Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 10 15 Ipse seram teneras maturo tempore vites rusticus et facili grandia poma manu; nec Spes destituat, sed frugum semper acervos praebeat et pleno pinguia musta lacu. Nam veneror, seu stipes habet desertus in agris seu vetus in trivio florida serta lapis, et quodcumque mihi pomum novus edu cat annus, libatum agricolae ponitur ante deo. Flava Ceres, tibi sit nostro de rure corona spicea, quae templi pendeat ante fores, pomosisque ruber custos ponatur in hortis, terreat ut saeva falce Priapus aves. Vos quoque, felicis quondam, nunc pauperis agri Io stesso, fatto agricoltore, pianterò con abili mani a tempo opportuno le tenere viti e i rigogliosi pomi: la Speranza non mi deluda, anzi sempre mi offra mucchi di biade, e pingue mosto nei tini ricolmi. Infatti, sia che un tronco solitario nei campi, sia che una vetusta pietra in un trivio abbiano serti di fiori, io reverente li onoro, e le primizie che mi porti il nuovo anno, le depongo come offerta dinanzi al dio della campagna. E per te, o bionda Cerere, vi sia sempre una ghirlanda di spighe del mio podere, e sia appesa sulle porte del tuo tempio, e nei miei frutteti sia posto Priàpo, rubizzo custode, affinché atterrisca gli uccelli con la falce minacciosa. E anche voi avrete i vostri doni, o miei Lari, 7-10. Ipse seram musta lacu Compare qui il motivo del poeta che, pur essendo il proprietario della tenuta, vuole partecipare personalmente ai lavori manuali richiesti dalla coltivazione dei campi (così anche più avanti, ai vv. 29-32): il modello è, idealmente, quello del piccolo coltivatore diretto, che era stato proposto da Virgilio nelle Georgiche. seram: dal verbo se ro, -is, se vi, sa tum, -e re, di cui può essere indicativo futuro (come probabilmente in questo caso) oppure congiuntivo presente (in tal caso con valore ottativo). rusticus: è predicativo del soggetto (Ipse). Spes: al pari delle divinità citate nei distici successivi, anche la Speranza (Spes) era una dea: in diverse edizioni il vocabolo è stampato infatti con l iniziale maiuscola. destituat praebeat: congiuntivi ottativi. pleno lacu: ablativo di stato in luogo senza la preposizione; nota l uso poetico, rispettivamente, del plurale per il singolare (pinguia musta) e del singolare per il plurale (pleno lacu). 11-14. Nam veneror ante deo I ceppi e le pietre terminali erano venerati in quan- 380 to simboli di Terminus, il dio protettore dei confini dei campi, la cui festa (i Terminalia) si celebrava ogni anno il 23 febbraio. Nam veneror lapis: costruisci Nam, seu stipes desertus in agris seu vetus lapis in trivio habet florida serta, veneror; soggetto di habet sono sia stipes sia lapis. mihi: dativo di vantaggio. agricolae deo: il dio agreste è forse Silvano, antichissima divinità italica che proteggeva i boschi e le campagne; ma è anche possibile intendere l espressione in senso generico ( a un dio agreste ) o come singolare collettivo ( agli dèi agresti ). 15-18. Flava Ceres Priapus aves Ceres: Cerere, identificata con la greca Demetra, era la dea della vegetazione e delle messi, celebrata con la festa dei Cerealia (19 aprile). corona spicea: nota l enjambement* tra sostantivo e aggettivo. pomosisque in hortis: iperbato*, con la iunctura di aggettivo e sostantivo a incorniciare il verso. terreat ut: anastrofe*. Priapus: Priàpo era il dio greco (originario dell Asia Minore) della fecondità e proteg- geva gli orti, i giardini e i vigneti; qui il riferimento è al fatto che suoi simulacri di legno, dipinti di rosso (ruber custos) e armati di falce (saeva falce), venivano collocati negli orti in funzione di spaventapasseri. 19-24. Vos quoque vina date I Lari erano divinità tutelari, che proteggevano le case (Lares familiares), i crocicchi (Lares compitales), i villaggi e i campi (Lares vicorum). Il rito qui descritto veniva celebrato durante gli Ambarvalia, la festa di purificazione dei campi cui è dedicata l elegia II, 1. felicis quondam agri: queste parole sembrano riecheggiare felix quondam pecus della prima ecloga virgiliana (v. 74 à p. 86): potrebbe essere un indizio del fatto che anche Tibullo sia stato vittima, come Virgilio, delle confische (à nota 1-6). Nota inoltre come la giustapposizione dei due avverbi quondam e nunc, a cavallo della cesura semisettenaria, ponga in forte rilievo il contrasto tra il passato e il presente (come poi tunc e nunc, entrambi a inizio di verso, nel distico seguente).

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea