Uomo, ambiente e tecnologia - L’acquedotto romano

12 Storia biennio V1.qxp_Layout 1 12/01/24 12:02 Pagina 350 350 12. La crisi della repubblica L acquedotto romano ROMA POTENZA DEL MEDITERRANEO I Romani assimilarono e rielaborarono tecniche e conoscenze da tutti i popoli che conobbero e conquistarono. Svilupparono, in particolare, no a diventarne maestri nel mondo, la capacità di costruire strade e acquedotti. Utilizzando le tecniche apprese dagli Etruschi, si preoccuparono sempre di garantire che ogni loro insediamento fosse salubre. Roma e gli accampamenti stabili, poi le colonie e le città occupate dovevano avere una regolare fornitura di acqua potabile e un sistema di fognature separato ed efficiente, perché la città non fosse inquinata dagli scarichi. UOMO, AMBIENTE E TECNOLOGIA Lo sbocco nel Tevere della Cloaca Massima a Roma. Sfruttando la pendenza del terreno, le acque erano trasportate lungo condotte sotterranee, soprattutto nei territori dove le estati erano calde e l acqua corrente si sarebbe scaldata. Nei punti in cui non era possibile sfruttare la pendenza del terreno, si costruivano viadotti sopraelevati. Le condutture principali erano in pietra e a intervalli regolari si trovavano serbatoi di raccolta che servivano anche per far decantare l acqua, cioè per lasciare depositare la sabbia ed eventuali altre impurità. Altre vasche servivano per distribuire l acqua alle diverse diramazioni. Se il dislivello da superare era maggiore, le tubazioni, appoggiate a una rampa in muratura, erano fatte scendere no a valle; la pendenza era calcolata in modo tale da imprimere all acqua una forza sufficiente per risalire lungo la pendenza dell altra parte e colmare un nuovo serbatoio. Si cercava di ricorrere al minor numero possibile di gallerie, dato che la costruzione era difficile, pericolosa e costosa. Acquedotto romano.

Tempi ed eventi - volume 1
Tempi ed eventi - volume 1
Dalla preistoria a Giulio Cesare. Capitolo DEMO: 4. La polis: una terra, una cultura