VERBUM DE VERBO - Carpe diem

L ET DI AUGUSTO in breve Nelle sue Odi Orazio à L esistenza umana tra vizi e valori positivi Dalla coscienza dell ineluttabilità della morriflette su vizi e virtù degli te e dalla necessità di ricercare la felicità soltanto attraverso la saggezza discende la valutaziouomini. I vizi derivano ne ora severa, ora ironica dei più comuni vizi umani. dalla corruzione degli antichi valori tradizionali. Nell ode II, 15 Orazio compiange lo sfarzo della Roma contemporanea in contrapposiLe virtù sono l otium e zione alla frugalità della società antica; nell ode II, 18 l aspirazione alla costruzione di grandi la frugalità: consapevole dimore è descritta da Orazio come la più vuota delle ambizioni umane. I vizi sono spesso della brevità della vita, inquadrati nella cornice delle guerre civili e indagati nella loro genesi storica: questo è per Orazio invita a far proprio il principio del carpe esempio il motivo centrale dell ode III, 6, in cui Orazio osserva amaramente come il tempo diem, godendo dei abbia svilito e svuotato i princìpi morali della Roma arcaica. Una degenerazione che tocca piaceri che offre concretamente la vita dei singoli individui: è il caso di Iccio, personaggio descritto nell ode I, il presente. Testo PLUS Integer vitae scelerisque purus 29, prima dedito alla filosofia stoica e poi attratto dal desiderio di facili guadagni. I valori che Orazio, invece, difende sono l otium (II, 16), il consilium (III, 4) e la frugalità (I, 22; III, 23). Essi rinviano a una concezione epicurea della vita, tesa al raccoglimento interiore e al rifiuto delle vanità. Attenendosi agli insegnamenti del filosofo greco Epicuro (341-270 a.C.), Orazio riconosce quanto sia rischioso proiettare speranze eccessive in un domani che sfugge al nostro controllo (II, 11). Ecco perché egli invita i suoi lettori a godere dei piaceri presenti (formulando la celebre esortazione carpe diem nell ode I, 11 à T13) e a convivere coraggiosamente con la certezza della morte e con l accettazione della fugacità del tempo umano. Quest ultimo è ingiustamente breve rispetto al tempo ciclico della natura (I, 4; I, 11; IV, 7; IV, 12), realtà scalfita dai secoli con estrema lentezza e, per questo, fatta oggetto di un assorta contemplazione da parte del poeta: si giustifica così lo splendido paesaggio romano dominato dall innevato monte Soratte nell ode I, 9 (à T12). I piaceri di cui parla à La tematica conviviale Quanto ai piaceri, Orazio suggerisce di selezionarli con severità Orazio sono il vino, e disciplina: gli unici che a suo avviso possano alleviare gli affanni dell uomo, purché vi l amicizia e l amore, si faccia ricorso con moderazione, sono il vino, l amicizia e l amore. così che il convie il banchetto è l occasione in cui to occasione in cui i tre piaceri possono convergere in armonia diventa per Orazio un poterne godere assieme. momento felice. Si tratta di uno scenario carico di risonanze letterarie (già celebrato dalla poesia simposiale greca), in cui Orazio si atteggia, senza presunzione, a consigliere morale dei convitati, anche nei confronti di personaggi più illustri. I motivi per riunirsi e stare insieme sono diversi: si può festeggiare il ritorno di qualcuno da un viaggio (I, 36; II, 7 à T17) oppure gioire per un evento cruciale, come il brindisi per la morte di Cleopatra nell attacco dell ode I, 37 (à T16). Indipendentemente dall occasione, condizione imprescindibile perché il banchetto riesca bene è, secondo Orazio, che non si parli di argomenti alti o difficili (III, 19): l unico tema ammesso è l amore (I, 27). verbum de verbo / Carpe diem / Tratta dal v. 8 dell ode I, 11 a Leucònoe (à T13), è la più celebre massima di Orazio e di tutta la poesia latina. L espressione è comunemente intesa come un invito a cogliere la giornata come un fiore , godere o gustare del giorno come di un frutto . Tuttavia, prima di Orazio, carpo era un verbo assai raro e aveva un valore quasi esclusivamente traumatico: lacerare poco a poco prendere a spizzico , spilluzzicare (da qui, per traslato, staccare una giornata 230 [dal tempo] ). Tale sfumatura, meno nota, risuona anche nel verso di Orazio: al tempo che fugge (invida aetas), «bisogna strappare, giorno per giorno, il breve spazio dell oggi (A. Traina). A questa interpretazione si può affiancare anche un altra suggestiva proposta di lettura, che vede in diem un riferimento al tempo considerato nella sua totalità, da scandire o «sgranare nelle sue porzioni puntuali, le ore, gli «atomi di vita (G. Mazzoli).

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea