T25 LAT - Lo scontro finale fra Enea e Turno

L ET DI AUGUSTO T25 Lo scontro finale fra Enea e Turno tratto da Eneide XII, 928-952 latino L immagine conclusiva dell Eneide è una scena di morte: Enea uccide Turno. Un epilogo terreno cruento, preceduto, però, da una fine più ottimistica in cielo, dove Giunone ha abbandonato la propria ostilità verso i Troiani, preconizzando la loro fusione con i Latini e glorificando la pietas come virtù precipua del popolo romano. I versi qui riportati immediatamente successivi al momento in cui Enea ha vibrato la sua arma fatale contro Turno vedono quest ultimo giacere a terra ferito, piegato sulle ginocchia, nella posa di un supplice. Le sue parole sembrano inizialmente fare breccia nel cuore di Enea, non indifferente alla preghiera del nemico. Tuttavia, alla vista improvvisa del bàlteo di Pallante (à T26), che Turno indossa come simbolo trionfale della sua vittoria sul giovane guerriero, Enea sente riaffiorare, ardente, il desiderio di vendetta e ritrova così il coraggio di uccidere l avversario. Metro: esametri 930 935 940 Consurgunt gemitu Rutuli totusque remugit mons circum et vocem late nemora alta remittunt. Ille humilis supplex oculos dextramque precantem protendens «Equidem merui nec deprecor inquit; «utere sorte tua. Miseri te si qua parentis tangere cura potest, oro (fuit et tibi talis Anchises genitor) Dauni misere re senectae et me, seu corpus spoliatum lumine mavis, redde meis. Vicisti et victum tendere palmas Ausonii vide re; tua est Lavinia coniunx, ulterius ne tende odiis . Stetit acer in armis Aeneas volvens oculos dextramque repressit; et iam iamque magis cunctantem flectere sermo coeperat, infelix umero cum apparuit alto balteus et notis fulserunt cingula bullis 928-929. Consurgunt remittunt Balzano con un gemito i Rutuli e tutto il monte riecheggia intorno e i boschi profondi rimandano per ampio tratto l eco . remu git: composto di mugio, designante propriamente il muggito dei buoi; ha valore onomatopeico, amplificato dalla ricorsività allitterante di u e m. 930-938. Ille humilis odiis Quello, da terra, tendendo supplice lo sguardo e la destra a pregare: «Sì, l ho meritato e non imploro salvezza disse; «usa la tua sorte. Ma se qualche pensiero di un padre sventurato può toccarti, ti prego (anche tu avesti un tale padre, Anchise), abbi pietà della vecchiezza di Dauno, e, se tu preferisci il mio corpo spogliato del- 184 Co nsu rgu nt ge m tu Ru tu l , | to tu sque re mu g t ! repetita iuvant p. 186 à la sua vita, rendimi ai miei. Hai vinto e gli Ausoni mi hanno visto, vinto, tendere le mani; Lavinia è tua sposa, non spingerti oltre con l odio . precantem: participio presente da precor, è grammaticalmente connesso a dextram, ma concettualmente riferito a oculos. protendens: da questo participio dipendono, per zeugma, sia oculos che dextram. Equidem: è asseverativo-limitativo e rimarca il valore di merui (indicativo perfetto di mereo). Miseri te potest: protasi di un periodo ipotetico dell oggetività (si qua = si aliqua), la cui apodosi è oro. misere re: imperativo di misereor. vide re: forma equivalente a vide runt; introduce l oggettiva tendere palmas del v. 936 (con sottinteso il soggetto me). ne tende: imperativo negativo. 938-944. Stetit gerebat Ristette, aspro in armi, Enea, facendo ruotare gli occhi, e trattenne la destra; e ormai il discorso cominciava a piegare [lui] e a farlo esitare, quand ecco apparve sulla spalla il bàlteo fatale e rifulse la cintura dalle borchie note del giovane Pallante, che Turno aveva vinto con una ferita e abbattuto, e portava sulle spalle come trofeo del nemico . in armis: equivale ad armatus. infe lix: ha valore causativo ( che è causa di sfortuna ) ed è ben rilevato dall iperbato* e dall enjambement* rispetto a balteus con cui è concordato. cingula: plurale poetico. notis bullis: ablativo di qualità.

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea