Tua vivit imago - volume 1

L immagine viva dei classici latini L autore Cesare Tante occasioni per mettersi alla prova... Ogni testo antologizzato è accompagnato da un laboratorio didattico sia esso in pagina o in digitale che, accanto a domande di comprensione e analisi, propone esercizi pensati per attivare le competenze. Animali fantastici della Germania Quelli che qui Cesare ritrae sono animali sconosciuti per lui e per i suoi lettori: dovendoli descrivere, fa ricorso al confronto con animali più familiari ai Romani. Così, la renna è rappresenta ta come una sorta di incrocio tra un bue e un cervo, le alci sono raffigurate come grandi capre, gli uri come dei tori grandi quasi come elefanti. A suo modo, anche questa è una forma di interpretazione latina di realtà proprie di un mondo sentito come diverso, quale era quello dei popoli barbari: come le divinità celtiche sono assimilate a quelle del pantheon greco e latino, e come le istituzioni politiche e sociali dei Galli e dei Germani sono definite con gli stessi termini usati per quelle romane, così anche gli animali di quei territori sono descritti per mezzo dell analogia con quelli noti ai lettori di Cesare. Laboratorio sul testo COMPRENSIONE ammirar nuto (se ne possono rupestri della entazioni tra le pitture ) impossibile da otta di Lascaux in Francia i sono, secondo Cesare, addomesticare. Quali suoi rapporti con l uomo? 1. Quali sono gli elementi che contribuiscono a conferire alla selva Ercinia il selvaggio e quasi misterioso? suo carattere 2. Tra gli animali descritti da Cesare, certamente l uro è quello più strano e curioso, perché, in quanto estinto, stimola maggiormente la nostra fantasia. rappresenta to come un grosso bovino cornuto (se ne possono ammirare delle rappresentazioni tra le pitture rupestri della grotta di Lascaux in Francia) impossibile da addomesticare. Quali alla descriz sono, secondo Cesare, i suoi rapporti con l uomo? e di Faus RONTO TRADUZIONI A CONF 26 dedicato il passo del capitolo Leggi in lingua latina di Carlo Carena rr. 12-15 con quelle TRADUZI vici la piùONI A CONFRONTO Adriano Pennacini alle Quale ti sembra Leggi in lingua latina tra le tre traduzioni? del il passo del capitolo ne letterale 26 dedicato alla descrizione differenze più vistose traduzioAdriano Pennacini alle rr. 12-15 della renna. Confronta con quelle di Carlo Carena Proponi infine una tua la traduzione di differenze più vistose e di Fausto la più efficace e perché? Testo latino tra le tre traduzioni? Brindesi. Quali sono Quale ti sembra la più a tuo avviso le la più efficace e perché? vicina al testo originale? Proponi infine una tua Qual è, secondo te, traduzione letterale del passo. Carena Traduzione di C.Testo azion uc CA latino di un Traduzione di C. Carena Est bos cervi figura, cuius Traduzione di F. Brindesi 1. C è un bue con1. l aspetto cuius a 1. C è un bue con l aspetto i a esce media cheinter solofronte di un aures unum 1. Est bos cervi figura, 1. Vi è un quadrupede cervo e un corno solo cervo e un corno cornu simile al cerexsistit excelsius ,magisque che esce in unum vo, che porta in mezzo orecchie mezzo alla fronte tra tra le his, alla fronte, media fronte inter aures le orecchie, quae nobis nota sunt, mezzo alla frontedirectum tra le due orecchie, un più alto e diritto delle s magisque solo corno a noi corna a noi 2. ab eius summo sicut delle corna più alto e più diritto di cornu exsistit excelsiu note; 2. alla sommità quelli degli si allarga con animali sunt, più alto e diritto palmae ramique late diffunduntur. nota nobis con a noi noti, 2. che alla quae ramificazioni allarga siest feminae marisque 3. Eadem quasi palmate. 3. La somdirectum his, mità si divide, come una note; 2. alla sommità femmina ha la stessa palma, in natura, eadem forma summo sicut struttura del eius 3. . ab 2. magnitudo: rami palmate di grande cornibus maschio, stessa forma estensione. 3. Uguaramificazioni quasi e stessa le è la corporatura del diffunduntur. estensione di corna. maschio e struttura del palmae ramique late della femmina, ed uguali femmina ha la stessa anche la marisque grandezza e la forma e stes formaENZE COMPET 3. Eadem est feminae delle corna. ATTIVE maschio, stessa magnitudoPer approfondire Il CI V brano descrive alcuni natura, eadem forma estensioene Idi corna. animali che popolano animali reali ma sconosciuti la selva Ercinia: si tratta ai lettori di Cesare, e di quindi quasi realistico. Tra que cornuum. Esercizi di traduzioni a confronto educano la sensibilità nell approccio a un testo letterario in una lingua diversa dalla propria. Ed E MPETENZE ATTIV fantastici , presentati questi compaiono gli in modo non uri, che vivevano in Europa OBIETTIVO tempo. Purtroppo, in e che si sono estinti seguito ai mutamenti da diverso LA VITA climatici o all alterazion all inquinamento, molte e dell habitat naturale specie animali sono SULLA TERRA dovuto state condannate all estinzione Scienze affronta questo argomento; prepara . Con il tuo docente almeno una decina di di alcune delle specie animali slides su PowerPoint europee ormai estinte che mostrino e le possibili cause che hanno portato alla loro scomparsa. 15 alcuni animali c fondire Il brano descrive Cesar conosciuti ai lettori di ! 727 E inoltre... repetita iuvant VERSO L ESAME V DI STATO LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI Un valido aiuto per ripassare aspetti significativi della grammatica o della sintassi durante lo studio dei testi in latino dei grandi autori. ! repetita iuvant LA COSTRUZIONE PERIFRASTICA PASSIVA In latino è chiamata costruzione perifrastica passiva l unione del verbo essere con il gerundivo (Mihi vero, patres conscripti, iam etiam optanda mors est, rr. 8-9). Tale costrutto sintattico è usato per esprime l idea di necessità, obbligo o dovere di un azione. Sono ammesse due costruzioni: N.B. la costruzione personale è tipica dei verbi transitivi sia attivi che deponenti e presenta il gerundivo al nominativo concordato con il soggetto, così come il verbo essere; Con i verbi utor, fruor, fungor, potior e vescor si usa la forma impersonale della perifrastica passiva. la costruzione impersonale è tipica dei verbi intransitivi e presenta il gerundivo al neutro singolare nella forma dei casi diretti, unito alla terza persona singolare del verbo essere. In entrambi i casi la persona su cui ricade l obbligo dell azione è espressa in dativo, definito d agente, dato il valore passivo del costrutto. L Palestre delle competenze Le preparano all Esame di Stato con: p Se il verbo utilizzato regge il dativo, per evitare confusione anziché il dativo d agente si trova l ablativo introdotto da a/ab; frequente è anche l ablativo semplice, se anziché di persona si tratta di cosa. Svolgi&Veri ca l analisi e l interpretazione di un testo letterario; l analisi e la produzione di un testo argomentativo. Esercizi interattivi 1. Inquadra il QRcode: rintraccia nei periodi proposti le costruzioni perifrastiche passive e sottolinea, se è presente, il dativo d agente. Indica infine se la costruzione è personale DDI esercizi interattivi con QRcode ! ... accompagnate da aiuti allo studio L INCONTRO CON L AUTORE T1 La parola alla Natura 945 LATINO ITALIANO tratto da De rerum natura III, 931-951 Audio vividezza la ricchezza del retroscena letIn questo celebre passo emergono con particolare LETTURA espressive. Nel presentare una proterario di Lucrezio e l audacia delle sue sperimentazioni personificata, Lucrezio si inserisce in sopopea della Natura, vale a dire una sua astrazione nel annovera l esempio dotto di Platone, il quale una tradizione ricca e insieme variegata, che contemporaneo come Varrone (che fa parlare Critone dava corpo e parola alle Leggi, o di un condivide con questi modelli l interesse per l Infamia e la Verità nelle Satire Menippee). Lucrezio attraverso le quali sviluppa una critica serrata la vivacità dialettica e il ricorso a immagini forti, terrore della morte che domina coloro che non e filosoficamente rigorosa dell eccessivo e incomprensibile hanno ancora aderito appieno all epicureismo. De n que s vo ce m|re ru m na tu ra re pe nte Metro: esametri 935 940 Denique si vocem rerum natura repente mittat et hoc alicui nostrum sic incre pet ipsa: aegris «quid tibi tanto operest, mortalis, quod nimis fles? luctibus indulges? Quid mortem congemis ac Nam si grata fuit tibi vita anteacta priorque et non omnia pertusum congesta quasi in vas commoda perfluxe re atque ingrata interie re, cur non ut plenus vitae conviva recedis aequo animoque capis securam, stulte, quietem? Sin ea quae fructus cumque es perie re profusa vitaque in offensast, cur amplius addere quaeris, omne, rursum quod pereat male et ingratum occidat non potius vitae finem facis atque laboris? parlare Se infine la natura a un tratto cominciasse a modo: e muovesse rimprovero a uno di noi in questo «Che cosa ti sta così a cuore, o mortale, che indulgi la morte? in modo eccessivo al dolore, e piangi e lamenti Se infatti la vita trascorsa finora ti è stata gradita, e se tutte le gioie, quasi accolte in un urna incrinata, sgradevoli, non fluirono via, né si persero ormai divenute della vita sazio commensale come perché non ti allontani riposo? e a cuore sereno non prendi, o stolto, un sicuro nel nulla, dissolto e perito è goduto hai Se invece tutto ciò che aggiungere e la vita ti è in uggia, perché cerchi ancora di tramonto totale, ciò che avrà triste fine, a sua volta, e un ingrato e piuttosto non poni fine alla vita e ai tuoi affanni? 931-943. Denique laboris? quid est quod: equivale a cur, ma la lunga perifrasi* ha sapore colloquiale. omnia vas: Lucrezio si riferisce al mito delle Danàidi, cui fa esplicito riferimento poco PROSOPOPEA Lucrezio sveste i panni del è maestro e lascia la parola alla Natura in persona: lei che ora si rivolge ad alicui nostrum, cioè a ognuno di noi (il destinatario del suo discorso è dunque quelogni essere umano), per cercare di infondere dalla lo che è l insegnamento più difficile, liberarsi rivolpaura della morte. La Natura, personificata, si ge agli uomini con tono incalzante e prova a indicare loro la strada giusta per liberarsi dall ignoranza. 950 omnia si perges vivendo vincere saecla, atque etiam potius, si numquam sis moriturus , quid respondemus, nisi iustam intendere litem naturam et veram verbis exponere causam? di esperienze. Tutto quanto difatti io escogiti e possa inventare le stesse. che ti piaccia, non serve: le cose sono sempre e le tue membra stremate Se il tuo corpo non è oramai putrido di anni, le stesse. non languono, le cose tuttavia resteranno sempre Durasse la tua vita sino a vincere tutte le stirpi, o anche piuttosto non dovessi morire giammai ; che cosa rispondiamo, se non che la natura rivolge un accusa legittima ed espone una causa fondata? (trad. L. Canali) LINGUAGGIO GIURIDICO Lucrezio usa (è spesso metafore tratte dal linguaggio legale nota, d altronde, la propensione del latino per a forme espressive concrete, legate in origine realtà materiali), come i termini lis ( contestazioil ne ) e causa ( controversia ). In questo passo discorso della Natura è visto come un accusa giudiziaria (iustam intendere litem), di fronte alla quale l imputato (il mortale che si lamenta) non a può che ammettere il proprio torto. Il ricorso il termini tecnici della lingua giuridica fa sì che ine solenne più tono della Natura risulti ancor confutabile. L Incontro con l autore apre la sezione antologica di ogni grande autore. Un analisi visiva mette a fuoco gli elementi essenziali dello stile e della poetica. Fra oggettività e propaganda Cesare rifugge, tuttavia, teristici della historia dagli abbellimen vera e ti retorici caratcato è quello dell oggett propria e da espressioni apertament e valutative: l effetto ività della narrazione ricerpersona nel parlare , ottenuto anche di sé stesso, che grazie al ricorso segna un netto distacco alla terza discusso delle deformazio dai fatti narrati. ni celate dietro questa Si è molto opere cesariane sono apparente oggettività: strettamente legate sicuramente le due all azione politica propagandistica del loro autore e è indubbia; tuttavia la loro finalità non si può parlare tosto di omissioni, di vistose falsificazion anticipazioni, attenuazion i, ma piut( pp. 751 e 763). i tese a giustificare l operato del condottiero Temi ricorrenti nei commentarii cesariani Nei temi, relativi soprattutto all analisi dei comportam commentarii di Cesare ricorrono alcuni usi e costumi di enti degli uomini: popoli diversi da siano essi intesi come quello romano, ( T5); siano essi quelli osservati con lo degli ufficiali e dei sguardo dell etnogra comandanti militari, pio dipendono spesso fo dalle cui scelte e dal le sorti delle battaglie cui eseme delle guerre ( soldati, colti nel loro T15 e T21); siano rapporto con il proprio essi quelli dei ne, quelli degli avversari comandante ( T19, T23 e T24); politici, di cui vengono siano essi, infimesse in luce meschinità Talvolta emerge invece nella narrazione e debolezze ( T16). un elemento estraneo tuna ( T13). Questa, secondo alle logiche umane: Cesare, determina la forè l elemento impondera dei repentini cambiamen bile che sfugge al ti di situazione: controllo e alla razionalità oppone la virtus, richiamata innumerevo umana. Alla fortuna li volte, soprattutto ai soldati, ma riconosciut si nei discorsi e nelle esortazioni a non di rado anche agli avversari. ARCAISMI Tutto il passo è costellato di arcaismi morfologici (perfluxe re, interie re, perie re) che conferiscono una patina arcaizzante ed epica alla lingua di Lucrezio. DI TRIBA La metafora della vita come banchetto è un immagine tipica della diàtriba*, e lo è anche stull apostrofe* diretta all interlocutore (mortalis e te), caricata in questo caso di una certa aggressività Nache è un tratto chiave dell atteggiamento della tura nei confronti del destinatario della sua rhesis. L INCONTRO CON STRUTTURA RAZIONALE E ARGOMEN- linguaggio legale Nelle pagine di trattazione, sintesi IN BREVE aiutano a organizzare le informazioni. struttura argomenta tiva arcaismi Il discorso della Natura esemplifica bene il serrato argomentare consequenzialità delle lucreziano, basato tesi proposte. La struttura innanzitutto su una logica e razionale è retorici e stilistici tesi logica arricchita tuttavia da a rafforzare l argomentaz una serie di espedienti ione: tra i primi oltre, postrofe* all interlocuto sul piano generale, re, l impiego di metafore* alla prosopopea l a(la vita come banchetto, vita), di iperboli* (vv. 948-949) e domande l urna che contiene retoriche (vv. 950-951), le gioie della ripetute, con qualche nonché il ricorso a variazione, a breve sentenze lapidarie, distanza (eadem sunt vv. 945-947). talora omnia semper eadem tamen omnia restant, Sul piano stilistico, sono da notare soprattutto persona plurale in -e la frequenza degli arcaismi re), che contribuiscon (come i perfetti indicativi o alla solennità del pre tese a porre in di terza tono; e le allitterazioni*, rilievo uno o entrambi non moltissime i termini verbis, v. 951). che lega (finem facis, ma semv. 943; vivendo vincere, v. 948; veram Di notevole rilievo espressivo sono, inoltre, i frequenti che rendono il discorso impieghi di termini tecnici della Natura una vera ricavati dal linguaggio e propria requisitoria, ciate le sue prime parole legale, già a partire dal verbo (increpare, rimproverare con cui sono annun , al v. 932). L uso insistito di pronomi (nostrum) e di verbi coniugati alla prima della strategia stilistica persona plurale (respondemu e retorica con la quale s), infine, è parte il narratore vuole coinvolgere al contempo sé stesso nel novero dei discendenti. il lettore in prima persona, includendo mento mitologico contribuisce a screditare l atteggiamento qui esecrato dalla Natura. ingrata: questo termine, come pure il grata al v. 935, è stato interpretato in due modi diversi: come participio ( non ringraziata ) I TEMI DI LUCREZ IO 472 invito all autarchia liberazione dai vani terrori e desideri Il nocciolo teorico del discorso pronunciato dalla Natura è semplice quanto più possibile ma ineccepibile: il desiderio il corso della vita si scontra con la sostanziale di prolungare possono esperire; a finitezza delle forme nulla giova subire gli di piacere che gli uomini stenti dell età avanzata, comunque derivarne. soprattutto visto che Il timore della morte, nessun nuovo piacere anzi, il desiderio irrazionale prensibile se la vita può è funestata da dolori di prolungare la vita, e affanni. Questo schema è ancor meno comdalla teoria epicurea, logico, che deriva senza si sviluppa nella prosopopea mutamenti di rilievo della Natura grazie cui l uomo deve sapersi all immagine della vita allontanare una volta come banchetto da sazio (vv. 938-939). all autarchia e alla moderazione richiesta una forza psicologica che devono di tipo interiore, in un terrori e vani desideri. essere in grado di liberare invito il discepolo di Lucrezio Paradossalmente, la da vani causa di molte paure umane, la morte, non liberazione dai mali. va temuta, bensì considerata Essa, infatti, è in grado di porre fine alle sofferenze un inevitabile vita felice deve essere presenti o future. Anche pronto a morire, dal momento che il ricordo chi ha avuto una perché quest ultimo dei piaceri passati è è generalmente tanto esso stesso un piacere più intenso quanto chiusura di un libro, e più è temporaneo. il terzo, nel quale Lucrezio Tali considerazioni appaiono ha cercato di dimostrare ossia l irragionevole in uno dei fondamenti zza della paura della della filosofia epicurea, morte. in breve a un racconto che risulti oggettivo, pur orientandolo secondo i propri scopi politici. Cesare indaga gli atteggiamenti umani nelle varie situazioni e il contrasto tra fortuna e virtus. Argomento e data di composizione I primi sette libri presentano il resoconto dei Commentarii delle campagne militari de bello Gallico fra il 58 e il 52 di Cesare in Gallia Non è chiaro se a.C., ovvero fra la nel periodo compreso campagna contro il De bello Gallico Vercingetorìge. Ciascun gli Elvezi e la resa libro è dedicato a del capo dei Galli sia stato composto un anno (l ottavo morte di Cesare, libro, aggiunto da copre gli anni 51 di getto oppure e 50, colmando così Irzio dopo la bello civili). I tempi anno per anno, la lacuna tra il De di composizione bello Gallico e il De di quest opera sono dal 58 al 52 a.C. gli studiosi: secondo tuttora oggetto di alcuni il De bello discussione Gallico sarebbe stato 52-51 a.C., mentre scritto di getto nell inverno fra altri ritengono che la composizione le pause invernali del sia avvenuta anno della guerra. A favore per anno, durante di questa ipotesi traddizioni interne sono state evidenziate all opera, difficilmen alcune con te spiegabili se la VIDEO brevi. Inoltre è stata scrittura fosse avvenuta ravvisata una evoluzione in tempi rispondente alle nello stile, dapprima caratteristiche dei scarno (e quindi commentarii come maggiori concession più appunti), poi sempre i agli artifici retorici. più curato e con Una terza possibilità annualmente i resoconti, è che Cesare abbia per poi riordinarli abbozzato insieme in un secondo Cesare: il momento. De bello Gallico I contenuti e la finalità dell opera Certamente come un eccezionale strumento di propagand il De bello Gallico è concepito dall autore Cesare intende dimostrare Pur rappresentand a: come vedremo o nella sezione antologica, la necessità di una le campagne ( T2 e T3), che campagna bellica, gli porterà una grande presentata come in Gallia in ottica preventiva gloria, innalzando Seguendo una consolidata lo a un enorme posizione propagandistica, tradizione storiografica di potere. Cesare colo a.C. , risalente allo storico testimonia i pp. 698-699), Cesare greco Erodoto (V inserisce inoltre nel valori culturali excursus geografici seresoconto della campagna ed etnografici (rispettivam e militari dei propri militare degli Britanni T9), consapevol ente sui Galli T4 nemici. e dell interesse dei T5 T6 Romani per i popoli con cui egli si va misuran- L autore Cesare orici caratfetto riceralla terza i è molto te le due finalità iut- in breve Cesare mira a un racconto che risulti oggettivo, pur orientandolo secondo i propri scopi politici. I SAPERI FONDAMENTALI Cicerone LA SINTESI Audio 474 [ L autore Cesare Cesare mira IL DE BELLO GALLICO L AUTORE LO STILE DI LUCREZ IO TATIVA Il discorso della Natura, così come l intero poema di Lucrezio, si costruisce su un rigoroso impianto logico, finalizzato a strutturare il ragionamento in modo razionale e inconfutabile. La Natura afferma che chi ha avuto una vita piena e soddisfamocente può ritenersi fortunato di andarsene al mento giusto, nel pieno della sua felicità; al contrario se non si è mai potuto godere di nulla nella propria La esistenza, è illogico volere che questa prosegua. Natura sta qui svolgendo un ragionamento astratto, suddiviso in due parti complementari, per mostrare al suo interlocutore le dirette conseguenze logiche di due opposti (ma entrambi errati) atteggiamenti di verso la vita: esserle troppo attaccati tentando in aggiungere qualcosa a ciò che si è già posseduto abbondanza e desiderare di prolungarla per avere goduto. è si non ancora cui di ciò oltre (vv. 1008-1010), e ancora nel sesto libro (vv. 20-21). Le Danàidi, figlie di Dànao, avevano ucciso i mariti nella prima notte di nozze, ed erano state condannate a riempire in eterno un vaso forato. Il riferi- SENTENTIA EPIGRAMMATICA La Nala tura esprime qui, in forma epigrammatica, la ragione essenziale del suo rimprovero, ossia finitezza della vita e la necessità di accettarla, condensando in pochissime parole un aspetto essenziale del cosmo epicureo (eadem sunt ome nia semper, tutte le cose sono sempre uguali ) la verità psicologica che ne deriva per necessità. a Se è vero che la Natura rimane sempre uguale sé stessa, anche una vita estremamente lunga permetterà comunque di vivere un numero finito Nam tibi praeterea quod machiner inveniamque, quod placeat, nil est; eadem sunt omnia semper. Si tibi non annis corpus iam marcet et artus confecti languent, eadem tamen omnia restant, RIPASSO Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino nel 106 