Tua vivit imago - volume 2

L autore Ovidio 500 sit pudor aut lateri continuasse latus, nec sine te curvo sedeat speciosa theatro: quod spectes, umeris adfe ret illa suis. Illam respicias, illam mirere licebit, multa supercilio, multa loquare notis; et plaudas aliquam mimo saltante puellam et faveas illi, quisquis agatur amans. Cum surgit, surges; donec sedet illa, sedebis: arbitrio dominae tempora perde tuae. oppure di camminarle accanto, fianco a fianco. E nel curvo teatro non sieda senza te, attirando gli sguardi: lo spettacolo, per te, lo sosterrà tutto lei sulle sue spalle. Ti volterai a guardarla, potrai a lungo rimirarla, le dirai molte cose con strizzatine d occhio e segnali segreti. Applaudi quando il mimo-ballerino fa la primadonna, e grida evviva a chiunque faccia la parte dell innamorato. Quando lei si alza, ti alzerai anche tu; e sta seduto finché lei è seduta. Il tempo dovrai perderlo a capriccio della tua signora. (trad. E. Pianezzola) di progressivo avvicinamento e corteggiamento. I quattro verbi al congiuntivo prae cedas, sequaris, festines ed eas sono tutti retti dall imperativo futuro fac to. 495-498. Nec tibi illa suis Il parallelismo tra questi due distici (Nec nec ) maschera la transizione dalle passeggiate per strada o sotto il portico (vv. 487-496) agli spettacoli teatrali (vv. 497-504). Nel primo lo spasimante è esortato a non farsi scrupolo (Nec tibi sit pudor) ad attraversare qualche fila di colonne (aliquot transire columnas) a partire da quelle centrali (de mediis, sott. columnis), per stare più vicino alla donna da corteggiare, e quindi ad accostare il proprio fianco a quello di lei (lateri continuasse). Il secondo distico gioca sull idea dell amante-spettatore, per il quale il vero spettacolo (quod spectes, lett. ciò che guardi ) è l aspetto della donna amata. Anche il teatro, come il portico, era stato già citato come luogo d incontro, ai vv. 89-92: «Ma tu andrai a caccia soprattutto a teatro, sulle ricurve gradinate: / il raccolto, in quei luoghi, è superiore a ogni speranza. / Potrai trovare amori ed avventure, / conquiste passeg- gere o più durevoli legami . Nec tibi sit pudor: lett. a te non sia la vergogna ; è un dativo di possesso. continuasse: infinito perfetto sincopato di continuo, equivale a continuavisse (qui con valore di presente). lateri latus: poliptoto*, a sottolineare il concetto espresso. spe ciosa: splendida ; l aggettivo forma con spectes una figura etimologica*. 499-502. Illam respicias amans Sono da notare anche qui gli insistiti parallelismi: Illam illam, multa multa, et plaudas et faveas. respicias: il verbo respicio si riconnette etimologicamente a speciosa (v. 497) e a spectes (v. 498), tornando così a richiamare indirettamente l attenzione sul contesto degli spettacoli teatrali; qui, nello specifico, Ovidio usa questo verbo, che significa volgersi [indietro] a guardare , perché le file occupate dalle donne erano quelle più alte e si trovavano, quindi, alle spalle degli uomini. licebit: sarà lecito ; da questo verbo dipendono i congiuntivi respicias, mirere (= mireris), loquare (= loquaris), plaudas e fa veas. aliquam mimo saltante puellam: ablativo assoluto; letteralmente significa quando il mimo saltella [interpretando] la parte di una ragazza , con salto usato transitivamente. agatur: il verbo ago è usato qui nel senso tecnico di recitare una parte , in questo caso quella dell a mans. 503504. Cum surgit tuae Ai congiuntivi presenti dei due distici precedenti si sostituiscono qui gli indicativi futuri sur ges e sedebis (entrambi in poliptoto con, rispettivamente, surgit e sedet, a evidenziare la sollecita imitazione delle azioni di lei) e l imperativo presente perde. arbi trio perde tuae: in questo verso compare il linguaggio elegiaco del servitium amoris, ma con evidenti differenze rispetto a quanto avviene in Tibullo e Properzio: in questo caso, infatti, l uniformarsi ai capricci della donna corteggiata non è che uno stratagemma che ha l unico scopo di conquistarla il più rapidamente possibile; dal servitium si passa, di fatto, all obse quium, «l atteggiamento di assoluta condiscendenza proprio dell adulatore, del parassita e del cliens (E. Pianezzola). 483

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Età augustea