Tua vivit imago - volume 1

L autore Plauto Analisi del testo La rottura della quarta parete Con questi versi Euclione dà sfogo a tutta la sua disperazione per la sottrazione della pentola d oro. Si tratta di un monologo dal ritmo sostenuto e coinvolgente, all interno del quale, con molta sapienza, Plauto inserisce anche alcune allocuzioni dirette al pubblico (vv. 715720). Operando questa rottura della quarta parete (cioè quel momento in cui la finzione scenica viene a mancare e l attore si rivolge direttamente agli spettatori come se fossero anche loro dei personaggi del dramma), Plauto richiama ancor di più l attenzione del pubblico sullo stato d animo di Euclione, che si dispera per la perdita. La presenza di insulti rivolti agli spettatori (come ai vv. 717-718, dove si mette in dubbio la rispettabilità dei presenti e li si accusa di essere dei ladri) non deve sorprendere: ciò faceva infatti parte delle convenzioni sceniche della Commedia Antica greca e lo stesso Aristofane bersagliava spesso i presenti con battute salaci e citava addirittura per nome i personaggi che voleva attaccare, deridendone i costumi sessuali o le presunte malversazioni. In Plauto, e in generale nel teatro romano, i toni si fanno più pacati e al commediografo sono permesse molte meno libertà: può insultare il pubblico in generale, ma non attaccare singoli personaggi della Roma contemporanea. Situazioni comiche e stilemi tragici Alla situazione comica, che vede l avaro Euclione disperato per la perdita dell oro, fa riscontro una raffinata parodia degli stilemi tragici ( p. 114), che comprende le domande retoriche sulle scelte da intraprendere (Quo curram? Quo non curram?, v. 713), la lamentazione sul proprio stato (Heu me miserum, mise re perii , v. 721), l implicito desiderio di morire (quid mi opust vita ?, v. 723a). Anche queste scelte parodiche appartengono alle convenzioni teatrali: già Aristofane e Menandro, infatti, avevano inserito, nelle loro commedie, delle parodie delle grandi tragedie. Qui Euclione prende le parti dell eroe che, giunto all apice della sua vicenda umana di dolore, si rende conto della propria sventura e si lascia andare ai lamenti e alle fantasie suicide, come fa per esempio l Aiace dell omonima tragedia di Sofocle (ca 497406 a.C.): «Ahi [Aiài]! Chi avrebbe pensato che il mio nome [ ias] fosse a tal punto consonante con le mie sciagure? Ora si può gridare ahi due volte o più, tale è l angoscia in cui mi trovo (Aiace, 430-480, trad. G. Paduano). Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. Dividi il breve passo in tre sezioni, individuando per ciascuna il carattere prevalente in relazione alla rappresentazione scenica. Qual è l effetto che Plauto vuole ottenere? ANALISI 2. Tutto il passo è caratterizzato da una particolare attenzione agli artifici retorici. Quali riconosci nell espressione Ego met me defraudavi / animumque meum geniumque meum (vv. 724a-725)? Quale effetto producono sul testo? A che cosa si riferisce Euclione? 3. L attenzione di Euclione è tutta rivolta a sé stesso, atteggiamento tipico delle persone egoiste e avare. Quali spie linguistiche sottolineano questo suo carattere? Statuetta in terracotta che riproduce un attore comico con una cesta, 400-375 a.C. Boston, Museum of Fine Arts. 173

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.