1 CHIESA E IMPERO: POTERI A CONFRONTO

V ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ | CAPITOLO 2 1 Enrico IV in penitenza presso Matilde di Canossa, miniatura del XII secolo. Cristo consegna al papa e all imperatore rispettivamente la chiave di san Pietro e la spada, simboli del potere spirituale e temporale, miniatura trecentesca. CHIESA E IMPERO: POTERI A CONFRONTO LA CHRISTIANITAS Tutta la società dell Europa occidentale, ormai superato il primo millennio dalla nascita di Cristo, poteva dirsi pervasa da una comune convinzione religiosa che si traduceva in un insieme di fede e politica, di abitudini e di cultura e aveva la Chiesa romana quale suo centro di gravità: era la christianitas, la comunità dei credenti. Alla Chiesa spettava il compito di dare le regole e gli orientamenti riguardo alla vita e ai comportamenti quotidiani a ogni livello, dal più alto al più basso, della scala sociale. I Pipinidi prima e i Carolingi poi avevano contribuito a questa costruzione nel corso dell VIII e del IX secolo (> C0.5), con modi che spesso mettevano sullo stesso piano gli aspetti politici e quelli religiosi. Nel corso del X secolo, dopo la fine della dinastia carolingia, questo atteggiamento era proseguito, anche se la situazione stava evolvendo verso una complicazione dei rapporti fra potere civile e potere religioso. Da un lato sovrani e imperatori si ritenevano investiti della missione di proteggere la Chiesa e il popolo di Dio. Non esitavano perciò a intervenire come guide delle stesse gerarchie ecclesiastiche, per cui nominavano i vescovi oppure imponevano loro regole da seguire. Dall altro lato i vertici della Chiesa (vescovi e papa), forti del loro potere religioso, pur collaborando e sostenendo spesso i vari sovrani, ritenevano di avere una sorta di primato sul potere politico: visto che l anima era ritenuta superiore al corpo ne derivava la preminenza di chi custodiva le anime su chi governava i corpi. A partire da questo periodo sia il potere del papa sia quello dell imperatore andarono dunque delineandosi come poteri universali perché a entrambi spettava il ruolo di difensori dei valori dell intera christianitas. I VESCOVI I vescovi erano stati, come abbiamo visto (> C1.3), coloro che avevano garantito, con il loro prestigio, la sopravvivenza delle città, giunte sull orlo del collasso con la fine delle istituzioni romane. Oltre al loro compito pastorale avevano esercitato anche poteri di natura pubblica. Ne era derivato un atteggiamento che aveva profondamente modificato l assetto della Chiesa, visto che molti vescovi provenivano dagli ambienti aristocratici ed erano abituati, ancora al principio dell XI secolo, a esercitare poteri di tipo signorile e privato. Erano stati gli stessi imperatori della dinastia degli Ottoni alla fine del X secolo a concedere incarichi pubblici a figure vescovili: le cosiddette investiture . Da qui è derivata la consuetudine di denominare queste figure vescovi-conti : una definizione che necessita di alcune precisazioni. Si è ritenuto a lungo, infatti, che l uso di affidare ai vescovi quegli incarichi fosse dovuto al fatto che questi, non potendosi sposare, non avrebbero reso ereditaria la carica pubblica né il connesso beneficio. Ma, al di là del fatto che nell epoca ottoniana il celibato non era ancora un obbligo per il clero, in realtà l assegnazione di diritti di natura pubblica non comportava l assunzione del titolo di conte, né implicava la trasformazione dei vescovi in funzionari pubblici. 55 77636R_0000E01_INTE_BAS@0055.pgs 15.09.2021 13:05

Dai fatti alla Storia - volume 1
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Dal Medioevo all'Età moderna