Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 15 20 25 30 ipse procuravi, ne possent saeva noce re somnia, ter sancta deveneranda mola; ipse ego velatus filo tunicisque solutis vota novem Triviae nocte silente dedi. Omnia persolvi: fruitur nunc alter amore, et precibus felix utitur ille meis. At mihi felicem vitam, si salva fuisses, fingebam demens, sed renuente deo. Rura colam, frugumque aderit mea Delia custos, area dum messes sole calente teret, aut mihi servabit plenis in lintribus uvas pressaque veloci candida musta pede; consuescet numerare pecus, consuescet amantis garrulus in dominae ludere verna sinu. Illa deo sciet agricolae pro vitibus uvam, pro sege te spicas, pro grege ferre dapem. Illa regat cunctos, illi sint omnia curae, at iuvet in tota me nihil esse domo. deveneranda: che devono essere stornati , cioè allontanati, scacciati; è riferito ai saeva somnia, soggetto di ne possent noce re: sono gli incubi che sopraggiungono a causa della febbre alta. mola: la mola salsa era una miscela di farina di grano tostato e sale, che si spargeva sul capo delle vittime e sull altare in occasione dei sacrifici; qui è definita sancta, cioè sacra . velatus filo tunicisque solutis: il poeta è velato di lino (filum è la fascia di lino) e porta la tunica slacciata: è l abbigliamento rituale nel momento in cui ci si appresta a compiere un sacrificio. Triviae: è epiteto di Diana, perché era venerata nei trivii (i crocicchi) come la greca cate (come il suo corrispettivo Artemide, Diana era identificata con la Luna e, appunto, con cate). 17-18. Omnia ille meis Il distico chiude la sezione sulla malattia di Delia; l insuccesso del poeta è enunciato con un effetto di forte contrasto rispetto a quanto precede: Tibullo ha adempiuto tutti i voti, ma ora è qualcun altro a goderne i risultati. Nota l insistenza sul concetto, con l impiego, nei due versi, di due verbi quasi sinonimi (significano entrambi trarre frutto, servirsi, godere di qualcosa ): fruitur utitur. Omnia persolvi: lett. li ho adempiuti tutti , con riferimento ai nove vota menzionati nel verso precedente. 19-26. At mihi verna sinu Ancora a contrasto (At, che si può rendere qui con eppure ) con la presente situazione di sof- 394 ferenza, il poeta ricorda il sogno di una vita felice con Delia in campagna, che aveva immaginato nei giorni della malattia della puella. Dopo il distico introduttivo, comincia quello che è, di fatto, un discorso diretto: è una sorta di elegia in miniatura, aperta e chiusa, rispettivamente ai vv. 20 e 35, dalla voce verbale fingebam ( immaginavo, sognavo ; ma vi si può avvertire anche l idea della finzione). Nel brano l idillio insieme amoroso e agreste è portato al massimo grado, con Delia che prende parte attivamente e anzi si incarica lei in prima persona (Illa regat cunctos, illi sint omnia curae, dirà Tibullo al v. 29) delle attività agricole (vv. 21-26), dei riti religiosi (vv. 2728) e dei doveri dell ospitalità, in occasione della visita di Messalla (vv. 31-34), a coronamento di un quadretto idilliaco e sostanzialmente utopistico. demens: pazzo , da de - e mens. colam: non è congiuntivo presente ma indicativo futuro, come si ricava dai verbi seguenti (aderit, teret, servabit, consuescet, sciet). renuente deo: ablativo assoluto (puoi tradurre contro il volere di un dio : secondo alcuni interpreti Amore o Venere, per altri una divinità non meglio specificata). area teret: soggetto di teret è area, l aia personificata, che trebbierà le messi (messes teret); sole calente è un ablativo assoluto. dum: ha valore temporale ( mentre, per tutto il tempo che ). mihi servabit pede: costruisci mihi (dativo di vantaggio) servabit uvas in plenis lintribus et candida musta pressa veloci pede. consuescet consuescet: anafora con cambio di soggetto (prima Delia, poi lo schiavetto). verna: è lo schiavetto nato in casa, che poteva essere legato ai padroni da un rapporto di affetto; qui è definito garrulus, chiacchierino , perché non sta mai zitto, e ritratto in braccio (in sinu, iperbato) alla padrona che gli vuole bene (amantis dominae). 27-30. Illa deo esse domo deo agricolae: viene ripresa la stessa espressione (agricolae deo) che si legge nell elegia I, 1 (à T2), al v. 14; il riferimento alla divinità agricola sembra essere generico, perché le tre offerte elencate subito dopo sono destinate a tre divinità diverse: a Bacco l uva per i vigneti, a Cerere le spighe per i maggesi, a Pale una focaccia per il gregge. ferre: è retto da sciet e ha come oggetti uvam, spicas e dapem; nota il parallelismo* con i tre complementi indiretti pro vitibus, pro sege te e pro grege. regat sint iuvet: congiuntivi ottativi, con una sfumatura iussiva. illi sint omnia curae: costruzione con il doppio dativo. at iuvet domo: invece a me piaccia (iuvet me) non contare nulla (nihil esse) in tutta la casa ; è da rilevare ancora la tendenza del poeta alla sottomissione, che però acquista qui una connotazione ben diversa da quella dei distici iniziali del componimento (vv. 5-6).

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Tua vivit imago - volume 2
Età augustea