Tua vivit imago - volume 2

TUA VIVIT IMAGO Una struttura innovativa... Un percorso didattico progettato sulle esigenze della scuola. Tre tipologie di unità: Giambattista Tiepolo, Mecenate offre le belle arti Il contesto letterario all imperatore Augusto, 1743. San Pietroburgo, Museo dell Ermitage. La letteratura del principato CONTESTO STORICO i fatti più rilevanti e le loro implicazioni socio-politiche; in breve 1. Il contesto cultura LEZIONE TRECCANI Augusto e l impero in breve e lo della libertà politica); partire dalla perdita ideali comportano (a più profondi (l amosofferenza che quegli o e sui suoi sentimenti affinché l attenzione sull individu fanno concentrando a quanto narrato nell Eneide: con il fato). Pensiamo Enea è costretto re, la sofferenza, il rapporto un impero senza fine , e fondare, a sua volta, più evidente Roma possa essere fondata al suicidio. solo l esempio Didone, spingendola propaganda, ma trovi ad abbandonare l amata forma di superficiale dei augustea non sia una drammi e delle vicende dei di come la grande poesia descrizione più alte proprio nella anzi le sue espressioni pacifica: Virgilio e singoli individui. il potere non è sempre fra gli intellettuali e e identifiD altra parte la sintonia che, predicando il disimpegno una formazione epicurea con la figura di un Orazio avevano ricevuto non era facilmente conciliabile una vita appartata , quello di Ovidio, che, cando la felicità con Un caso a parte è poi mandato in al servizio dello Stato. viene pone si d.C. che nell 8 a Roma, intellettuale contrail poeta di maggior successo amatoria) appariva in dopo essere stato a lungo una sua opera (l Ars parte proprio perché esilio da Augusto, in del regime. sto con i princìpi morali il principale tramite La figura che rappresenta patroni delle lettere deriva il termine Mecenate e gli altri (ca 69-8 a.C.), da cui dei più è quella di Gaio Mecenate dopo essere stato uno tra i letterati e il principe e nobile famiglia etrusca, abbandona mecenatismo : di antichissima Ottaviano durante le guerre civili, in seguito di gli altri, tra parte, stretti consiglieri e collaboratori letterario di cui fanno intorno a sé un circolo ma funzione di la politica attiva e raccoglie delicata e importantissi una svolge veste, sul in tale più impegnata Virgilio, Orazio e Properzio; verso un tipo di poesia i poeti di cui è patrono intermediario, spingendo si raccoglie sia stilistico. di letterati e intellettuali piano sia ideologico Mecenate, un altro entourage politico di spicco (aveva uomo po Accanto al ccircolo di r ino (64 a.C.-8 d.C.), Corvino Messalla Corv poeta, oratore ed erudito; ntorno a Marco Valerio intorno di FIlippi) ma anche Cassio nella battaglia infine, è la figura di tante infine ombatt t a fianco di di IImportante, combattuto e Ovidio. parte, tra gli altri, Tibullo el suo circolo fanno del del giovane Virgilio, a.C.-5 d.C.), patrono Asinio Pollione (76 Gaio A le augustea rappresenta d oro di Augusto L età nella stoun momento eccezionale Il mecenatismo L epoca per due ragioni: ria della cultura universale, di Augusto è trasversale hanno trovato un equie crea un equilibrio l arte e la letteratura rari periodi nei quali pur tra molte nel rapporto tra arte 1) si tratta di uno dei riuscendo a conciliare, e potere politico. con il potere politico, istanze librio nei loro rapporti l espressione di profonde di quest ultimo con luci e ombre, la celebrazione più grandi personali, etiche e civili; di pochi decenni, i tre miracolosamente, nell arco 2) ha visto fiorire quasi Orazio e Ovidio. poeti latini: Virgilio, tutti gli ambiti culturale che investe una politica di mecenatismo per esempio, l Ara Paa Augusto realizza infatti (risalgono quest epoca, in una scultura e l architettura coinvolge i poeti e i letterati artistici: promuove la Non si prime biblioteche pubbliche, le fonda espressione. essere Pantheon), cis e il il regime intende degli ideali dei quali uno storico come vasta opera di celebrazione perché i poeti ma anche propaganda politica, rielaborano i temi tratta, tuttavia, di banale alla voce del potere, ma a fare da cassa di risonanza non esplicitamente, Livio non si limitano problematizzano, sebbene personale e spesso li ufficiali in modo assai CONTESTO LETTERARIO un quadro sintetico ma esaustivo dei generi letterari e degli autori più significativi del periodo; sul piano ideologico. come colui Augusto si presenta con gli intellettuali dopo decenni di guerre di Augusto e il rapporto Il ruolo la prosperità Gli intellettuali di epoca la pace e, con essa, e ai valori origie che ha ristabilito finalmente augustea condividono Roma agli antichi costumi colui che può riportare promuovono, attraverso (identificato con Antonio). civili, e insieme come di morale e materiale dell Oriente nei confronti le loro opere, gli ideali missione civilizzatrice nari, di contro alla corruzione Augusto, ma esprimono che Roma abbia una le. Questa imA ciò si aggiunge la convinzione al contempo anche le dunque un ruolo provvidenzia presenti nelle e che l impero svolga sofferenze e le rinunce dei popoli sottomessi cui si fa portatore, sono princìpi e i valori di gli ideali e le che tutto ciò comporta. princeps il Augusto, così come i con di magine Non tutti gli intellettuali che dimostrano di condividere tuttavia, essi danno opere degli autori augustei, alla pace. Al contempo, aderiscono al principato rinuncia e di in particolare l anelito senza difficoltà. al costo in termini di aspirazioni di fondo, Mecenate, Messalla e Asinio Pollione raccolgono attorno a sé i maggiori intellettuali dell epoca, fungendo da intermediari tra loro e il potere. Gaetano Previati, La danza delle Ore (particolare), 1899. Milano, Galleria di Piazza Scala. olo di Mecenate ( colo La vastità della produzione letteraria di Orazio è lo specchio della poliedricità del suo pensiero. cioè lato della medaglia, espressione anche all altro 34 GRANDI AUTORI un affondo sui grandi nomi della letteratura latina. Orazio Perché leggerlo oggi? La ricerca morale di Orazio è costruita su un dialogo costante con il lettore, che egli invita a condurre una vita libera da pregiudizi e convenzioni sociali. Esplora l argomento Video PRESENTAZIONE Perché leggere Orazio Lucido relativismo Insieme a Virgilio e Ovidio, Orazio è uno dei tre massimi poeti latini d età augustea. La sua vasta produzione abbraccia differenti generi letterari: dalla poesia giambica (Epòdi) alla lirica (Odi), dalla satira (Satire) all epistolografia in versi (Epistole). I suoi scritti recano traccia della natura poliedrica del suo pensiero, ma vi si coglie anche l eco delle vicende della sua vita: Orazio vive gli anni difficili della guerra civile e della successiva Pax Augustea; sperimenta la povertà e il benessere economico; conosce l invidia di detrattori maldicenti, ma anche l affetto di amici e ammiratori sinceri. Circostanze dissimili, talora infelici, rispetto alle quali egli mantiene sempre una profonda lucidità di sguardo: nei suoi scritti esplora con equilibrio vizi e virtù dell animo umano; con sicuro senso della giustizia irride l arrivismo, l esibizionismo e l avidità; riconosce e prova ad arginare in sé e negli altri gli eccessi di qualsiasi passione (amorosa, politica, filosofica); non aderisce a una precisa scuola filosofica, ma attinge a dottrine e correnti di pensiero quanto si confaccia al proprio orientamento morale. Il senso della misura e l angulus del poeta La maturità con cui Orazio guarda alle vicende umane muove da una piena consapevolezza delle inquietudini e delle contraddizioni che tormentano indistintamente sia gli umili che i potenti. Egli cerca di raggiungere un equilibrato e distaccato senso della misura (modus), illustrato da numerosi passi della sua opera: est modus in rebus, «esiste, nelle cose, una misura (Satire I, 1, 106); Hoc erat in votis: modus agri non ita magnus, «Sì, era questo che desideravo: un pezzo di terra non troppo grande (Satire II, 6, 1); auream mediocritatem, «l ideale via di mezzo (Odi II, 10, 5), come antidoto contro il morso degli affanni (Odi II, 11, 18). Questo ideale ha una sua configurazione spaziale e simbolica nell angulus (Odi II, 6, 14), un luogo circoscritto o un contesto appartato, in cui il poeta trova rifugio, coltiva i rapporti di amicizia e può «assaporare il dolce oblio della vita affannata (Satire II, 6, 62), sia che si tratti della natìa Venosa che della villa in Sabina, o di un convito. Questa scelta di vita implica una sentimento di paura e vulnerabilità: per Orazio varcare la soglia dell angulus comporta il rischio di addentrarsi in spazi ostili e forieri di morte. E il poeta guarda con terrore non soltanto a ciò che fisicamente sta al di là dello spazio dell angulus, ma anche a ciò che, sul piano temporale, va oltre il momento presente. Tale stato d angoscia deriva dall incertezza del futuro e si identifica, in ultima istanza, con la paura della morte: un limite drammatico, che il poeta spera di aggirare ponendosi sotto l egida protettiva della poesia (non omnis moriar, «non morirò del tutto , Odi III, 30, 6). L ideale dell autosufficienza e la modernità di Orazio Questo ideale si fonda sul principio del dominio di sé e del bastare a sé stessi (autàrkeia, autosufficienza , o sufficientia sui), un concetto di matrice filosofica, che in Orazio non si estrinseca nella forma dell ascetismo asociale, ma si traduce in una ricerca in sé stesso delle ragioni di una felicità indipendente dal mondo esterno. In questo atteggiamento si coglie la straordinaria modernità di un poeta che ancora oggi invita i suoi lettori a uno stile di vita autonomo e autosufficiente, libero tanto dai pregiudizi intellettuali quanto dalle convenzioni sociali: una lezione, questa, che non deriva da astratte teorizzazioni, ma dalla propria esperienza di vita, cui Orazio ha saputo dare espressione come pochi altri poeti prima e dopo di lui; e una lezione non si traduce in una predica moralistica, ma in un dialogo con i lettori presenti e futuri, che nella sua poesia continuano a vedere rispecchiate e a riconoscere ancora oggi le loro stesse ansie, speranze, delusioni, consolazioni. Slide PERCORSO BREVE 215 ... che consente una fruizione autonoma L ET DI AUGUSTO 145 150 155 160 L autore Virgilio sed gravidae fruges et Bacchi Massicus umor impleve re; tenent oleae armentaque laeta. repetita Hinc bellator equus campo sese arduus infert, iuvant p. 123 hinc albi, Clitumne, greges et maxima taurus victima, saepe tuo perfusi flumine sacro, Romanos ad templa deum duxe re triumphos. Hic ver adsiduum atque alienis mensibus aestas: bis gravidae pecudes, bis pomis utilis arbos. At rabidae tigres absunt et saeva leonum semina, nec miseros fallunt acon ta legentis, nec rapit immensos orbis per humum neque tanto squameus in spiram tractu se coll git anguis. Adde tot egregias urbes operumque laborem, tot congesta manu praeruptis oppida saxis fluminaque antiquos subter labentia muros. An mare quod supra memorem, quodque adluit infra? Anne lacus tantos? Te, Lari maxime, teque, fluctibus et fremitu adsurgens Bena ce marino? An memorem portus Lucrinoque addita claustra atque indignatum magnis stridoribus aequor, Bacchi Massicus: celebre vino campano proveniente dall omonimo monte, lodato per la sua prelibatezza, per esempio, da Orazio nell ode I, 1 (v. 19). impleve re: forma sincopata di impleve runt, terza persona plurale del perfetto di imple o. 145-148. Hinc bellator triumphos Hinc hinc: anafora* che conferisce una patina epicheggiante ai nuovi versi. bellator infert: di qui avanza in campo (campo infert; campo è dativo di moto a luogo, comune in poesia) il cavallo da guerra (bellator equus) a testa alta (arduus) . Qui Virgilio descrive probabilmente una scena di guerra nel Lazio arcaico. albi victima: il Clitunno, qui apostrofato da Virgilio (Clitumne) è un affluente umbro del Tevere, celebre perché si credeva che le sue acque limpide schiarissero il manto degli animali. Albi greges e maxima taurus victima sono i soggetti di duxe re, perfetto sincopato di terza persona plurale equivalente a duxe runt. tuo perfusi flumine sacro: lett. bagnati nella tua sacra acqua ). Romano ad templa triumphos: guidarono i trionfi romani ai templi degli dèi . Il verso descrive solennemente il corteo trionfale degli animali della campagna italica, che ! precedono il carro del trionfatore. Deum è forma sincopata per deorum. 