Tua vivit imago - volume 2

PATRIMONIO DI IERI E DI OGGI Il mondo della classicità ci ha lasciato un patrimonio, che è di ieri come di oggi: è nostro compito conoscerlo, custodirlo e valorizzarlo. natori e della famiglia imperiale, compreso lo stesso Augusto, intento a celebrare un sacrificio con il capo velato, nelle vesti di pontefice massimo. A fianco dei due ingressi erano invece scolpiti quadri contenenti figure e scene allusive alle origini, alla potenza e alla perenne felicità di Roma: Enea che compie un sacrificio, anche lui con il capo velato, insieme al figlio Ascanio/ Iulo, capostipite della gens Iulia; la Lupa capitolina (oggi non più visibile) che allatta Romolo e Remo; la dea Tellus (personificazione della Terra) e la dea Roma, simboli, rispettivamente, della prosperità e del potere militare dell Urbe. In tal modo il presente della Roma di Augusto è affiancato e ricollegato al passato dei miti di fondazione e in particolare delle figure di Enea e Romolo e dei valori originari del popolo romano a cominciare dalla pietas , dei quali il princeps si propone in prima persona come esempio e modello: Augusto sfrutta così il potere delle immagini (secondo una celebre espressione usata in relazione alla propaganda augustea dall archeologo tedesco Paul Zanker) per presentarsi come l erede di Enea e di Romolo, come colui che ha rifondato la città dopo le guerre civili, come il salvatore della repubblica e il pacificatore dell impero. LE PAROLE DELL IMPERATORE L Ara Pacis Augustae IL CAPOLAVORO DELL ARTE AUGUSTEA I BASSORILIEVI: LA PROPAGANDA AFFIDATA ALLE IMMAGINI L Ara Pacis Augustae è un grande altare la cui costruzione fu decretata dal Senato nel 13 a.C., quando Augusto, di ritorno dal viaggio compiuto dal 16 al 13 nella Spagna e nelle Gallie e coronato da un importante successo politico, sembrò aver definitivamente pacificato l intero territorio compreso entro i confini dell impero: inaugurato nel 9 a.C., l altare era collocato originariamente nel Campo Marzio, all interno di un complesso che comprendeva anche il Mausoleo di Augusto e un orologio solare. Benché i primi frammenti siano stati trovati già nel Cinquecento, è solo nel corso del Novecento che l Ara Pacis è stata progressivamente ritrovata e successivamente ricostruita. Il recinto esterno in marmo, collocato su un podio e alto circa 4,5 metri, è decorato da una serie di bassorilievi tesi a dare espressione figurativa ai più importanti valori della cultura e della propaganda augustea. Nelle pareti interne la decorazione riproduce, nella fascia inferiore, la palizzata provvisoria, in legno, che veniva innalzata per delimitare l area sacra in occasione di un rito, mentre quella superiore è occupata da festoni di fiori e frutti appesi a bucrani (teste di bue); ma di eccezionale impegno e importanza è la decorazione delle pareti esterne, ben visibile alla folla che passava quotidianamente nel Campo Marzio. Nella parte superiore, in particolare, sono riprodotti, sulle pareti laterali, due cortei: rispettivamente dei se- lo stesso Augusto a raccontare, nelle Res gestae (12-13), la decisione con cui il Senato aveva decretato la realizzazione dell altare, ricordando subito dopo, significativamente, la chiusura del tempio di Giano, le cui porte rimanevano aperte in tempo di guerra: «Quando, sotto il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio, tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia, dopo aver portato a termine con successo i programmi prestabiliti, il Senato decretò che per il mio ritorno dovesse essere consacrato l altare della Pace Augusta vicino al Campo Marzio, e ordinò che su di esso i magistrati, i sacerdoti e le vergini Vestali facessero ogni anno un sacrificio. Il tempio di Giano Quirino, che i nostri avi vollero rimanesse chiuso quando in tutto il dominio del popolo romano, per terra e per mare, fosse stata procurata la pace con vittorie, mentre, prima che io nascessi, dalla fondazione della Città si è conservata notizia che due volte in tutto era stato chiuso, tre volte sotto il mio principato il Senato decretò che si dovesse chiudere (trad. A.M. Ferrero). 30 Fino a noi L ALTARE DELLA PATRIA Anche gli Stati moderni hanno i loro altari , concepiti per celebrare i valori nei quali il popolo o, a seconda dei casi, la classe dirigente si riconosce. Tra il 1885 e il 1911 ]LUUL LKP JH[V H 9VTH WLY JLSLIYHYL S

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Età augustea