Tua vivit imago - volume 1

LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI riesce tuttavia a dar prova di buon gusto acquistando, spesso a basso prezzo, opere in realtà preziosissime, quali un Cupido in marmo di Prassitele, un Ercole bronzeo di Mirone e due canefore di Policleto. Per l individuazione degli oggetti preziosi l ex questore si serviva di due consulenti, Tlepòlemo e Gerone, due fratelli di Cìbira (città della Frigia), uno cesellatore, l altro pittore, i quali si erano posti sotto la protezione di Verre quando questi si trovava come legatus in Asia al seguito di Cornelio Dolabella (nell 80 a.C.). Come cani da caccia (canes venaticos) i due fratelli «fiutavano e seguivano tutte le tracce così da riuscire in qualsiasi modo a scovare ogni oggetto, ovunque si trovasse (II, 4, 31). Verre usava i due Cibyrit ci canes (II, 4, 47) con uno scopo ben preciso: «affinché rubando si servisse delle proprie mani e dei loro occhi (II, 4, 33). Figure e strategie retoriche Per ottenere il proprio scopo Cicerone fa ricorso a un ampia serie di figure e di strategie retoriche: tra le prime possiamo ricordare il climax ascendente studium morbum et insaniam latrocinium (rr. 1-2) e l iperbole* per la quale nell intera Sicilia nessun oggetto prezioso o artistico sarebbe stato trascurato da Verre (rr. 5-9). Tra le seconde, l impiego di un dettato solenne (penditote, r. 3; scitote, r. 12) come forma di rispetto verso i giudici e l affettazione di parlare in modo diretto (Latine, come dice alla r. 12; oggettivo , diremmo oggi) e non accusatorio (accusatorie) proprio nel momento in cui si stanno pronunciando le accuse, che così vengono presentate già in partenza come dati di fatto. Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. Che cosa vuole dire Cicerone, quando, rivolgendosi alla giuria, afferma rem vobis propo nam, vos eam suo non nominis pondere penditote (rr. 2-3)? 2. Quali altri espedienti utilizza Cicerone, nel contenuto delle sue accuse, per richiamare l attenzione dei giudici sulle azioni criminose dell imputato? ! repetita iuvant L USO DELLE DOPPIE NEGAZIONI In latino, la presenza nella stessa frase di una doppia negazione (l avverbio di negazione e un pronome o un aggettivo come nemo, nihil, nullus oppure un altro avverbio negativo come nusquam o numquam, ma talvolta anche la negazione implicita in verbi come nescio, nego, nolo ecc.) porta all annullamento della negazione stessa e rende la proposizione affermativa. Perciò, per mantenere il senso negativo della frase, bisogna rendere positivo uno dei due termini: o mantenendo la negazione, ma sostituendo i pronomi, aggettivi e avverbi con i loro corrispondenti positivi (Nego in Sicilia tota, [ ] ullum argenteum vas, ullum Corinthium aut Delia cum fuisse, rr. 5-7); o eliminando la negazione e lasciando i pronomi, gli aggettivi e gli avverbi di senso negativo (dico nihil istum eius modi rerum in tota provincia reliquisse, rr. 11-12). N.B. Due negazioni non si annullano a vicenda quando una o più negazioni particolari (nec nec; neque neque; ne quidem) seguono una negazione generale: nihil in aedibus cuiusquam, ne in hospitis quidem, nihil in locis communibus, ne in fanis quidem (rr. 13-14). Svolgi&Verifica Esercizi interattivi 1. Inquadra il QRcode: riconosci, nei periodi proposti (tutti tratti da opere di Cicerone), i casi in cui una doppia negazione si annulla, esprimendo una frase di senso positivo; indica, invece, quando le due negazioni non si elidono a vicenda. ANALISI 3. Considera i tre sostantivi con cui Cicerone, all inizio di quest orazione, si riferisce al vizio di Verre (studium, morbum et insaniam, latrocinium). Che cosa denotano nella loro diversità? In che modo l oratore accentua ulteriormente l effetto prodotto dall uso di questo climax? 4. Attraverso quale figura retorica, alle rr. 5-9, Cicerone sottolinea i crimini di Verre? 578

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Età arcaica e repubblicana