Tua vivit imago - volume 2

L autore Virgilio cartaginese è forte e coraggiosa. Un profilo femminile che ricorda molto Pentesilea, la regina delle Amazzoni uccisa da Achille. Non a caso, quando Camilla appare sul campo di battaglia, è accolta come un Amazzone («In mezzo agli eccidi, Amazzone, esulta, / un solo lato del petto per combattere, la faretrata Camilla , vv. 648-649); è descritta come una furia mentre compie le sue imprese belliche («la crudele rovina , v. 792); una lunga serie di aggettivi delinea il suo profilo straordinario poco prima di andare incontro alla morte: «vergine fiera (v. 664), «furente (v. 709), «impavida (v. 711), «veloce (v. 760), «furente (v. 762), «vittoriosa (v. 764), «cacciatrice (v. 778). Un ritratto dominante rispetto a quello, sbiadito, di Arrunte, descritto in modo negativo. L uccisore di Camilla è «silenzioso (v. 763), «perfido (v. 767), «atterrito (v. 806); il suo agire è ingannevole («insidia la veloce / Camilla , vv. 761-762; «là di nascosto il giovane volge le celeri briglie , v. 765), i suoi pensieri miserabili: «oscuro (v. 793), egli spera di guadagnare fama con altre imprese («Non chiedo / le spoglie e il trofeo della vergine sconfitta; le altre / imprese mi daranno fama , vv. 790-792, espressione carica di sarcasmo, in quanto già usata da Virgilio in Eneide VIII, 287-288 per descrivere il trionfo di Ercole su Caco). Camilla è quindi una figura nobile che muore per mano di un vile nemico. Virgilio la considera un eroina, una grande guerriera, una fanciulla destinata alla gloria: definita più volte «vergine (vv. 664, 676, 762, 778), dopo il colpo mortale infertole da Arrunte è detta «regina (v. 805). Labor estetico Nel brano sono giustapposte sequenze descrittive ben distinte. Nei vv. 768-777 lo sguardo di Virgilio si posa sulle vesti preziose di Clòreo: l uso insistito di un lessico prezioso e ricercato esprime la forte attrazione che esse esercitano su Camilla. Nei vv. 785-793 trova sviluppo la preghiera di Arrunte, ove qualche segnale sembra anticipare il tragico epilogo della vicenda (per esempio, al v. 759 Arrunte è detto «predestinato ). I vv. 799-808 sono dedicati al colpo fatale inferto da Arrunte a Camilla e alla fuga dell uomo; vi fa seguito una lunga metafora* di matrice omerica (vv. 809-815), prima che il poeta torni a Camilla moribonda e alle sue estreme parole (vv. 823-827). Parole sintetiche, chiuse da un lapidario «addio (v. 827), che non fanno pensare a una preoccupazione della giovane donna per sé stessa, ma al suo solerte desiderio di vedere salva la propria gente. Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. Individua e spiega i tratti specifici con cui è descritta Camilla, una sorta di antica virago. 2. Perché, pregando Apollo, Arrunte definisce Camilla «vergogna e «rovina ? 3. Evidenzia tutti i punti del testo in cui viene messo in evidenza il carattere vile di Arrunte. COMPETENZE ATTIVE Per confrontare Ne quid nimis, scrive Terenzio nell Andr a (I, 1-34) traducendo il medèn àgan che era il motto scolpito nel tempio di Apollo a Delfi e attribuito al dio stesso, niente di troppo . Questa potrebbe essere infatti la chiave di lettura delle vicende di Camilla, di Eurìalo e di Turno. Si tratta di personaggi che, vittime della loro ambizione e dimostratisi incapaci di tenere a freno i propri desideri, incorrono nella punizione di una morte che avrebbero potuto ritardare. il caso di Camilla, che per vanità vuole l armatura di Clòreo, ma anche di Eurìalo, che, impedito dall impaccio del bottino raccolto nel campo nemico, non riesce a sfuggire ai troiani che l hanno scoperto. Anche Turno, dopo aver ucciso Pallante, cede al desiderio di impossessarsi del suo bàlteo, la cui vista, suscitando lo sdegno di Enea, sarà causa della sua uccisione da parte dell eroe troiano, che gli avrebbe altrimenti risparmiato la vita. Alla luce della distanza culturale che si interpone fra noi e gli antichi, è giusto chiedersi se abbia ancora un valore positivo il medèn àgan (ne quid nimis) che, biasimando l incapacità di reprimere i desideri eccessivi e le ambizioni smodate, ci esorta ad accontentarci di quello che abbiamo, con la prospettiva di vivere una vita più tranquilla e serena. Rifletti su questi spunti che offrono i testi virgiliani, condividendo le tue osservazioni con i compagni di classe in un confronto moderato dal docente. 183

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Età augustea