Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 20 A cosa giova condurre tante navi, rostrate e di gran peso,9 contro pirati e manipoli di schiavi, quando questi, proprio lui, è tribuno militare? 10 (trad. O. Portuese) 9. tante navi di gran peso: è la flotta allestita da Ottaviano contro Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno. L immagine delle navi è qui umanizzata: nel testo latino si legge ora navium gravi / rostrata duci pondere (vv. 17-18), dove a essere condotte sono propriamente le fac- ce delle navi. La prosopopea* è favorita anche dal fatto che la prua delle navi da guerra era denominata rostrum (letteralmente becco d uccello ). 10. pirati e manipoli militare?: Sesto Pompeo accoglieva nella sua flotta molti banditi e schiavi fuggitivi: il senso dell os- servazione di Orazio è che non varrebbe la pena scontrarsi con queste bande di schiavi, dal momento che a Roma si tollera che un ex schiavo raggiunga persino la carica di tribuno militare (alto ufficiale delle legioni). Analisi del testo La figura del liberto tra realismo Non siamo in grado di identificare la figura del liberto tratteggiata e dileggiata nell epòdo 4, benché alcune ipotesi siano state avanzate, anche con il supporto della tradizione manoscritta e degli antichi commenti a Orazio: alcuni manoscritti riportano il nome di Vedio Rufo, che si è provato a identificare, senza prove convincenti, ora con un Publio Vedio, publicanus (appaltatore di imposte pubbliche) amato dalle matrone, di cui ha lasciato una testimonianza Cicerone (Ad Atticum VI, 1, 25), ora con un Vedio Pollione (secondo alcuni studiosi lo stesso personaggio di cui parla Cicerone), che Tacito ricorda come cavaliere di umili origini dedito al lusso (Annales I, 10; XII, 60); Porfirione (commentatore di Orazio vissuto nel III secolo d.C.) pensava a Pompeo Mena o Menodoro, liberto e comandante della flotta di Sesto Pompeo, che egli tradì per due volte passando dalla parte di Ottaviano. e letteratura A prescindere dalla reale identità del personaggio della cui esistenza non c è motivo di dubitare perché si trattò molto probabilmente di «un individuo ben determinato (A. Cavarzere), il parvenu contro cui si scaglia Orazio rinvia a un tipo comune della società contemporanea, sul cui ritratto hanno probabilmente influito alcuni modelli della tradizione letteraria. Già il paragone iniziale, che pone il lettore dinanzi a due figure emblematiche (il lupo e l agnello) rinvia a Iliade XXII, 263-264, dove è descritta l ostilità fra 250 Achille ed Ettore; l immagine del liberto «bruciato nei fianchi dalle sferze (v. 3) risale ad Anacreonte («lo frustarono sul dorso con cinghie dure , fr. 82, 8 Gentili, trad. G. Guidorizzi); mentre a Catullo rinvia la descrizione iperbolica dell incedere vanaglorioso e impettito del liberto al v. 5 («Passeggia pure superbo ), che ricorda il carme 29, 6-8: «E lui grondando superbia / passerà per i letti di tutti / come un piccioncino o un Adone? (trad. G. Paduano). La componente moralistica Queste tracce di carattere prettamente letterario si uniscono a riflessioni moraleggianti di stampo diatribico. Così, per esempio, al v. 6 Orazio dichiara, in forma lapidaria, che «la fortuna non muta la stirpe . Si tratta di un verso d impronta gnomica, caratterizzato da un violento sarcasmo, che si ricollega a un tema comune nella tradizione diatribica, poi ripreso dalla letteratura protreptica (cioè di esortazione alla filosofia): la contrapposizione fra ty`che e tèchne, ossia tra fortuna e cultura , fra beni transeunti (come la ricchezza) e beni duraturi (i soli che possano garantire un autentico cambiamento di ge nus). Tale dimensione moraleggiante è ulteriormente sottolineata dal fatto che lo sdegno è soggetto dei vv. 9-10 («[vedi] come lo sdegno senza limiti / fa voltare di qua e di là gli sguardi dei passanti? ): un impiego astratto del termine, che sembra costruire una prosopopea* dello sdegno del poeta e della gente per questo bellimbusto e per la categoria sociale che egli rappresenta, enfatizzandone la coralità sociale.

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea