Contesti d’arte - volume 1

Il Romanico veneto

San Zeno Maggiore a Verona 

La declinazione modenese del Romanico lombardo serve da modello per la costruzione della Basilica di San Zeno Maggiore a Verona, eretta tra il 1120 e il 1138 sul luogo di un'antica chiesa benedettina dove si conservavano le reliquie di san Zeno, martirizzato nel 308.
L'esempio della Cattedrale di Modena è particolarmente evidente nella facciata a salienti, nel portale incorniciato da un protiro retto da leoni stilofori e nella decorazione creata dalla sequenze di bifore che simulano una loggia, continuando anche nei fianchi dell'edificio. A differenza però della cattedrale di Modena, le bifore hanno dimensioni ridotte e uno spiccato verticalismo, accentuato anche dalle sottili colonnine binate che le spartiscono.
In tutta la facciata di San Zeno è ridotto l'effetto chiaroscurale dei pieni e dei vuoti, a favore di un'elegante policromia creata dall'uso di materiali diversi, il tufo, il marmo rosa e i mattoni: quest'alternanza materica e cromatica testimonia l'importanza degli esempi architettonici della vicina Venezia (39). Ai lati del protiro e nella lunetta al di sopra del portale si dispiega una decorazione scultorea a rilievo, perfettamente integrata nell'architettura ed eseguita da Nicholaus, uno dei maestri della scultura romanica ( p. 385).
L'interno è a pianta basilicale, senza transetto, ma come tipico delle chiese romaniche si sviluppa su tre diversi livelli: la chiesa vera e propria, a tre navate divise da pilastri cruciformi alternati a colonne (40-41); la grande cripta sottostante, a nove navate; il presbiterio che, come a Parma e a Modena, è notevolmente sopraelevato rispetto al piano basilicale ed è raggiungibile grazie a due scale che lo collegano alle navate laterali.
Verso la fine del XIV secolo viene ricostruita l'abside e se ne alterano le proporzioni originarie in vista di una struttura più slanciata. In questa occasione si realizza anche il nuovo tetto in legno dalla vivace policromia: questa copertura è detta carenata perché la sua forma deriva dalla carena di una nave, cioè la parte immersa dello scafo.

Basilica di San Marco a Venezia

Risale al 1063 l'inizio dei lavori per la nuova basilica di Venezia, dedicata al santo patrono, l'evangelista Marco, di cui la città conserva le reliquie del corpo, trafugato nell'828 da Alessandria d'Egitto e trasportato a Venezia da due mercanti. In posizione strategica, affacciata sull'Adriatico e vicina alla costa dalmata, Venezia era una città ricca e cosmopolita, che commerciava con tutto l'Oriente allora conosciuto. In epoca altomedievale accolse i Bizantini in fuga dall'esarcato di Aquileia e Ravenna, spinti dall'occupazione longobarda della terraferma. In epoca romanica, ormai affrancata dalla politica di Bisanzio, con cui manteneva comunque continui rapporti, era retta dai dogi (dal latino dux).
In rivalità con il porto di Ancona e soprattutto con Pisa e Genova per il dominio dei commerci marittimi, Venezia decise di innalzare la sua grandiosa basilica nello stesso periodo in cui a Pisa veniva edificato il duomo. Nacque così un monumento che non ha paragoni nel panorama dell'architettura medievale, perché riassume in sé importanti caratteristiche degli edifici romanici ma mostra al contempo più di una suggestione derivata dal mondo bizantino, islamico e mediorientale.
La chiesa fu consacrata nel 1094, ma i lavori proseguirono fino al XV secolo, rendendo San Marco un monumento unico nel suo genere: il lunghissimo processo di edificazione spiega perché elementi tipici dell'arte bizantina – la pianta a croce greca, l'iconostasi (la struttura che divide il presbiterio dalle navate) e i mosaici – si sovrappongano a elementi romanici, come gli archi a tutto sesto e l'ampia cripta, e poi a caratteristiche delle epoche successive, come le cupole a bulbo del XIII secolo, che ricoprirono le originarie cupole a calotta (emisferiche e bizantine).
L'esterno era in origine in mattoni; solo a partire dal XIII secolo fu rivestito di marmi e mosaici, i più antichi dei quali erano stati portati direttamente da Costantinopoli nel 1204, quando Venezia aveva conquistato la capitale dell'Impero d'Oriente e l'aveva spogliata di tesori e materiali preziosi. La facciata, traforata da arcate e movimentata da un coronamento a pinnacoli (elementi decorativi a punta), è caratterizzata da forti chiaroscuri: le colonne e i pilastrini mascherano i pesanti sostegni delle cinque porte, dando a tutto l'insieme un aspetto leggerissimo (42).
La pianta a croce greca (43), rara in Italia, si ispira direttamente, con alcune modifiche, a quella della Basilica degli Apostoli a Costantinopoli (distrutta dopo la conquista ottomana del 1453), che custodiva le spoglie degli imperatori bizantini ed era stata voluta dall'imperatore Teodosio I. Però, a differenza del modello bizantino, a Venezia la croce greca non è perfetta: lo schema orientale si fonde infatti con quello occidentale e presenta tre absidi nel coro, e un braccio, quello longitudinale, più lungo. Un vasto porticato, in cui, nei secoli, furono ricavate numerose cappelle, circonda il braccio occidentale dell'edificio e funziona da facciata.
L'edificio presenta cinque maestose cupole, una centrale, all'incrocio dei bracci, e una su ciascuno di essi: le ampie proporzioni sono nuove per la Penisola italiana, dove da secoli non si costruivano cupole così grandi. Sono disposte a forma di croce e, all'interno, si appoggiano a pilastri collegati da archi e volte, creando una complessa articolazione di volumi, di pieni e di vuoti, e dando l'impressione di essere sospese sugli anelli di luce creati dalle finestre.
Nel corso di almeno tre secoli, grazie al lavoro di botteghe e maestranze differenti, l'interno (44) fu decorato da oltre 8000 metri quadrati di mosaici che formano un vastissimo ciclo iconografico: esso procede dall'abside verso la facciata e accentua i legami tra la Basilica di San Marco e le chiese bizantine.
Fra i mosaici più antichi, spiccano quelli del presbiterio e dell'atrio, del 1085 circa, e quelli della cupola  dell'Ascensione (45), al centro dell'edificio. Questi ultimi in particolare, risalenti alla seconda metà del XII secolo, mostrano una spiccata vivacità espressiva. Al centro del cerchio stellato campeggia la figura di Cristo su un arcobaleno, mentre angeli in volo lo portano verso l'alto; gli apostoli, la Vergine e due angeli sono invece raffigurati nella zona inferiore, quella che corrisponde alla vita terrestre, simboleggiata dagli alberi. Al di sotto, tra le finestrelle, sono raffigurate sedici fanciulle danzanti che, nell'iconografia romanica, rappresentano le virtù e le beatitudini. I corpi di tutte le figure sono classici e monumentali, i colori estremamente raffinati ed eleganti.

GUIDA ALLO STUDIO
Il Romanico settentrionale
  • Influssi provenienti dalla Francia e dalla Germania
  • Forme nuove o reinterpretate
  • Facciata a salienti, arcatelle e loggette esterne, protiro

Edifici principali in Lombardia ed Emilia

  • Sant’Ambrogio a Milano
  • San Michele Maggiore a Pavia
  • Sant’Abbondio a Como
  • Duomo di Parma e Duomo di Modena

Edifici principali in Veneto

  • San Zeno Maggiore a Verona
  • San Marco a Venezia

Contesti d’arte - volume 1
Contesti d’arte - volume 1
Dalla Preistoria al Gotico