Tua vivit imago - volume 2

L autore Tibullo 35 40 45 Huc veniet Messalla meus, cui dulcia poma Delia selectis detrahat arboribus; et tantum venerata virum, hunc sedula curet, huic paret atque epulas ipsa ministra gerat. Haec mihi fingebam, quae nunc Eurusque Notusque iactat odoratos vota per Armenios. Saepe ego temptavi curas depellere vino, at dolor in lacrimas verterat omne merum. Saepe aliam tenui, sed iam cum gaudia adirem, admonuit dominae deseruitque Venus. Tunc me discedens devotum femina dixit et pudet et narrat scire nefanda meam. Non facit hoc verbis, facie tenerisque lacertis devovet et flavis nostra puella comis. Talis ad Haemonium Nere is Pelea quondam vecta est frenato caeru la pisce Thetis. 31-34. Huc veniet gerat Huc: avverbio di moto a luogo. Messalla meus: nota l allitterazione*; Messalla è definito meus come Delia (mea Delia, v. 21), che dovrà servirlo di persona, onorando così un uomo tanto importante (tantum venerata virum). detrahat curet paret gerat: congiuntivi ottativi o desiderativi (nei quali è percepibile però anche una sfumatura iussiva); nota invece veniet indicativo futuro. venerata virum: ancora un allitterazione; venerata è participio perfetto, con valore attivo, del verbo deponente vene ror. huic gerat: costruisci ipsa ( lei personalmente ) ministra huic paret et gerat epulas. 35-36. Haec mihi Armenios il distico che segna, in forte contrasto con quanto precede, il momento della disillusione e del disinganno. vota: si può legare direttamente a Haec ( immaginavo questi desideri ), ma è forse preferibile legarlo a quae (che sarebbe in tal caso nesso relativo), come una specificazione successiva: queste cose immaginavo: ma questi miei desideri . Eurusque Notusque: l Euro è il vento di sud-est, il Noto del sud: è una formula di derivazione epica, che si trova sia in Omero sia in Virgilio. iactat: nota il verbo al singolare (iactat) nonostante il doppio soggetto (Eurusque Notusque), secondo un uso non infrequente in poesia. odoratos Armenios: gli Armeni sono detti profumati perché l Armenia era una regione dell A- sia e l Asia era considerata, in generale, terra produttrice di aromi. 37-42. Saepe ego nefanda meam Il poeta ha cercato allora consolazione nel vino o nell amore di altre donne, ma senza successo: il vino, invece di aiutarlo a scacciare le preoccupazioni (curas depellere), si è convertito in lacrime, mentre Venere gli ha impedito, richiamandogli Delia alla memoria, di trarre soddisfazione dal rapporto con un altra. Saepe Saepe: nota l anafora, che amplifica l idea di ripetizione insita nell avverbio. dolor in lacrimas omne merum: l immagine metaforica del vino che si muta in lacrime (lett. il dolore mi aveva mutato in lacrime tutto il vino ) è priva di paralleli nelle letterature classiche ed è un tratto di notevole originalità. tenui gaudia adirem: espressioni eufemistiche che si riferiscono all unione carnale. iam cum: anastrofe; si tratta di un cum narrativo con valore temporale. admonuit dominae: lett. [mi] richiamò alla mente la [mia] signora (nota l allitterazione dominae deseruitque); admoneo si costruisce con l accusativo della persona (me, sottinteso) e il genitivo di ciò che si richiama alla mente (dominae), oppure de + ablativo della cosa da ricordare. me discedens meam: la donna con cui Tibullo ha provato a dimenticare Delia lo ha definito stregato (devotum, da de vo ve o) e ora racconta in giro (narrat) che Delia (meam, sottintende puellam) conosce cose nefande (scire nefanda), vale a dire che è, appunto, una strega (nefandus significa letteralmente non dicibile e da ne- e fandus, gerundivo di fa ri). 43-46. Non facit pisce Thetis Non facit comis: in realtà Delia non strega (devovet, che riprende devotum di v. 41) il poeta con le parole (verbis), cioè con formule magiche, bensì con il suo aspetto (facie tenerisque lacertis et flavis comis): gioco di parole tra il significato letterale e figurato del verbo (che, come l italiano ammaliare , può significare sia legare a sé con arti magiche , sia affascinare ). I capelli biondi, molto rari a Roma, potevano essere ottenuti per mezzo di tinture o persino di parrucche. Talis Thetis: l esempio mitologico evoca, per dare l idea della bellezza di Delia, la visione della cerulea nereide Teti (Nere is caeru la Thetis) portata all emonio (cioè della Tessaglia) Pèleo da un pesce imbrigliato (frenato pisce), in realtà un delfino. Pèleo è il mitico re di Tessaglia (anticamente detta Emonia), sposo della ninfa marina Teti (figlia del dio del mare Nereo) e padre di Achille. Il richiamo mitologico è un caso eccezionale in Tibullo, che, a differenza di Properzio, tende a non fare ricorso a paragoni con personaggi e situazioni del mito: per questa ragione alcuni critici hanno ipotizzato che questo distico sia interpolato, cioè aggiunto da un imitatore o da un falsario. vecta est: indicativo perfetto passivo del verbo ve ho. 395

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea