1. La trasformazione della società romana nel II secolo a.C.

12 Storia biennio V1.qxp_Layout 1 12/01/24 12:02 Pagina 331 ROMA POTENZA DEL MEDITERRANEO 1. La trasformazione della società romana nel II secolo a.C. 1. La trasformazione della società romana nel II secolo a.C. COMPITO DI REALT I grandi proprietari terrieri costituiscono l aristocrazia senatoria. I cavalieri, ricchissimi, sono esclusi dalla carriera politica. A partire dal 367 a.C., quando i plebei erano stati ammessi al consolato, le differenze giuridiche tra patrizi e plebei erano state via via cancellate. Restava però la differenza tra la massa di gente comune piuttosto povera o poverissima e la minoranza dei ricchissimi, patrizi o plebei, che appartenevano alla prima centuria e che avevano un console tra gli antenati. Queste persone si definivano nobiles, cioè nobili , che significava conosciuti . I nobili formavano un aristocrazia senatoria di grandi proprietari terrieri, erano cioè gli unici che potevano entrare a far parte del senato. La minoranza di ricchissimi comprendeva anche un numero sempre più grande di equites, cavalieri, che però erano esclusi dalla carriera politica perché erano mercanti e imprenditori. Per tutelare i loro affari, gli equites avevano invece bisogno di influenzare la politica della repubblica e quindi tra di loro il malcontento era forte. 1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false. 1. Nel II secolo a.C. non vi erano più differenze giuridiche tra patrizi e plebei. 2. Il termine latino nobiles indicava i nobili di Roma. 3. Nobiles ed equites formavano il senato. 4. I senatori possedevano grandi proprietà terriere. 5. La classe sociale delle persone più ricche comprendeva anche gli equites. V F Gli schiavi sono privi di diritti politici e sono sempre più numerosi. Dalla fine del II secolo a.C., a Roma e in tutta la penisola gli schiavi erano diventati così numerosi da costituire un vero e proprio gruppo sociale, anche se in realtà nessuno li considerava persone. Trattati come una proprietà, non avevano diritti di alcun tipo. Il commercio di schiavi era molto fiorente: i mercanti compravano prigionieri di guerra o bambini abbandonati nei mercati lontani, soprattutto quelli orientali (il centro del mercato di schiavi era l isoletta di Delo nell Egeo), e li rivendevano a Roma. Il prezzo di uno schiavo variava a seconda delle qualità: per un buon precettore greco perfettamente bilingue si chiedevano somme enormi, circa 700.000 sesterzi, contro i 2000 di uno schiavo comune. Costavano molto anche contabili e amministratori e quanti avevano competenze professionali: carpentieri e fabbri, parrucchieri e vasai, tessitrici e orefici, sarti e sarte e così via. Insomma, gli schiavi istruiti e competenti avevano un grande valore, a differenza di quanti svolgevano solo lavori di fatica. 2. Quale risorsa rappresentavano gli schiavi per Roma? 331 Una nave carica di schiavi è appena arrivata da Delo. Il mercante non va subito al mercato a Roma. Alloggia tutti per qualche giorno in un magazzino di sua proprietà; qui mangiano, riposano, si lavano e indossano tuniche nuove e pulite: l uomo ci tiene che la sua merce si presenti bene per ottenere un buon prezzo. La sera prima di partire, due schiave parlano tra loro: una contadina greca, e una più giovane, di buona famiglia, che ha certo studiato (infatti parla latino). Immagina il loro dialogo, in cui cercano di farsi coraggio a vicenda.

Tempi ed eventi - volume 1
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Dalla preistoria a Giulio Cesare. Capitolo DEMO: 4. La polis: una terra, una cultura