Tua vivit imago - volume 2

L autore Ovidio 670 pendebant pennis. Quarum petit altera silvas, altera tecta subit; neque adhuc de pectore caedis excesse re notae, signataque sanguine pluma est. Ille dolore suo poenaeque cupidine velox vertitur in volucrem, cui stant in vertice cristae, prom net inmodicum pro longa cuspide rostrum: nomen epops volucri, facies armata videtur. e le avevano infatti: l una fuggì nel bosco, l altra sotto il tetto; dal suo petto non è scomparsa l impronta della strage: le penne sono macchiate di sangue. E anche lui, così rapido per il dolore e la volontà di vendetta, diventò l uccello che ha in cima una cresta, un becco spropositato al posto della lunga spada: il suo nome è upupa, e il suo aspetto è guerriero. (trad. G. Paduano) avvenire una trasformazione, e poi che essa è avvenuta davvero: avresti detto (putares, lett. avresti pensato ) che i corpi delle Cecròpidi si librassero su delle ali (lett. penne : metonimia*): si libravano su delle ali . Quarum altera altera: e una di loro (nesso relativo) l altra . excesse re: forma arcaica e poetica per excesse runt. pluma: singolare collettivo. 671-674. Ille dolore videtur Tèreo (Ille) diviene invece un upupa, l uccello che ha l aspetto di un guerriero armato per la cresta (cui stant in vertice cristae), che sembra quella di un elmo, e il lungo becco (prom net inmodicum rostrum), che sembra una spada. velox vertitur in volu crem: allitterazione, utile a rendere, anche sul piano stilistico, l idea di una trasforma- zione rapida e improvvisa. cristae: plurale poetico. pro longa cuspide: lett. come una lunga punta ; cuspide può intendersi come metonimia per indicare la lancia, oppure, come nella traduzione qui proposta, la punta della spada. nomen epops vo lucri: è sottinteso est; lett. all uccello è il nome di upupa , dativo di possesso. Analisi del testo Una tragedia della ferocia L episodio di Tèreo, Procne e Filomela rappresenta, all interno delle Metamorfosi, l apice della crudeltà e della ferocia alle quali si può spingere il comportamento umano: il barbaro (in quanto tracio) Tèreo, preso da una violenta passione per la cognata, la rapisce, la violenta e la mutila per impedirle di denunciare l accaduto; le due sorelle, che pure, in quanto ateniesi, dovrebbero rappresentare, nella visione del mondo antica, il simbolo stesso della civiltà e della razionalità, reagiscono in modo ancor più feroce e crudele (Procne, in particolare, sacrifica l amore verso il figlio all odio e al desiderio di vendetta nei confronti del marito). Come ha osservato Gianpiero Rosati, si tratta di «una vendetta così empia e disumana (infanticidio e cannibalismo in risposta a uno stupro incestuoso) da rendere la vittima non meno colpevole del suo criminale marito, e da sollevare dubbi angoscianti non solo sui rapporti e i ruoli sociali di uomo e donna (tanto più se divisi da differenze etnico-culturali) all interno del matrimonio, ma anche sugli ambigui limiti della giusta vendetta e sulla fragilità delle categorie etiche di una società civilizzata, di cui Atene è emblema . Nel passo che abbiamo appena letto, si può notare come il narratore insista sul carattere disumano dei protagonisti della vicenda, e qui in particolare delle due sorelle: Procne è paragonata a una «tigre del Gange (v. 636) e si dice esplicitamente che non distoglie lo sguardo al momento di uccidere il figlio (nec vultum vertit, v. 642); Filomela vuole partecipare anche lei all uccisione del nipote, sebbene il suo intervento non sia necessario (vv. 642-643). Più avanti, 529

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Età augustea