149-154. Hic ver anguis Hic ver adsiduum: qui , in Italia, terra dove è sempre primavera. alienis mensibus aestas: in Italia è estate nei mesi non suoi , cioè nei mesi che non appartengono alla primavera. bis gravidae arbos: l Italia è anche terra straordinariamente fertile: due volte figliano gli animali, due volte fruttificano le piante. Pomis è ablativo di limitazione. rabidae: rabbiose, feroci . saeva leonum semina: nota, oltre all enjambement*, l ipallage*, che vede concordato con semina l aggettivo saeva, da riferire concettualmente a leonum. Letteralmente significa infatti i semi crudeli dei leoni , ma puoi tradurre i semi dei crudeli leoni , o meglio la razza dei crudeli leoni . nec legenti: né l aconìto (acon ta) inganna i poveri raccoglitori (legentis, accusativo in -is equivalente a legentes) . L aconìto è una pianta velenosa. nec rapit anguis: costruisci: nec squameus anguis rapit immensos orbis per humum neque tanto tractu se coll git in spiram ( né lo squamoso serpente trascina immense volute sulla terra, né con tanta lunghezza si raccoglie nelle sue spire ). Or- 165 170 175 Iulia qua ponto longe sonat unda refuso Tyrrhenusque fretis immittitur aestus Avernis? Haec eadem argenti rivos aerisque metalla ostendit venis atque auro plurima fluxit. Haec genus acre virum, Marsos pubemque Sabellam adsuetumque malo Ligurem Volcosque verutos extulit, haec Decios Marios magnosque Camillos, Scipiadas duros bello et te, maxime Caesar, qui nunc extremis Asiae iam victor in oris imbellem avertis Romanis arcibus Indum. Salve, magna parens frugum, Saturnia tellus, magna virum: tibi res antiquae laudis et artem ingredior sanctos ausus recludere fontis, Ascraeumque cano Romana per oppida carmen. Saturnia Tellus, particolare dell Ara Pacis, 13-9 a.C. Roma, Museo dell Ara Pacis. bis è forma dell accusativo in -is equivalente a orbes; tanto tractu è ablativo di qualità. 155-160. Adde tot marino? Virgilio ricorda adesso le splendide città d Italia e i suoi laghi. congesta manu muros: costruisci: oppida congesta manu saxis praeruptis et flumina labentia subter antiquos muros. An mare infras?: dovrei ricordare (An memorem) il mare che [la] bagna (adluit) in alto e [il mare] che [la bagna] in basso? . Il riferimento è, rispettivamente, all Adriatico, detto mare superum, e al Tirreno, detto inferum, perché nella cartografia antica l Italia era raffigurata quasi in posizione orizzontale. An memorem è la prima delle interrogative retoriche che si concluderanno al v. 164. Quod supra e quod infra sono proposizioni relative. Te teque: accusativi dipendenti da memorem. Lari: vocativo di Larius, il lago di Como. Bena ce: vocativo di Bena cus, il lago di Garda. 161-166. An memorem fluxit Le lodi riguardano adesso le opere realizzate dall uomo (vv. 161-164) e le ricchezze del sottosuolo italico (vv. 165-166). Lucrinoque addita claustra: le dighe aggiunte al Lucrino . Nel 37 a.C., durante la guerra contro Sesto, figlio di Pompeo, Ottaviano aveva fatto costruire, su consiglio di L ET DI AUGUSTO L autore Ovidio L amore sofferto: i lamenti delle Heroides T7 20 La lettera di Didone a Enea tratto da Heroides 7, 7-30; 169-196 LATINO Enea ha deciso di partire da Cartagine per seguire il proprio destino ( p. 60): Didone gli scrive allora una lunga lettera di 196 versi (una delle più ampie tra le prime quindici Heroides), nella quale cerca in ogni modo di convincerlo a cambiare idea e a restare con lei a Cartagine o, se non altro, a posticipare almeno la partenza. Si presentano qui due passi dell epistola: il primo tratto dall esordio (vv. 7-30), il secondo coincidente con la conclusione (vv. 169-196). Metro: distici elegiaci 25 Ce rtu s e s re ta me n | m se ra mque re l nque re D do n, a tque de m ve nt | ve la f de mque fe re nt? 30 10 120 15 Certus es ire tamen miseramque relinquere Didon, atque idem venti vela fidemque ferent? Certus es, Aenea, cum foedere solvere naves, quaeque ubi sint nescis, Itala regna sequi? Nec nova Carthago, nec te crescentia tangunt moenia nec sceptro trad ta summa tuo? Facta fugis, facienda petis; quaerenda per orbem altera, quaesita est altera terra tibi. Ut terram invenias, quis eam tibi tradet habendam? Quis sua non notis arva tenenda dabit? Scilicet alter amor tibi restat et altera Dido, quamque iterum fallas, altera danda fides. 