T4 LAT - Il discidium e la fine delle illusioni

L autore Tibullo T4 Il discidium e la fine delle illusioni tratto da Corpus Tibullianum I, 5 latino l elegia nella quale il tema del discidium acquista la massima evidenza e assume i tratti del disinganno e della fine delle illusioni: con modalità tipicamente tibulliane, è rievocato il vagheggiamento di un futuro felice, che ora si rivela però un sogno impossibile da realizzare, una visione ingannevole, una speranza, appunto, illusoria. Metro: distici elegiaci 5 10 A spe r e ram e t be ne d sc d u m | me fe rre lo que ba r, a t m h nu nc lo nge | glo r a fo rt s a be st. Asper eram et bene discidium me ferre loquebar, at mihi nunc longe gloria fortis abest. Namque agor ut per plana citus sola verbere turben, quem celer adsueta versat ab arte puer. Ure ferum et torque, libeat ne dicere quicquam magnificum post haec: horrida verba doma. Parce tamen, per te furtivi foedera lecti, per Venerem quaeso conpositumque caput. Ille ego, cum tristi morbo defessa iace res, te dicor votis eripuisse meis, ipseque te circum lustravi sulphure puro, carmine cum magico praecinuisset anus; 1-4. Asper eram arte puer L elegia del discidium, del fallimento e del disinganno si apre mettendo subito in mostra questi temi. Tuttavia, l illusione rivelatasi ora ingannevole ai danni di Tibullo non è quella di un amore felice con Delia, bensì quella per la quale il poeta credeva di essere abbastanza forte da poter sopportare la separazione senza soffrire. bene ferre: proposizione infinitiva dipendente da loquebar, indicativo imperfetto del verbo deponente loquor, -e ris, locu tus sum, loqui. longe: lett. lontano ; a Tibullo la gloria del forte non soltanto manca (abest), ma è anche ben lontana. agor ab arte puer: sono spinto (agor) come una trottola (ut turben) mossa (citus, da c e o, -es, c vi, c tum, -e re) dalla sferza (verbere) sul piatto pavimento (per plana sola, plurale iterativo), che un fanciullo (puer) fa girare (versat) rapido (celer, predicativo) con la consueta abilità (adsueta ab arte) . 5-8. Ure ferum caput Il poeta si dichiara disposto a venire torturato come uno schiavo, pur di farsi perdonare l essersi vantato di poter sopportare la sepa- razione: un atto di sottomissione, questo, del tutto coerente con la concezione del rapporto con la donna amata come servitium amoris. Ure ferum et torque: lett. brucia e tortura il crudele (cioè me, che sono stato crudele : ferum è aggettivo sostantivato). ne: introduce una proposizione finale negativa, lett. affinché non (ne) [gli] piaccia [più] (libeat) dire qualcosa di grandioso (dicere quicquam magnificum) dopo queste cose (post haec) , cioè d ora in poi. horrida verba: le [sue] ruvide parole . per te caput: Tibullo implora Delia (te quaeso, con iperbato* del pronome) in nome dei patti del letto furtivo (per furtivi foedera lecti), di Venere (per Venerem) e del capo adagiato accanto al suo (conpositum caput). Emblematica dell amore degli elegiaci (e già di Catullo) è l espressione furtivi foedera lecti, con la quale è attribuito a un rapporto clandestino (furtivus amor) un legame basato su un foedus ( patto ) che riproduce, per molti aspetti, quello coniugale. 9-16. Ille ego silente dedi rievocata qui, come titolo di merito di Tibullo, l as- sistenza da lui prestata a Delia ammalata, con una serie di azioni minuziosamente elencate ed enfaticamente scandite dall anafora* dei pronomi personali e determinativi: Ille ego ipse ipse ipse ego. Il tema della malattia del poeta stesso o della donna amata si incontra più volte nei poeti elegiaci. defessa: sfinita ; participio perfetto del deponente defetiscor (tristi morbo è complemento di causa efficiente). dicor: il verbo presenta qui la costruzione personale e regge la frase infinitiva eripuisse te [alla morte] votis meis. circum: è avverbio, dal momento che te è complemento oggetto di lustravi; alcuni interpreti intendono invece circum te, con anastrofe* e con l oggetto del verbo sottinteso ( lo spazio intorno a te ). sulphure puro: lo zolfo serviva a disinfettare e purificare, anche come gesto rituale. carmine magico: ablativo strumentale. cum praecinuisset: costruzione di cum e congiuntivo con valore temporale (puoi tradurre: dopo che ); praec no è un composto di cano e indica qui la praecantatio, cerimonia magica tesa ad allontanare le malattie. 393

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea