Libri III e IV

L autore Lucrezio Libri III e IV T11 Inno a Epicuro tratto da De rerum natura III, 1-30 latino italiano La devozione dei seguaci per la figura del maestro Epicuro trova in questo proemio la sua espressione più solenne. Nelle forme dell inno, come accade nel proemio del primo libro, Lucrezio celebra il valore liberatorio della filosofia epicurea, i patria praecepta e gli aurea dicta cui un umanità rinnovata deve ispirare ogni azione. te ne br s ta nt s | ta m cla rum e xto lle re lu me n O Metro: esametri 5 O tenebris tantis tam clarum extollere lumen qui primus potuisti inlustrans commoda vitae, te sequor, o Graiae gentis decus, inque tuis nunc ficta pedum pono pressis vestigia signis, non ita certandi cupidus quam propter amorem quod te imitari aveo; quid enim contendat hirundo Tu che in tenebre tanto cupe luce sì chiara per primo sapesti levare illuminando i beni della vita! Te io seguo, onore della gente greca, e nei segni delle tue impronte ora calco le impronte dei miei piedi, non tanto ansioso di competere, quanto per amore, perché aspiro ad imitarti: come potrebbe contendere la rondine 1-4. O tenebris vestigia signis Costruisci: O (tu) qui primus potuisti tantis tenebris extollere tam clarum lumen, inlustrans commoda vitae, te sequor, o Graiae gentis decus, nunc in tuis pressis signis pono ficta vestigia pedum. Lucrezio dichiara esplicitamente che il suo compito consiste nell aderire saldamente ai precet- ti del maestro e nel diffondere a Roma il verbo epicureo. Epicuro ha saputo ribellarsi contro le credenze oscurantiste della religione tradizionale e rivelare così agli uomini le vere gioie della vita. O tenebris lumen: il chiasmo* tenebris tantis / tam clarum lumen e l allitterazione* della m contribuiscono a evidenziare la contrap- posizione tra le tenebre della superstizione e la luce portata dalla dottrina epicurea. o Graie gentis decus: come anche in I, 66, Epicuro non viene nominato esplicitamente. ficta: participio arcaico di figo. 5-8. non ita equi vis? Lucrezio non intende superare il maestro, ma farsi simile a lui divulgandone le scoperte. Il verso III, 1 nei manoscritti Le edizioni umanistiche e gran parte delle edizioni critiche moderne leggono E tenebris tantis anziché O tenebris tantis. Il significato non cambia, perché nel secondo caso l ablativo semplice è comunque retto dalla preposizione ex- di extollere. La restituzione di O è tuttavia sicura dal punto di vista testuale, poiché risale all archetipo dei manoscritti a nostra disposizione e non rappresenta, come invece E, una congettura. inoltre raccomandato per ragioni stilistiche. La preposizione iniziale, infatti, è debole, soprattutto perché ridondante rispetto a ex-. O mette invece in rilievo, a partire dalla prima parola, le movenze tipiche dell inno che caratterizzano l apertura del libro. La forte separazione tra O e qui primus, cui si riferisce, si spiega come un segnale di elevazione stilistica, anch esso tipico degli inni. 503

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Età arcaica e repubblicana