7-12. Certus es summa tuo? Il passo si apre con due domande retoriche scandite da un vistoso parallelismo* (Certus es Certus es, da cui dipendono due coppie di infiniti: ire e relinquere, solvere e sequi). Rivolgendosi direttamente a Enea, la regina cartaginese tenta, in questo modo, di metterne alla prova la fermezza nella decisione di abbandonarla (miseramque relinquere Didon). Didon: forma di accusativo del nome proprio, a cui si affiancano Didonem e Dido. atque idem ferent: è notevole la sillepsi, la sovrapposizione del significato proprio (venti vela ferent, i venti porteranno le vele ) e di quello figurato, per il quale quegli stessi venti porteranno [via] la parola data (idem venti fidemque ferent). L enfasi* della figura retorica è ulteriormente amplificata dalla duplice allitterazione*: venti vela e fidemque ferent. cum foedere solvere naves: altra sillepsi, in questo caso tra solvere naves ( sciogliere le navi , cioè gli ormeggi), e cum foedere solvere ( sciogliere insieme [con 488 Quando erit, ut condas instar Carthaginis urbem et videas populos altus ab arce tuos? Omnia ut eveniant, nec te tua vota morentur, unde tibi, quae te sic amet, uxor erit? Uror, ut inducto ceratae sulpure taedae, ut pia fumosis add ta tura rogis. Aeneas oculis vigilantis semper inhaeret; Aenean animo noxque diesque refert. Ille quidem male gratus et ad mea munera surdus, et quo, si non sim stulta, carere velim; non tamen Aenean, quamvis male cogitat, odi, sed queror infidum questaque peius amo. [ ] 170 ! repetita iuvant p. 492 gli ormeggi] il patto coniugale , il foedus, qui in senso lato, dal momento che Enea e Didone non erano sposati). Nec nova Carthago summa tuo?: con una nuova domanda retorica, caratterizzata ancora una volta da un parallelismo (Nec nec nec), Didone allude alle opportunità che Enea avrebbe se restasse a Cartagine (nec te tangunt: non ti toccano , cioè non ti allettano ): una nuova città (nova Carthago), mura che crescono (crescentia moenia), il potere assoluto (summa) consegnato al suo scettro (sceptro trad ta: sposando Didone, Enea sarebbe divenuto naturalmente re di Cartagine). 13-16. Facta fugis dabit? Facta fugis terra tibi: lett. fuggi quanto è [già] stato fatto, vai alla ricerca di ciò che è [ancora] da fare; una terra deve essere da te [ancora] cercata per il mondo, un altra è [già] stata cercata [intendi: trovata] . Nota, in questo distico, il doppio poliptoto* (Facta facienda e quaerenda quaesita est) e le allitterazioni 175 (Facta fugis e terra tibi), che sottolineano il carattere paradossale, dal punto di vista di Didone, della decisione di Enea. Ut terram invenias: ammesso che tu riesca a trovare [quella] terra [che cerchi] . quis eam tenenda dabit?: ancora due interrogative retoriche, accomunate dall anafora* di quis e dalla presenza in entrambe di un gerundivo (rispettivamente habendam, riferito a eam, chi te la affiderà per possederla? , e tenenda, riferito ad arva, chi darà a persone sconosciute (non notis) le proprie terre (sua arva) da occupare? ). 