Tua vivit imago - volume 1

L autore Cicerone ! repetita iuvant p. 636 à 15 in veri investigatione versantur; cuius studio a rebus gerendis abdu ci contra officium est. Virtutis enim laus omnis in actione consistit, a qua tamen fit intermissio saepe multique dantur ad studia red tus; tum agitatio mentis, quae numquam adquiescit, potest nos in studiis cognitionis etiam sine opera nostra contine re. Omnis autem cogitatio motusque animi aut in consiliis capiendis de rebus honestis et pertinentibus ad bene beateque vivendum aut in studiis scientiae cognitionisque versabitur. cuius: nesso relativo con valore avversativo (= sed eius). Virtutis contine re: «Tutto il pregio della virtù infatti consiste nell azione, dalla quale tuttavia ci si consente spesso (fit saepe) qualche interruzione e molte occasioni ci si offrono (dantur) per tornare agli studi (ad studia red tus; nota il plurale per l astratto quando si esprime ripetizione di atti, vale a dire occasioni di ritorno ); allora l attività della mente (agitatio mentis), che non sta mai a riposo, può impegnarci (potest nos contine re) nelle indagini speculative (in studiis cognitionis; cognitio si riferisce alla speculazione filosofica) anche senza nostro deliberato proposito (sine opera nostra) (trad. C. Di Spigno). de rebus vivendum: pertineo con ad e l accusativo significa qui riferirsi a, riguardare . versabitur: concorda grammaticalmente con uno solo dei due soggetti (Omnis cogitatio motusque animi). Analisi del testo Otium e negotium In questo passo Cicerone sostiene che l amore per la conoscenza è insito negli uomini, i quali però non devono per questo incorrere in due errori: illudersi di conoscere ciò che non si sa e riconoscerlo come giusto (rr. 5-7) e applicarsi a temi oscuri e talora anche inutili (rr. 8-9). Solo le discipline che riguardano la ricerca del vero sono meritevoli di essere approfondite durante l otium, e così hanno fatto alcuni cittadini romani dai molteplici interessi, che si sono dedicati all astronomia, alla matematica, alla dialettica, al diritto civile (rr. 9-14). a questo punto che Cicerone si sofferma sulla dicotomia tra otium e negotium (rr. 14-18), un tema tanto dibattuto nella società romana del tempo. L otium è la vita privata, il tempo libero dalle occupazioni e dedicato allo studio delle arti liberali e della filosofia. Il negotium (da nec e otium, non inoperosità ) è invece l azione pubblica, il periodo in cui si attende alle occupazioni militari, commerciali, politiche. Secondo la mentalità tradizionalistica romana, nella vita del civis ha valore solo l attività pratica (Virtutis enim laus omnis in actione consistit, r. 14); le attività culturali sono viste con sospetto e considerate antitetiche all attivismo e al realismo tipici dei Romani: coltivare interessi culturali viene interpretato come una rinuncia all impegno attivo nella società. Dare spazio all otium e sottrarne al negotium sarebbe contrario al senso civico (contra officium est, rr. 1314). Agli studi, alla speculazione e in generale alla cultura l uomo può riservare solo i momenti di interruzione dall attività (intermissio, r. 14). La giustificazione dell attività intellettuale nelle altre opere di Cicerone Dovendo giustificare la propria decisione di coltivare la filosofia, Cicerone torna più volte, nelle sue opere, sull antitesi tra impegno civico e otium intellettuale e chiarisce che l otium deve essere finalizzato a migliorare il negotium civile e politico e regolato nell interesse della collettività. A Roma, infatti, l attività scientifica fine a sé stessa, e in particolare la filosofia, viene disprezzata, a meno che essa non aiuti la pratica o non la intralci. Nel De oratore (I, 1) rivolgendosi al fratello Quinto, dedicatario del dialogo, Cicerone, rientrato da poco dall esilio, afferma di considerare «molto felici e molto fortunati quegli uomini che, nell età più fiorente della repubblica, insigni per le cariche rivestite e per la gloria delle loro imprese, riuscirono a condurre il corso della loro esistenza in modo tale da partecipare alla vita pubblica senza pericolo e godersi poi con dignità la quiete della vita privata [in otio cum dignitate esse] (trad. E. Narducci). La formula otium cum dignitate definisce il sereno equilibrio tra otium e negotium che dovrebbe realizzarsi nella vita dell individuo: la dedizione alla cultura, se riesce utile alla comunità, può garantire la dignitas. A questa conclusione Cicerone era già arrivato nella Pro Sestio (98): «Qual è il fine a cui devono tendere questi reggitori della cosa pubblica, quale l indirizzo del loro cammino? quello che appare il più nobile, il più desiderabile per ogni uomo di buon senso, probo, fortunato: una vita tranquilla e dignitosa. Quanti vogliono ciò, sono a considerarsi ottimati; 635

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Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.