Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 35 40 Hic ego pastoremque meum lustrare quotannis et placidam soleo spargere lacte Palem. Adsitis, divi, neu vos e paupere mensa dona nec e puris spernite fictilibus. Fictilia antiquus primum sibi fecit agrestis pocu la, de facili conposuitque luto. Non ego divitias patrum fructusque requiro, quos tulit antiquo cond ta messis avo: parva seges satis est, satis est requiescere lecto si licet et solito membra levare toro. Qui soglio purificare annualmente i miei pastori, e aspergere di latte la pacifica divinità Pale. Assistetemi, dèi, non spregiate i doni che vi offro da una povera mensa o in semplici vasi di terracotta. Infatti anticamente l agricoltore costruì in terracotta le prime ciòtole, foggiandole in molle creta. Io non cerco le ricchezze e il guadagno dei padri, che la mèsse raccolta procacciava all antico avo: poche mèssi mi bastano, mi basta, se è lecito, riposare nel mio letto e ristorare le membra sul consueto giaciglio. Hic ego Palem: costruisci Hic (avverbio di stato in luogo) ego soleo lustrare quotannis pastorem meum et spargere lacte placidam Palem (l enclitica -que è correlativa del successivo et: lett. sia sia ). Pale era l antica divinità italica protettrice dei pastori, alla quale si offriva, tra le altre cose, del latte; in suo onore si celebravano ogni anno, il 21 aprile (anniversario della fondazione di Roma), i Parilia, durante i quali le si offriva in sacrificio del latte appena munto. 37-40. Adsitis luto divi: appellativo di uso arcaico e liturgico, alternativo al più frequente di. e paupere mensa: complemento di provenienza, come anche e pueris fictilibus al verso successivo. fictilibus: i fictilia erano oggetti di terracotta , in particolare vasi e stoviglie: nella poesia latina sono spesso simbolo di una povertà connotata positivamente, in quanto legata alla purezza dei tempi antichi. Erano tradizionalmente usati nei riti religiosi all epoca di Tibullo (e ancora in età imperiale, come testimonia Plinio il Vecchio). Lo stesso termine, qui sostantivo, è usato come aggettivo al verso successivo, in forte iperbato con il nome a cui si riferisce, pocu la (con enjambement). facili: che si lascia facilmente modellare. conposuitque: nota la posposizione dell enclitica, che a rigore andrebbe legata a de. 382 41-44. Non ego levare toro cond ta messis: l espressione indica letteralmente la quantità di cereali messa da parte (cond ta è participio perfetto di condo, che significa fondare ma anche riporre e nascondere ). satis est, satis est: anadiplosi*, con valore rafforzativo. satis est requiescere toro: sono qui probabilmente riecheggiati, al di là del diverso contesto, i celebri versi 7-10 del carme 31 di Catullo: o quid solutis est beatius curis, / cum mens onus reponit, ac peregrino / labore fessi venimus larem ad nostrum / desideratoque acquiescimus lecto? («è la più grande felicità, lasciare ogni pensiero, liberare la mente da ogni peso, tornare nella propria antica casa stanchi di à La primavera o Flora, affresco del I secolo a.C. rinvenuto a Stabia e oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. lontananze e di fatiche, riposare nel letto sospirato , trad. E. Mandruzzato). Il termine torus è, in parte, sovrapponibile a lectus (v. 43): possono indicare entrambi il letto dove si dorme, ma anche il letto tricliniare (dove si mangia), il talamo nuziale o il letto funebre. Nel linguaggio elegiaco, però, torus (letteralmente materasso o cuscino ) ha, di solito, una connotazione erotica.

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Età augustea