Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 660 665 atque, ubi sit, quaerit: quaerenti iterumque vocanti, sicut erat sparsis furiali caede capillis, prosiluit Ityosque caput Philomela cruentum misit in ora patris; nec tempore maluit ullo posse loqui et meritis testari gaudia dictis. Thracius ingenti mensas clamore repellit vipereasque ciet Stygia de valle sorores et modo, si posset, reserato pectore diras egerere inde dapes inmersaque viscera gestit. Flet modo seque vocat bustum miserabile nati; nunc sequitur nudo genitas Pandio ne ferro. Corpora Cecropidum pennis pendere putares: chiede dov è, e mentre chiede e torna a chiamare, Filomela com era, con i capelli bagnati dalla folle strage, balzò fuori e gettò in faccia al padre la testa insanguinata di Iti; più che in ogni altro momento avrebbe voluto parlare e attestare la gioia con parole adeguate. Con un grido immenso Tereo respinse la tavola, invocò dalla valle di Stige le serpi sorelle e voleva, se avesse potuto, aprirsi il petto ed espellere l orribile cena, rigettare le viscere. Ora piange e chiama se stesso miserabile tomba del figlio, poi con la spada sguainata insegue le figlie di Pandione. Si sarebbe pensato che le figlie di Cecrope avessero ali, quaerenti vocanti: participi presenti al dativo (lett. a lui che chiede e di nuovo chiama ), riferiti a Tèreo e dipendenti da prosiluit ( balzò fuori [davanti a] ) al v. 658; quaerenti forma poliptoto e allitterazione con quaerit e omeoteleuto* con vocanti, a suggerire l improvvisa concitazione della scena. sicut erat ora patris: l entrata in scena di Filomela è descritta con toni cruenti e fortemente espressivi. Nota il duplice enjambement, con i due verbi prosiluit e misit collocati entrambi in posizione rilevata a inizio di verso. cae de capillis: in latino classico forma allitterazione perché caede era pronunciato kàede. Ityos: genitivo (il nome segue la declinazione greca). nec tempore ma luit dictis: Filomela non poteva più parlare perché Tèreo le aveva tagliato la lingua: ora è tale la sua gioia (nota gaudia ripetuto dal v. 653, a sottolineare l unità di intenti e sentimenti tra le due sorelle) che non avrebbe preferito (nec maluit) poter parlare (posse loqui) in nessun altro momento (tempore ullo) . 661-666. Thracius Pandio ne ferro Tèreo, chiamato qui il Tracio (Thra- 528 cius), prima si dispera (ingenti mensas clamore repellit), poi sguaina la spada (nudo ferro) per uccidere, vendicandosi a sua volta, la moglie e la cognata, chiamate generate da Pandìone (genitas Pandio ne) in quanto figlie di Pandìone, re di Atene. vipereas sorores: le sorelle viperee , cioè con la testa cinta di serpi, sono le Furie, divinità infernali corrispondenti alle greche Erinni, che punivano chi violava l ordine morale e vendicavano i delitti di sangue. et modo viscera gestit: il verbo principale è gestit, che regge l infinito egerere, i cui complementi oggetti sono diras dapes e immersa viscera; si posset è la protasi di un periodo ipotetico dell irrealtà, in cui l apodosi ha però l indicativo (lett. brama di se potesse ; ma puoi rendere con vorrebbe ). Stygia: lo Stige, il più famoso dei fiumi infernali. modo modo: ora ora . reserato pectore: ablativo assoluto. inmersa viscera: le viscere , cioè le carni del figlio, ingerite; lo stesso termine era stato usato al v. 651, ma accompagnato dal possessivo sua: mangiando il proprio figlio, insomma, è come se Tèreo ingerisse una parte di sé stesso. 667-670. Corpora pluma est Le due sorelle, dette Cecròpidi in quanto discendenti di Cècrope, il leggendario fondatore di Atene, si trasformano in uccelli: Filomela in usignolo, uccello dei boschi (petit silvas), Procne in rondine, uccello che fa il nido sotto i tetti (tecta subit) e che ha una macchia rossa sul petto, caedis notae, segno dell uccisione (in altre fonti, soprattutto greche, è il contrario: Filomela diviene rondine, Procne usignolo). Corpora pennis: si incontra qui una sequenza eccezionalmente lunga di allitterazioni: Corpora Cecropidum (pronunciato in latino classico Kecropidum) e pennis pendere: putares pendebant pennis, con effetto onomatopeico (a suggerire, in particolare, il battito delle ali); inoltre la ripetizione del sostantivo e del verbo (in poliptoto) è disposta a formare un chiasmo*, conferendo, così, particolare rilievo formale al momento della metamorfosi. Quest ultima è descritta secondo un modulo ricorrente nel poema, per cui il narratore, quasi identificandosi nel punto di vista di un reale o ipotetico spettatore (qui apostrofato alla seconda persona singolare), dice dapprima che sembra

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Età augustea