Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI Analisi del testo L utilità della filosofia per lo Stato e la comunità Nel proemio al II libro del De divinatione, Cicerone giustifica la propria scelta di dedicarsi alla filosofia mettendo in risalto l utilità pedagogica che dalla sua produzione scritta la res publica può trarre: quod enim munus rei publicae afferre maius meliusque possumus, quam si docemus atque erudimus iuventutem, his praesertim moribus atque temporibus, quibus ita prolapsa est, ut omnium opibus refrenanda atque coercenda sit?, «quale servizio maggiore o migliore, in effetti, io potrei rendere alla mia patria, che istruire e formare la gioventù, specialmente in questi tempi di corruzione morale in cui è talmente sprofondata da rendere necessario lo sforzo di tutti per frenarla e ridarle il senso del dovere? (rr. 6-9). Con la produzione filosofica Cicerone mostra di rimanere legato alla comunità, alla quale, rivolgendosi in particolare ai giovani, vuole dare nuove basi etico-culturali. Volendo mettere a frutto e comunicare agli altri le nozioni filosofiche apprese nell arco dell intera sua vita, Cicerone dimostra che l apprendimento si realizza pienamente solo se esso può avere un utilità sociale (cfr. De finibus III, 66, «non è facile trovare uno che non trasmetta a un altro ciò ch egli stesso sa; così siamo propensi non solo a imparare ma anche ad insegnare ). Una parentesi di ottimismo? Alcuni studiosi, tra i quali il grande filologo Sebastiano Timpanaro (19232000), ritengono che il proemio al secondo libro del De divinatione sia stato composto subito dopo l uccisione di Cesare alle idi di marzo del 44 a.C., e che a questo si debba il tono ottimistico, diverso da quello che caratterizza la produzione ciceroniana degli ultimi anni: «il tono prevalente è gioioso per la riconquistata libertà e fiducioso in una rigenerazione etico-politica di quei giovani che sono, sì, gravemente disorientati o addirittura corrotti, ma possono essere rieducati a divenire classe dirigente della Repubblica risorta [ ]; Cicerone si rivolge direttamente a un élite giovanile; ma questi pochi, a loro volta, potranno diffondere i princìpi sani anche fra gli altri . L ottimismo, però, era destinato a durare poco, dal momento che i successivi avvenimenti e sviluppi politici e le loro ricadute sulle sue stesse vicende biografiche lo avrebbero presto portato a una repentina disillusione. Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. 2. 3. 4. In che modo Cicerone afferma di essersi reso utile allo Stato anche durante il periodo di otium forzato? A chi era rivolta la sua attività? Con quale scopo? Qual è, oltre a quello civile, il valore pratico dell opera filosofica di Cicerone? Dopo aver letto l analisi al passo e la teoria del filologo Sebastiano Timpanaro sulla data di composizione del proemio qui proposto, rintraccia nel testo alcuni elementi che possono supportare questa teoria. COMPETENZE ATTIVE cazion CA e CIVI Per confrontare La dimensione dell otium come momento di ripiegamento su sé stesso dell uomo di Stato che viene estromesso dalla vita attiva ha caratterizzato la biografia di tanti politici. Nel testo che hai letto la tensione etica impone a Cicerone di scrivere per continuare a rendere un servizio alla patria; riguardo alla forza della scrittura il poeta Franco Fortini (1917-1994), subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dice: «Con cautela, guardando / ora i tegoli battagliati [a causa del temporale] ora la pagina secca [vuota], / ascoltavo morire / la parola d un poeta o mutarsi / in un altra, non per noi più, voce. Gli oppressi / sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli / parlano nei telefoni, l odio è cortese, io stesso / credo di non sapere più di chi è la colpa. // Scrivi mi dico, odia / chi con dolcezza guida al niente / gli uomini e le donne che con te si accompagnano / e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici / scrivi anche il tuo nome. [ ] La poesia / non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi (F. Fortini, Traducendo Brecht, in Poeti italiani del Novecento, a cura di P.V. Mengaldo, Mondadori, Milano 1995). Nonostante nel mondo sia svanita ogni certezza, l invito che il poeta, nel finale, fa a sé stesso è quello di continuare a scrivere e a far sentire la propria voce: Fortini è consapevole del ruolo civile del poeta, che non può e non deve rinunciare a scrivere e a denunciare, ma al tempo stesso esita e teme che, nella realtà a lui contemporanea, la poesia si riveli uno strumento inutile. Alla luce dei passi che ti sono stati proposti, esprimi le tue riflessioni sull efficacia della scrittura come forma di azione politica e sociale. 638 Edu

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.