Il Dadaismo

Il DADAISMO

In 2 parole
Un’arte che cerca la PROVOCAZIONE con IRONIA

Il Dadaismo è la più giocosa delle avanguardie del primo Novecento. Nasce durante la Prima guerra mondiale come ribellione a ogni regola precostituita della società borghese, ritenuta colpevole di aver soffocato la libertà.

In quegli anni molti artisti, provenienti da tutta Europa, si ritrovano nella neutrale Svizzera, a Zurigo, e lì animano le serate del Cabaret Voltaire con spettacoli ed esibizioni improvvisate che hanno lo scopo di scandalizzare il pubblico. Per loro essere dadaista significa creare opere d’arte in base ad associazioni casuali e avere la licenza di considerare arte qualunque cosa. Il nome stesso è un gioco: la parola “dada” è stata scelta... perché non significa niente!

Quest’operazione di rottura con la tradizione annulla le differenze tra pittura, scultura, poesia, cinema, teatro. Il fondatore del movimento è un poeta, il rumeno Tristan Tzara.

L’arte irriverente di Duchamp

Il francese Marcel Duchamp (Blainville-Crevon 1887-Neuilly-sur-Seine 1968) è stato uno degli artisti più importanti e influenti del Novecento. Ha trascorso la sua vita tra la Francia, New York e il Sudamerica, contribuendo a fondare e a sviluppare molte tendenze artistiche, tra cui il Dadaismo. In particolare, inventa il ready-made, un termine che significa “già fatto” e indica un oggetto qualunque che viene prelevato dal suo contesto abituale, dotato di un titolo ed esposto come opera d’arte. È la dimostrazione, per Duchamp, che l’artista non deve avere un’abilità manuale, ma deve saper scegliere qualcosa di esistente nella realtà quotidiana e assegnargli nuovo valore.

La scelta di ready-made ricade su oggetti quotidiani, come il celebre orinatoio che Duchamp appoggia in posizione ribaltata su un piedistallo e a cui assegna l’ironico titolo di Fontana. L’artista costringe così l’osservatore a porsi delle domande a cui è difficile dare risposte: chi è il vero autore dell’opera? L’operaio che l’ha fabbricata o Duchamp che l’ha scelta? Si tratta veramente di arte?

Duchamp è convinto che un’opera dada non debba essere bella, ma risvegliare le coscienze, far riflettere su ciò che si guarda. E per ottenere una riflessione, il senso dell’umorismo è un formidabile strumento, perché ci costringe a guardare in modo diverso anche le cose che abbiamo da sempre sotto gli occhi.
Per questo motivo l’artista compie una delle sue azioni più irriverenti con L.H.O.O.Q, in cui utilizza una stampa della celebre Gioconda di Leonardo (p. 260), alla quale disegna baffi e barba. Dada mette in discussione tutti i valori, anche l’arte da museo.

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Le provocazioni artistiche di Man Ray

Artista multiforme, lo statunitense Man Ray (Filadelfia 1890-Parigi 1976) è legato da un intenso rapporto di amicizia e condivisione artistica con Duchamp fin dal 1915, quando questi si trasferisce a New York. Man Ray attraversa l’esperienza dada esplorando vari linguaggi: dalla pittura alla scultura, dal cinema alla fotografia.

Anche lui si cimenta con creazioni provocatorie, realizzate con i materiali più disparati, ne è un esempio il curioso Regalo. L’artista ha applicato dei chiodi a un ferro da stiro, rendendone così ancora riconoscibile la natura, ma contraddicendone la funzione originaria.

La scelta di un oggetto di produzione industriale implica anche che l’opera d’arte non sia più un pezzo unico ma possa essere replicata idealmente all’infinito. Infatti successivamente l’artista ne realizza 5000 esemplari.

InsegnArti - volume B
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Storia dell'arte