a.C., da un agiata famiglia laziale di rango equestre. A Roma compie studi di retorica con illustri maestri e inizia il tirocinio forense, debuttando come avvocato già nell 81 a.C. Tra il 79 e il 77 a.C. perfeziona gli studi di filosofia e affina la tecnica retorica in Grecia. Rientrato a Roma intraprende il cursus honorum: nel 75 a.C. è questore in Sicilia, nel 69 a.C. è edile, nel 66 a.C. è pretore, nel 63 a.C. ottiene il consolato insieme a Gaio Antonio Ibrida; in quell anno sventa la congiura di Catilina e per questo viene salutato come pater patriae. In contrasto con la politica dei primi triumviri, si ritira in volontario esilio per rientrare a Roma nel 57 a.C., e qui pronuncia due orazioni di ringraziamento al Senato e al popolo romano. Nella guerra civile fra Cesare e Pompeo si schiera con il perdente Pompeo e si ritira di nuovo dalla scena politica. Dopo l assassinio di Cesare, nel 44 a.C., pronuncia una serie di orazioni contro Antonio che gli costeranno la vita: sarà ucciso l anno dopo dai sicari di quest ultimo. ] Alla fine delle unità: sintesi mappa temi chiave illustrati dei grandi autori LA VITA I SAPERI FONDAMENTALI Cicerone I TEMI LA MAPPA LA FEDE NELLA RES PUBLICA T5 T10 T17 T18 T19 T20 T21 T23 T24 T25 T26 T29 La dimensione pubblica e politica è centrale in tutti gli scritti ciceroniani, comprese le lettere private o i trattati filosofici: in tutta la sua vita e la sua opera Cicerone ha come stella polare la fede nella res publica, intesa come bene comune cui tutti i cittadini hanno il dovere di contribuire. Questa convinzione emerge esplicitamente soprattutto nel De re publica (T17, T18, T19, T20) e nel De officiis (T21, T23, T25, T26), ma si coglie in controluce anche in molte orazioni (T5, T10), negli scritti di filosofia (T24), nell epistolario (T29). LA VIS ORATORIA LE OPERE T1 T2 T3 T4 T5 T6 T7 T8 T9 T10 T11 T12 T13 T14 T15 T16 T33 L attività a cui Cicerone si dedica tutta la vita e che gli procura grande fama presso i contemporanei è quella oratoria. Ci sono pervenute 58 orazioni delle oltre 100 che ha pronunciato o scritto, appartenenti ai tre generi deliberativo, giudiziario ed epidittico. Tra le principali ricordiamo le Verrinae, le Catilinariae e le Philippicae. All attività oratoria dedica anche alcuni trattati (De inventione, De oratore, Brutus, Orator, De optimo genere oratorum), per lo più in forma dialogica, in cui afferma l importanza di una solida preparazione filosofica per un oratore, nella convinzione che l eloquenza sostenuta dalla sapientia sia in grado di incivilire i popoli e portare alla concordia ordinum. Riprende dalla filosofia greca e sviluppa in questi testi il concetto di humanitas, cioè l ideale di una cultura non solo letteraria, ma che sappia coniugare la conoscenza teorica con l esperienza pratica. Nel primo periodo di esilio volontario (54-51 a.C.) scrive due dialoghi di filosofia politica, il De re publica e il De legibus, in cui analizza e giudica diversi modelli di governo. Partendo dall assunto che la riflessione filosofica deve essere commisurata alle esigenze della realtà politica e istituzionale, e rispondere agli interessi pragmatici della cultura romana, ossia superate l antitesi tra vita contemplativa e vita attiva, arriva a concludere che la forma migliore di res publica è quella realizzata a Roma all epoca degli Scipioni, indicandola quale modello da seguire in tempi di crisi e degrado. Negli ultimi anni della vita, isolato durante la dittatura di Cesare (46-44 a.C), si dedica a problematiche etico-filosofiche con una serie di scritti e dialoghi (tra i quali il De finibius bonorium et malorum, le Tusculanae disputationes, il De natura Testi PLUS Una creatura spietata e mostruosa Sassia La teoria e la pratica dell arte oratoria costituiscono una parte significativa della produzione ciceroniana: le orazioni scandiscono la sua intera carriera politica, con i tre grandi capolavori le Verrinae (T2), le Catilinariae (T3, T4) e le Philippicae (T5, T6) accompagnati da tanti altri testi non meno importanti (T1, T7, T8, T9, T10, T11). Accanto alla vis delle orazioni si trova la riflessione sull eloquenza, vista come strumento in grado di apportare benessere alla res publica così come ai singoli cittadini che ne sappiano fare uso con saggezza (T12, T13, T14, T15, T16, T33). LA FILOSOFIA COME CONSOLATIO E COME IMPEGNO Testi PLUS Il proemio del De natura deorum Un modello di onestà e virtù T17 T18 T19 T20 T21 T22 T23 T24 T25 T26 T27 Lo studio della filosofia e la scrittura di opere di divulgazione, riflessione e discussione filosofica nascono come forma di compensazione e consolazione della rinuncia forzata all attività politica, ma divengono a loro volta una forma di impegno al servizio dello Stato, come Cicerone spiega in un brano del De divinatione (T24): lo sono più direttamente nelle opere di riflessione politica come il De re publica (T17, T18, T19, T20), e nelle opere di argomento etico o teologico, dove lo studio e la riflessione appaiono come contributo alla formazione dell uomo politico e del cittadino (T21, T22, T23, T25, T26, T27). MARCO TULLIO CICERONE (106-43 aC.) Pensiero e stile salutato come pater patriae, è fautore di un pensiero politico conservatore, rispettoso del mos maiorum, della tradizione, dei valori dell aristocrazia la sua opera è un esempio di stile e un modello di scrittura latina in prosa, erudita e impegnata il suo stile è fondato sulla concinn tas (equilibrio e armonia), a cui corrisponde un periodare complesso ipotattico Orazioni (58 pervenute su più di 100 pronunciate o scritte, fra giudiziarie, deliberative e dimostrative); è il genere più legato alla sua attività politica e a cui deve la sua chiara fama fra i contemporanei Pro Sexto Roscio Amerino (80 a.C.) Pro Caelio (56 a.C.) Pro Sestio (56 a.C.) Pro lege Manilia (80 a.C.) Pro Milone (53 a.C.) Verrinae (70 a.C.) Philippicae (43 a.C.) Catilinariae (63 a.C.) Trattati sull arte oratoria Sono il tentativo di dare una sistemazione teorica all arte oratoria, e un invito a sostenere l eloquenza con una vasta cultura filosofica, storica e politica De inventione (circa 85 a.C.) Orator (46 a.C.) De oratore (56-55 a.C.) De optimo genere oratorum (forse 46 a.C.) Brutus (46 a.C.) Trattati di filosofia politica due trattati in forma di dialogo in cui si afferma la funzione pratica della filosofia e la sua subordinazione all attività politica De re publica (51 a.C.) De legibus (56-43 a.C) Epistolario 864 epistole a parenti, amici, uomini politici. Primo esempio di epistolario privato del mondo antico L AMICIZIA E LA FAMIGLIA T7 T27 T28 T29 T30 T31 T32 L imponente epistolario ciceroniano testimonia l enorme importanza dei legami familiari e dei rapporti di amicizia nella vita di Cicerone (T28, T29, T30, T31, T32): un tema, quest ultimo, affrontato anche in sede di riflessione teorica con il dialogo Laelius de amicitia (T27), mentre un esempio di amicizia volta al male è quella con la quale Catilina legava a sé i suoi sodali (T7). 670 672 Opere filosofiche negli ultimi anni della vita, politicamente emarginato, fra il 46 e il 44 a.C., scrive riflessioni sulla filosofia e sulla sua funzione educativa e dialoghi morali e sulla religione De finibus bonorum et malorum De officiis Tusculanae disputationes De natura deorum Cato Maior de senectute De divinatione Laelius de amicitia De fato 673

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.