Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 250 255 260 Aeneas matri Eumenidum magnaeque sorori ense ferit sterilemque tibi, Proserpina, vaccam. Tum Stygio regi nocturnas incohat aras et solida imponit taurorum viscera flammis, pingue super oleum fundens ardentibus extis. Ecce autem, primi sub limina solis et ortus, sub pedibus mugire solum et iuga coepta moveri silvarum visaeque canes ululare per umbram adventante dea. «Procul o procul este, profani conclamat vates, «totoque absistite luco; tuque invade viam vaginaque eripe ferrum: nunc animis opus, Aenea, nunc pectore firmo . Tantum effata furens antro se immisit aperto; ille ducem haud timidis vadentem passibus aequat. sterilemque vaccam: una vacca sterile perché Proserpina, figlia di Giove e di Cerere, rapita da Plutone che la sposò e la fece regina dell Averno, è infeconda. 252-254. Tum Stygio extis Stygio regi: Plutone, detto Stigio dal nome di uno dei fiumi infernali (Stige). nocturnas aras: comincia a innalzare are notturne . solida viscera: era usanza ardere tutta la carcassa dell animale alle divinità infernali, senza che rimanessero parti da mangiare. ardentibus extis: ablativo assoluto ( mentre ardono le viscere ). 255-258. Ecce autem adventante dea Ecce autem ortus: ed ecco, sulla soglia del primo sole e del suo sorgere . coepta: perfetto indicativo (è sottinteso sunt) da cui dipendono ad sensum gli infiniti mugire e moveri. adventante dea: all arrivo della dea , ablativo assoluto. La dea è Ecate: al suo arrivo presso l altare si verificano fenomeni particolari, come normalmente accadeva con le ierofanie (il suolo muggisce, le cime degli alberi si scuotono, le cagne nere ululano nell ombra). 258-263. Procul aequat Procul luco: state lontano, lontano, o profani allontanatevi da tutto il bosco . La sacerdotessa lascia entrare nell Averno soltanto Enea, in quanto in possesso di un ramo d oro che ha colto per ordine della Sibilla e che deve donare a Proserpina; tutti i non iniziati sono respinti. opus: occorre, c è bisogno , con sottinteso est, è costruito con l ablativo. Tantum aper to: avendo così parlato, come una furia si spinse nell antro aperto ; antro equivale a in antrum. haud timidis passibus: litote* ( con passi non timorosi ). Analisi del testo La discesa agli Inferi nella tradizione greca Il viaggio di Enea negli Inferi si inscrive nel solco di una tradizione molto ampia, che vede grandi eroi del mito Odìsseo, Ercole, Tèseo, rfeo, dipo godere di un grande privilegio: scendere nel regno dei morti per riemergerne incolumi. Il fine ultimo di queste catàbasi è la conoscenza di una verità su di sé, l accesso a uno sguardo sul futuro. L archetipo classico di tale tòpos si trova nell undicesimo libro dell Odissea, dove la maga Circe esorta Odìsseo a consultare il defunto indovino Tiresia. L episodio è ricco di elementi ripresi, qui, da Virgilio: fra questi, per esempio, il compimento di riti indicati dalla stessa maga a Odìsseo, l offerta di libagioni in onore dei morti e lo sgozzamento di un agnello e di una pecora. C è però una differenza sostanziale tra l episodio omerico e la rielaborazione virgiliana: mentre in 162 Virgilio Enea affronta una vera e propria discesa agli Inferi, in Omero troviamo un evocazione delle anime dei defunti (la cosiddetta nèkyia), che lasciano le loro sedi oscure per raccogliersi intorno al sangue versato delle vittime sacrificali. Catàbasi e promesse di gloria Virgilio decide di non celebrare Augusto in forma diretta, sia per non incorrere in accuse di vile servilismo, sia perché l età a lui contemporanea non è del tutto scevra da momenti di crisi e di ostilità. Ne discende nell Eneide la predominanza assoluta di due dimensioni temporali, ciascuna dotata di una specifica funzione: il passato e il futuro. Il passato non è soltanto associato alle origini arcaiche di Roma, ma è anche lo spazio temporale dei ricordi privati di Enea; ricordi che sono spesso causa di dolore, nella misura in cui fanno riaf-

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Età augustea