T18 ITA - Il dolore innocente: Pitagora e il vegetarianismo

L ET DI AUGUSTO T18 Il dolore innocente: Pitagora e il vegetarianismo tratto da Metamorfosi XV, 75-126 italiano Nel quindicesimo e ultimo libro delle Metamorfosi, Ovidio introduce la figura di Numa Pompilio, il leggendario secondo re di Roma che aveva fondato le istituzioni religiose dei Romani, facendo dei feroci guerrieri guidati da Romolo un popolo compiutamente civilizzato. Il poeta immagina che il re avesse ricevuto da giovane, a Crotone, gli insegnamenti di Pitagora, il celebre matematico e filosofo greco vissuto nel VI secolo a.C., che in quella città aveva fondato una scuola dai caratteri di una comunità religiosa tesa a un opera di rinnovamento morale e politico degli individui e della società. Si tratta, naturalmente, di un incontro del tutto immaginario e storicamente impossibile, perché, se anche Numa non fosse una figura sostanzialmente leggendaria, in ogni caso sarebbe vissuto molto tempo prima di Pitagora (il suo regno viene collocato tradizionalmente tra il 715 e il 673 a.C.); ma il racconto serve a spiegare, in modo assai suggestivo, l origine della straordinaria sapienza del successore di Romolo (dovuta allo stesso tempo, secondo il mito, ai suoi incontri segreti con la ninfa Egeria). Ovidio fa pronunciare a Pitagora un lungo discorso di oltre quattrocento versi, nel quale il filosofo espone gli elementi fondamentali della sua dottrina, soffermandosi in particolare sulla necessità del vegetarianismo e sulla teoria della metempsicosi, cioè la trasmigrazione delle anime, dopo la morte, da una forma di vita all altra, in una serie di reincarnazioni in animali e piante destinata a non avere mai fine. Dell ampia dissertazione proponiamo qui la parte iniziale. 75 80 85 90 95 Astenetevi, uomini, dal contaminare il vostro corpo con cibi nefandi! Ci sono le messi, i frutti che piegano i rami con il loro peso e, sulle viti, l uva turgida; ci sono le erbe dolci e quelle che possono addolcirsi e ammorbidirsi alla fiamma: nessuno vi toglie il latte e il miele che profuma del fiore di timo; la terra prodiga fornisce ricchezze e buoni cibi, e imbandisce mense senza bisogno di sangue e di strage. Placano con la carne il digiuno le bestie, e neppure tutte; il cavallo, le pecore e i buoi vivono d erba; quelle che hanno indole feroce e selvaggia, le tigri d Armenia e i leoni iracondi, i lupi e gli orsi amano mense sanguinolente. Ahimè, quale delitto è mettere viscere nelle proprie viscere, ingrassare il corpo avido ammassandovi un corpo, vivere della morte di un altro vivente! Con tutte le ricchezze che partorisce la terra, ottima madre, altro non ti piace che masticare coi denti crudeli ferite e riprodurre i costumi dei Ciclopi?1 Se non distruggi un altro, non puoi placare il digiuno del ventre vorace e insaziabile? 1. i costumi dei Ciclopi: secondo il mito i Ciclopi erano antropofagi; così sono rappresentati, per esempio, nel IX libro dell Odissea, dove Polifemo divora alcuni dei compagni di Ulisse. 542

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea