Dai fatti alla Storia - volume 1

SEZIONE B | LA TRANSIZIONE ALLA MODERNIT tari con estesi domini nel Nord della Svizzera. Proprio partendo da questa solida base Rodolfo aspirò a una rinnovata ambizione imperiale. La sua strategia politica mirò in primo luogo al rafforzamento della posizione dell imperatore e delle sue prerogative nell area tedesca, impegnandosi a riottenere alcuni territori che i feudatari avevano sottratto alla corona negli anni precedenti. Ristabilì, inoltre, il diritto dell imperatore all esercizio della giustizia, attributo regio per eccellenza, anch esGli imperatori di maggior rilievo (XIII-XV secolo) so usurpato dai signori locali. Rodolfo fu anche in grado di Imperatore Casata Date di regno fronteggiare le forze feudali centrifughe, reprimendo episoRodolfo I Asburgo 1273-91 di di banditismo organizzati in funzione antimperiale. Alberto I Asburgo 1298-1308 L azione di Rodolfo incontrò anche seri ostacoli, come Enrico VII Lussemburgo 1308-13 dimostrò la lotta che dovette intraprendere contro il re di Boemia Ottocaro. Questi era un elettore e aspirava al titolo Ludovico IV il Bavaro Wittelsbach 1314-47 imperiale, perciò non riconobbe la nomina del rivale e si Carlo IV Lussemburgo 1346-78 rifiutò di restituirgli i feudi di Austria, Stiria e Carinzia. Solo Sigismondo Lussemburgo 1411-37 dopo aver sconfitto militarmente il rivale nel 1278 Rodolfo Federico III Asburgo 1440-93 riuscì a tornare in possesso di quei territori e ne fece il punMassimiliano I Asburgo 1493-1519 to di partenza per costituire un patrimonio territoriale dinastico, creando il Ducato d Austria che assegnò al proprio figlio. In tal modo Rodolfo poneva le basi per fornire alla propria discendenza la possibile successione al titolo imperiale. Il fatto di concentrare le energie nell area germanica ebbe ripercussioni sulle ambizioni universalistiche imperiali. L area italiana dell Impero fu affidata a vicari e sostanzialmente abbandonata da Rodolfo: il titolo di re dei Romani , che gli imperatori adottavano al momento dell elezione, non restituiva l autentica realtà di un potere ormai limitato esclusivamente alla parte germanica. L imperatore Enrico (o Arrigo, come lo chiamava Dante) VII, impegnato nelle guerre tra feudatari italiani, porta la pace tra due famiglie milanesi (miniatura trecentesca). LA FINE DELLE AMBIZIONI UNIVERSALISTICHE Qualche anno dopo la morte di Rodolfo, nel 1298 venne eletto al trono imperiale suo figlio Alberto I d Asburgo, che seguì la linea politica avviata dal padre. Nel 1308 il titolo imperiale passò alla casata di Lussemburgo con Enrico VII, che dovette affrontare ancora le sempre vive tendenze autonomistiche della feudalità. La sua debolezza politica, dovuta soprattutto alla scarsa consistenza dei suoi domini territop riali, lo indusse a cercare nell incoronazione papale la consacrazione con cui legittimarsi e per questo motivo scese in Italia nel 1310. L evento provocò gli entusiasmi e le attese di quanti, come Dante Alighieri, auspicavano un autorità imperiale indipendente da quella ecclesiastica e in grado di mettere pace fra i comuni, allora nel pieno della lotta tra le fazioni guelfa e ghibellina (> C4.2). Dopo aver ottenuto la corona di re d Italia nel 1311, Enrico pose dei limiti alle autonomie cittadine sostenendo le forze ghibelline in opposizione al suo principale nemico, il re di Napoli Roberto d Angiò (> C4.5). Consacrato imperatore, nel 1313 Enrico intraprese un azione militare contro l Angiò, ma fu colto da morte improvvisa. Dopo le consuete contese per l elezione a imperatore, nel 1314 salì al trono Ludovico IV, detto il Bavaro perché appartenente a una casata, quella dei Wittelsbach, di feudatari della Baviera. Anch egli aveva forti ambizioni universalistiche, che trovarono sostegno ideologico proprio nelle teorie di Marsilio da Padova: il primato dell autorità imperiale in quanto emanazione del popolo e la difesa dell autonomia della sfera politica da quella spirituale. 214 77636R_0000E01_INTE_BAS@0214.pgs 15.09.2021 15:39

Dai fatti alla Storia - volume 1
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Dal Medioevo all'Età moderna