Tua vivit imago - volume 2

Una visione opposta a quella del vero Ovidio Questi tre romanzi, pur così diversi tra loro, presentano molti elementi comuni: l incontro, in esilio, con una realtà che si rivela preferibile a quella che il protagonista si è lasciato alle spalle (nel caso di Horia e Malouf, anche nei termini di una contrapposizione di valori tra i Romani e i barbari); l anelito verso un rinnovamento interiore e spirituale (in prospettiva anche storica nel caso di Horia, in chiave soprattutto metafisica in quello di Ransmayr); l anelito, ancora, verso il ricongiungimento alla natura (nel contesto di una rinnovata socialità nel romanzo di Horia, di una radicale secessione dalla società degli uomini in quelli di Malouf e Ransmayr); l importanza di figure di donne e bambini con le quali il protagonista intrattiene un rapporto particolarmente stretto; almeno nel caso di Malouf e Ransmayr, una presenza forte del fenomeno metamorfico (come effetto, rispettivamente, della fusione panica con la natura e del potere magico-sciamanico della parola poetica); la presenza pervasiva del motivo della fine, declinato di volta in volta in termini profetici (fine di un epoca: Horia, Malouf) o apocalittici (fine del mondo: Ransmayr). Ciò che colpisce in questo elenco è come esso configuri un sistematico rovesciamento della visione ovidiana dell esilio, quale si trova espressa nei Tristia e nelle Epistulae ex Ponto: la nuova realtà nella quale l esiliato è costretto a vivere lungi dall essere da lui accettata è sempre rappresentata nelle due raccolte in termini radicalmente negativi (e i barbari, sia quelli che convivono con Greci e Romani all interno di Tomi, sia quelli che compiono scorrerie dalle terre oltre confine, sono creature spaventose, con le quali è impossibile comunicare). Lungi dal cercare a Tomi un occasione di rinascita spirituale o di ricongiungimento con la natura, l Ovidio che conosciamo dai suoi scritti impiega tutte le proprie energie nel tentativo di farsi richiamare a Roma, o di ottenere almeno un luogo di esilio meno remoto e più tollerabile; a Tomi non ha né cerca di avere degli amici e, pur rassegnandosi infine a convivere con gli abitanti del posto, non prova mai veramente a integrarsi; i temi della metamorfosi e della fine sono, certo, presenti, ma con valenze di segno diametralmente opposto rispetto a quanto avviene nei romanzi in esame. Come si spiega questo rovesciamento? Si può ipotizzare che la visione positiva dell esilio proposta dai romanzieri contemporanei rispecchi una sensibilità e una visione del mondo prettamente moderne, nelle quali ai valori convenzionali rappresentati dalla cosiddetta civiltà (di Roma all epoca di Ovidio, dell Occidente ai nostri giorni) viene contrapposto il ritorno a un umanità e a una spiritualità più profonde e più vere, che è possibile attingere nell incontro con i popoli cosiddetti primitivi . Nelle riscritture contemporanee la poesia dell Ovidio dell esilio diviene, così, non soltanto fonte di ispirazione, ma anche occasione di un confronto critico e di una riflessione più generale sul destino individuale e collettivo dell Uomo. Eugène Delacroix, Ovidio tra gli Sciti, 1862. New York, Metropolitan Museum of Art. 558

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Tua vivit imago - volume 2
Età augustea