Tua vivit imago - volume 2

20 25 Sive es docta, places raras dotata per artes; sive rudis, placita es simplicitate tua. Est quae Callimachi prae nostris rustica dicat carmina: cui placeo, protinus ipsa placet. Est etiam, quae me vatem et mea carmina culpet: culpantis cupiam sustinuisse femur. Molliter ince dit: motu capit; altera dura est: at poterit tacto mollior esse viro. Haec quia dulce canit flectitque facillima vocem, oscula cantanti rapta dedisse velim; haec queru las habili percurrit pollice chordas: tam doctas quis non possit amare manus? L ABILIT RETORICA L elegia ovidiana si distingue per uno stile brillante. Qui sono numerosissime le figure retoriche: per mezzo di parallelismi, opposizioni, marcate allitterazioni, il poeta vuole accentuare e rimarcare una qualità o un altra, la diversità tra le donne elencate e, al tempo stesso, le sensazioni (uguali) che esse suscitano in lui. Se sei colta, mi piaci perché dotata di rari talenti, di te che non lo sei l ingenuità mi attrae. E quella che i miei versi ai versi di Callimaco antepone poiché le piaccio, quella a sua volta mi piace. E anche l altra che accusa me poeta e i miei versi, bramerei su di me di sentirla pesare con le cosce. E di un altra mi attrae il molle passo. Un altra invece è dura, ma scioglierla potrebbe l approccio di un amante. Questa dal dolce canto, che con perizia modula la voce, ecco vorrei rubarle i baci mentre canta. Col suo pollice esperto questa percorre lamentose corde. Chi mai non amerebbe così abili mani? (trad. G. Leto) ricorso alla seconda persona singolare. I due versi sono costruiti secondo uno stretto parallelismo*, con una serie di piccole variazioni a scongiurare il rischio della ripetitività: sive es docta sive rudis; places placita es; raras dotata per artes (lett. in quanto dotata di rare arti ) simplicitate tua (lett. per la tua semplicità ). 19-22. Est quae femur Una seconda, più breve sequenza (di due distici) è scandita dalla formula est quae, c è quella che (nota che il v. 9, che apre l elenco, presenta la formula opposta Non est quae), ripetuta nella variante est etiam, quae, c è anche quella che (v. 21). Sono, queste, espressioni che reggono il congiuntivo caratterizzante. Callimachi: Callimaco di Cirene (vissuto all incirca tra il 310 e il 240 a.C.) è il più importante poeta alessandrino e uno dei principali modelli di tutti i poeti augustei: essere preferiti a lui doveva essere un grande complimento per l ancor giovane poeta (ma la formulazione è ironica: i raffinatissimi componimenti di Callimaco tutto potevano essere meno che rustici, rozzi !). prae nostris: lett. a paragone dei miei . In latino nostris è pluralis maiestatis, utilizzato volutamente da Ovidio per rimarcare lo scarto ironico di quanto afferma. cui placeo ipsa pla cet: colei alla quale piaccio, subito mi piace anche lei . carmina cui: allitterazione. placeo placet: poliptoto*, con i due verbi posti in parallelo alla fine di ciascun emistichio, a sottolineare la reciprocità dell azione. Est etiam femur: anche questo distico, che esprime il concetto opposto a quello precedente (il poeta desidera la donna che critica la sua poesia), è costruito su un poliptoto (culpet / culpantis), in questo caso con i due termini giustapposti e in un allitterazione eccezionalmente insistita: carmina culpet: culpantis cupiam. Il pentametro significa letteralmente mi piacerebbe (cupiam, congiuntivo desiderativo) sostenere (sustinuisse, infinito perfetto con valore di presente) la coscia di lei che mi critica . 23-24. Molliter esse viro In questo caso i due generi opposti di donna sono menzionati entrambi all interno di uno stesso distico. Una traduzione più letterale sarebbe: avanza mollemente: mi conquista (capit, lett. mi prende ) con il movimento. Un altra è dura: ma potrà essere più morbida dopo aver toccato un uomo (tacto viro) . Molliter ince dit capit dura est: nota come queste tre frasi dell esametro siano separate le prime due dalla cesura semiquinaria, la seconda dalla dieresi bucolica (ince dit | motu capit | altera). tacto viro: ablativo assoluto in iperbato. 25-28. Haec quia manus? L ultima coppia di distici del brano riportato (ma l elenco prosegue poi fino al v. 46) è scandita dal pronome dimostrativo haec ed è riferita all attrattiva esercitata dalle donne che cantano (vv. 25-26) o suonano la cetra (vv. 27-28). Haec quia vocem: Ovidio insiste qui sui suoni allitteranti f e c (dulce canit flectitque fa cillima vocem), quasi a voler riprodurre l armonia del canto. L intero esametro è una subordinata causale introdotta dalla congiunzione quia, la cui principale è costituita dal pentametro. facillima: il superlativo è qui in funzione predicativa. oscula velim: lett. vorrei dare dei baci strappati a lei che canta , cioè mentre sta cantando . dedisse: infinito perfetto con valore di presente. queru las chor das: le corde della lira, definite lamentose perché suonano melodie tristi. Nota l allitterazione in r e il chiasmo* tra le due coppie di aggettivo e sostantivo (que ru las chordas e habili pollice). quis non possit amare: lett. chi potrebbe non amare ? . 465

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Età augustea