T24 ITA - Un escluso al servizio dello Stato

L autore Cicerone T24 Un escluso al servizio dello Stato tratto da De divinatione II, 1; 4-6 italiano Nel proemio del secondo libro del De divinatione (composto all inizio del 44 a.C.) Cicerone spiega le ragioni che lo hanno spinto alla divulgazione del sapere filosofico tra i Romani e difende il proprio otium, che gli consente di giovare alla collettività anche nell isolamento politico. 5 10 15 20 25 1. Mi sono chiesto e ho molto e lungamente riflettuto come avrei potuto giovare alla maggior parte dei miei concittadini, per non essere costretto in nessun caso a smettere di agire a vantaggio dello Stato. La soluzione migliore che mi venne in mente fu di render note ad essi le vie per raggiungere le più elevate attività dello spirito. Credo di aver già ottenuto questo scopo con molti miei libri. [ ] 4. Quale servizio maggiore o migliore, in effetti, io potrei rendere alla mia patria, che istruire e formare la gioventù, specialmente in questi tempi di corruzione morale in cui è talmente sprofondata da rendere necessario lo sforzo di tutti per frenarla e ridarle il senso del dovere? 5. Non m illudo, beninteso, di poter raggiungere lo scopo, che non si può nemmeno pretendere, di indurre tutti i giovani a questi studi. Potessi indurvene anche pochi! La loro attività potrà pur sempre espandersi largamente entro lo Stato. Del resto, io mi considero remunerato della mia fatica anche da quelli che, già avanti negli anni, trovano conforto nei miei libri. Dal loro desiderio di leggere trae sempre maggior ardore, di giorno in giorno, il mio desiderio di scrivere; e ho saputo che essi sono più numerosi di quanto io pensassi. anche una cosa magnifica, e un motivo di orgoglio per i Romani, il non aver bisogno, per la filosofia, di opere scritte in greco; 6. e questo risultato lo raggiungerò certamente, se riuscirò a portare a termine il mio progetto. A dire il vero, l impulso a dedicarmi alla divulgazione della filosofia mi venne da un doloroso evento della patria:1 nella guerra civile non potevo né difendere lo Stato secondo il mio solito, né stare senza far nulla; e nemmeno trovavo qualcosa di meglio da fare, che fosse degno di me. Mi perdoneranno, dunque, i miei concittadini, o meglio mi saranno grati, se io, nel tempo in cui lo Stato era in potere di uno solo, non mi sono tenuto nascosto né mi sono perduto d animo né mi son lasciato abbattere, né mi sono comportato come se fossi preso da ira verso l uomo o verso i tempi, né, d altra parte, ho adulato o ammirato la sorte altrui, in modo da sembrare pentito della sfortuna che mi ero procurato. (trad. S. Timpanaro) 1. A dire il vero patria: allo stesso modo, nel De officiis (II, 5) Cicerone afferma con orgoglio di aver reso note ai Romani dottrine ancora sconosciute proprio nel periodo in cui era stato privato degli uffici politici. Anche nella pausa di forzata inattività Cicerone aveva svolto i doveri di un civis Romanus, rimanendo attivo e rendendosi utile alla collettività: «Pertanto pur in mezzo alle più gravi sciagure, ci sembra almeno di aver conseguito questo vantaggio, di aver affidato ai nostri scritti dottrine non abbastanza note ai nostri eppur degnissime di essere conosciute. Infatti, per gli dèi, che cosa è più desiderabile della sapienza, che di superiore, che di preferibile per l uomo e dell uomo più degno? (trad. L. Ferrero-N. Zorzetti). 637

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.