17-22. Scilicet uxor erit Scilicet: questo avverbio, senza dubbio , è spesso usato da Ovidio in senso ironico. Ai vv. 17-18 Didone, infatti, si lascia andare al sarcasmo: dovrai fare un altra promessa (altera danda fides, sott. tibi est: perifrastica passiva), che (quam, con que enclitico) poi di nuovo (iterum) tu possa tradire (fallas, relativa impropria con valore finale, di senso sarcastico) . Nota mihi freta sunt Afrum frangentia litus: temporibus certis dantque negantque viam. Cum dabit aura viam, praebebis carba sa ventis; nunc levis eiectam continet alga ratem. Tempus ut observem, manda mihi: certius ibis, nec te, si cupies, ipsa manere sinam. Et socii requiem poscunt, laniataque classis postulat exiguas semirefecta moras. Quando erit, ut: il sarcasmo dei versi precedenti è solo una parentesi, perché qui l eroina torna subito seria e rivolge a Enea un accorato appello: quando avverrà che . Da ut dipendono i congiuntivi condas e videas. Omnia ut eveniant: ammesso che tutto si realizzi ; è coordinato con nec te tua vota morentur ( e che i tuoi voti [cioè le promesse fatte in passato a Didone] non ti trattengano [qui] ). te tua: allitterazione. morentur: congiuntivo presente del verbo deponente moror. unde erit?: tibi è dativo di possesso (lett. da dove sarà a te ; puoi tradurre: dove troverai ); amet è congiuntivo caratterizzante. 23-26. Uror diesque refert Uror, ut rogis: troviamo di nuovo una sovrapposizione del piano concreto e di quello figurato, ma questa volta nella forma di un duplice paragone (introdotto da ut): ardo (Uror) come le torce spalmate di cera (ceratae taedae) [alle quali] viene applicato lo zolfo (inducto sulpure), come gli incensi devoti (pia tura) dati (add ta) ai roghi fumanti . Aeneas Aenean: anafora del nome di Enea (in poliptoto) che esprime l ossessivo riproporsi del suo volto agli occhi e alla mente di Didone (vigilantis: di me che veglio, che sono sveglia ). 27-30. Ille quidem peius amo Ille quidem tamen: egli, certo, [è] e tuttavia . quo velim: tale che, se non fossi sciocca, dovrei voler (velim) fare a meno di lui (l ablativo quo dipende da carere). non tamen peius amo: questi due versi sono di ispirazione scopertamente catulliana: la collocazione in clausola di odi e di amo richiama, naturalmente, il carme 85 (Odi et amo); anche l idea per la quale l infedeltà costringe ad amare di più è ripresa dal carme 72 (cfr. in particolare v. 5, impensius uror, e v. 8, cogit amare magis). sed queror amo: ma mi lamento del fatto che è infedele e, lamentandomi (questa), lo amo ancora di più (ma a peius si potrebbe dare anche valore pregnante: a maggior mio danno ); nota ancora un altro poliptoto (queror questa). 169-172. Nota alga ratem freta Afrum frangentia litus: i flutti che spezzano la costa africana , con riferimento all impressione suscitata dai bassifondi nel golfo della Sirte (in Libia), che sembrano alterare, per effetto delle onde, la con- formazione della costa, risultando di conseguenza un tratto molto insidioso per la navigazione; da notare l effetto fonosimbolico del ricorrere del suono fr (freta Afrum frangentia), che evoca il rumore dei flutti che si infrangono a riva. carba sa: neutro plurale derivato dal femminile singolare carba sus, che indica un fine tessuto di cotone o di lino; è metonimia* per indicare le vele della nave. nunc ratem: ora l alga leggera (levis alga) trattiene la nave arenata (eiectam ratem) . 173-176. Tempus ut moras Didone chiede a Enea di delegare a lei (manda mihi) la scelta del momento migliore per partire, affinché possa viaggiare con maggior sicurezza (certius): sarà lei stessa, paradossalmente, a costringerlo a salpare, quando sarà il momento, anche se lui, per assurdo, desiderasse restare. Subito dopo l eroina cerca idealmente alleati nei compagni di Enea (socii), i quali, stanchi per le lunghe peregrinazioni seguite alla caduta di Troia, chiedono un po di riposo (requiem poscunt), e nella flotta, che era andata quasi distrutta (laniata) e che ora è stata riparata soltanto a metà (semirefecta). certius: comparativo dell avverbio certe. nec te sinam: costruisci: nec ipsa sinam te manere, si cupies. classis postulat: la flotta viene quasi personificata: anch essa, come i compagni di Enea, sembra richiedere un piccolo rinvio (exiguas moras) della partenza. 489 Ogni testo antologizzato è accompagnato da un ampia analisi. L apparato di note è ricco ed esaustivo: non solo aiuto per tradurre, ma fonte di preziose informazioni per comprendere appieno i testi e per confrontarli in maniera significativa.

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea