Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 70 75 curtis Iudaeis oppede re? . «Nulla mihi inquam «religio est . «At mi; sum paulo infirmior, unus multorum. Ignosces: alias loquar . Huncine solem tam nigrum surrexe mihi! Fugit improbus, ac me sub cultro linquit. Casu venit obvius illi adversarius, et: «Quo tu, turpissime? magna inclamat voce, et: «Licet antestari? . Ego vero oppono auriculam. Rapit in ius; clamor utrimque; undique concursus. Sic me servavit Apollo. spernacchiare i giudei circoncisi? . «Scrupoli religiosi rispondo, «non ne ho . «Ma ce li ho; soffro come tanti di qualche debolezza in più. Abbi un poco d indulgenza: un altra volta ti dirò . Che sole tenebroso era mai sorto su di me! Se la squaglia, il briccone, e mi lascia col pugnale sospeso sulla testa. Colpo di scena: viene incontro al seccatore il suo avversario, e ad alta voce: «Infame, dove scappi? lo apostrofa; e a me: «Testimonieresti a mio favore? . Non ho difficoltà a porgergli l orecchio. Vanno dritti in tribunale. Gridano ambedue. Grande accorrere di gente. E fu così che Apollo decise di salvarmi. (trad. M. Beck) curtis: mutilati ; si riferisce sarcasticamente alla pratica della circoncisione ebraica. oppede re: infinito da oppe do, -is, -e re; significa letteralmente spetezzare , fare peti contro qualcuno : entrambi i gesti testimoniano l irrisione di cui erano oggetto gli Ebrei, numerosi a Roma già nel I secolo a.C. e considerati dall opinione pubblica molto superstiziosi. 72-78. Huncine solem Apollo Hun cine solem surrexe: huncine, forma tipica del sermo cotidianus a partire da Plauto, è composto di hunce (accusativo maschile singolare di hic, haec, hoc senza il consueto troncamento della particella -ce) con l enclitica interrogativa -ne (il composto, però, non rimane huncene, perché la -e di -ce subisce apofonia e diventa -c ); questo dimostrativo in accusativo, concordato con solem, funge da soggetto di surrexe al verso successivo, infinito esclamativo-interrogativo in forma sincopata (= surrexisse, da surgo). sub cultro: ablativo di culter, tris, che designava il coltello usato da chi officiava il sacrificio per uccidere la vittima. ante stari: il verbo rinvia al lessico processuale ( chiamare a testimoniare ): il seccatore si rifiuta di presentarsi in tribunale e, in casi simili, l adversarius, parte lesa, aveva il diritto di trascinare in giudizio, con la forza, il querelato, se ci fosse stato un testimone; da qui la richiesta dell adversarius a Orazio di testimoniare la necessità di questa costrizione (giuridicamente detta manus iniectio, imposizione della mano ). Ego auriculam: quando la parte lesa chiedeva a un altro di testimoniare, gli toccava il lobo inferiore dell orecchio; con questo gesto simbolico, perché si riteneva che questa parte del corpo fosse la sede della memoria Orazio si rende disponibile per l adversarius del seccatore e celebra il proprio trionfo. clamor Apollo: la vicenda ha un finale a sorpresa: Orazio deve il merito di un intervento salvifico ad Apollo, dio protettore dei poeti; sic me servavit Apollo (lett. così mi salvò Apollo ) echeggia le parole con cui nell Iliade (XX, 443) viene descritto l intervento salvifico dello stesso dio a beneficio di Ettore contro Achille («ma Apollo glielo sottrasse [cioè Ettore ad Achille], trad. G. Paduano). Analisi del testo Seccatore o persecutore? La satira I, 9 è un capolavoro dell arte mimica di Orazio. Vi sono descritti, con vivida agilità, le movenze e le battute dei personaggi, senza un esplicito interesse per la formulazione di riflessioni morali. Il tono della satira oscilla fra l ironia e la parodia epica, soprattutto nella descrizione narrativa del percorso fatto da Orazio e dall importuno che lo perseguita. 280 Alle caratteristiche di quest ultimo si adegua con efficacia la denominazione, ormai vulgata, di seccatore , derivante dall inglese bore, usato per la prima volta da Eduard Fraenkel (1888-1970) nell edizione di Orazio del 1957. Occorre però osservare che il lessico adoperato da Orazio per descrivere l intrepida insistenza del personaggio sembra rinviare più all immagine di un «persecutore (R. Fabbri) che di

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Età augustea