3. Lo stile

L autore Cesare in breve 3. Lo stile La sintassi Obiettivo primario della narrazione di Cesare è l oggettività: a tale scopo egli ricorre, nei suoi commentarii, alla terza persona e a uno stile asciutto e il più possibile limpido e chiaro. Il periodare è lineare, con una preferenza per la paratassi* rispetto all ipotassi*; alle subordinate esplicite Cesare preferisce le forme participiali come l ablativo assoluto, usato con grande abbondanza, e il participio congiunto. Le sue frasi per lo più sono brevi e si riscontra frequentemente l ellissi del verbo. Ricorrenti sono i nessi sintetici, quasi formulari, come his rebus cognitis ( sapute queste cose ) o certior factus ( reso edotto ). In generale le scelte stilistiche e sintattiche sono abilmente piegate alle necessità espressive della pagina: se di norma egli predilige l oratio obliqua per i discorsi, non disdegna però l oratio recta dove vuole rendere la drammaticità o la straordinarietà della situazione, come nel feroce discorso di Critognato, il capo arverno che, durante l assedio di Alesia, esorta i suoi compagni a cibarsi dei loro stessi concittadini: «Quale è dunque la mia proposta? Fare quello che i nostri antenati fecero nella guerra contro i Cimbri e i Téutoni, che pure non era pari a questa: essi, chiusi nelle città di fronte a una carestia simile alla nostra, tirarono in lungo la loro vita nutrendosi delle carni di quelli che non sembravano atti alle armi, ma non si arresero ai nemici (De bello Gallico VII, 77, trad. F. Brindesi). La sintassi di Cesare Il lessico Dal punto di vista lessicale è evidente una tendenza alla normalizzazione e alla semplificazione: Cesare evita tutti i vocaboli da lui ritenuti riferibili sia a un registro troppo alto, come arcaismi o termini poetici, sia a uno troppo basso, come i colloquialismi. Inoltre egli non teme le ripetizioni, anzi, per maggiore chiarezza e semplicità, preferisce utilizzare le stesse parole per lo stesso oggetto, piuttosto che variare. La lingua di Cesare si caratterizza inoltre, in conseguenza dell argomento, per la notevole frequenza con cui ricorrono i termini tecnici del linguaggio militare (per esempio acies, agmen, castra, legio). Il registro medio Uno stile essenziale, esempio di classicità Se si confrontano i due commentarii, lo stile del De bello civili risulta più complesso, con una maggiore ricchezza di figure e di ornamenti retorici: il coinvolgimento dell autore si esprime attraverso una più intensa drammaticità del racconto. Ma in generale, nella sua linearità ed essenzialità, lo stile di Cesare rappresenta uno degli esempi più perfetti della classicità latina, tanto che Cicerone nel Brutus (262) definirà i commentarii «davvero degni di ogni elogio: infatti sono scritti in uno stile semplice, schietto e leggiadro, senza alcun ornamento retorico, simili a un corpo cui sia stato tolto il vestito (trad. G. Norcio), aggiungendo infine: nihil est enim in historia pura et inlustri brevitate dulcius, «nella storia infatti non c è nulla di più gradito della semplice e lucida brevità . Lo stile dei è chiara, concisa e paratattica, ma capace di trasmettere l eccezionalità di alcune situazioni. indulge spesso a ripetizioni e a termini propri del linguaggio militare. commentarii è semplice, schietto, privo di ornamenti retorici. à Joseph Court, La morte di Giulio Cesare, 1827. Montpellier, Musée Fabre. 701

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.