che si reca a Tomi in cerca del poeta e del suo capolavoro perduto, le Metamorfosi: è questa la storia qui narrata, nella quale Ovidio già morto o forse fuggito sulle montagne non compare mai direttamente sulla scena, se non nel contesto dei flashback ambientati a Roma o nella stessa Tomi nel periodo precedente l arrivo di Cotta. A Tomi, Cotta incontra e conosce gli abitanti del posto, con i quali Ovidio era venuto in contatto, e ricostruisce alcuni eventi della vita del poeta, trovando anche dei frammenti del poema perduto, incisi su alcune pietre ricoperte di lumache nei pressi della casa del poeta, ora in rovina, a Trachila un villaggio abbandonato sulle montagne dell entroterra , o scritti dal servo (creduto pazzo) Pitagora su stracci e banderuole innalzate su coni di pietra. Ma in realtà le Metamorfosi sono ovunque nel «mondo estremo : tutti gli abitanti del villaggio portano, infatti, il nome di un personaggio del poema e ne condividono, in forma trasfigurata, il destino. 557

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea