Tempi ed eventi - volume 1

09 Storia biennio V1.qxp_Layout 1 12/01/24 11:53 Pagina 265 ROMA CONQUISTA LA PENISOLA 7. La religione dei Romani Prima di ogni decisione importante, i Romani si rivolgono agli dèi offrendo loro sacrifici. La religione ha molta importanza e un valore pratico. I Romani, come gli Etruschi, si preoccupavano di non contrariare la volontà degli dèi e attribuivano grande importanza ai presagi, che potevano essere un sogno oppure qualsiasi cosa venisse considerato un segno . Perciò prima di ogni decisione di un certo peso (per esempio, prima di una votazione o di una battaglia), i magistrati romani si rivolgevano agli dèi offrendo loro sacrifici di animali sia per trarne auspici, cioè per sapere se gli dèi erano favorevoli o no a una determinata decisione, sia per assicurarsi l aiuto divino, in cambio delle offerte fatte. La cerimonia del sacrificio prevedeva un complesso rituale e si concludeva con l esame delle viscere dell animale, che i sacerdoti interrogavano per trarne auspici, secondo l usanza appresa dagli Etruschi. I sacerdoti erano magistrati eletti dalle assemblee e le cerimonie erano organizzate dallo Stato. Nei sacrifici non contava tanto l intenzione dei fedeli, quanto il valore degli animali sacrificati e la precisione con cui il rituale era eseguito. Più ricca era l offerta e più sontuoso il cerimoniale, più gli dèi sarebbero stati soddisfatti e avrebbero ricambiato gli offerenti con il loro aiuto. La religione quindi non era mai una questione individuale, bensì rituale, sociale e politica. Perciò, per i Romani, come per molti altri popoli dell antichità, la costante preoccupazione di ingraziarsi gli dèi non era dovuta a una grande attenzione per il lato spirituale della vita, ma solo ad aspetti pratici. La gente comune consultava gli dèi per avere indicazioni sul giorno adatto per partire o per sposarsi, sul luogo più adatto per costruire, sull opportunità di concludere un certo affare. Il canto di una cornacchia o di un gufo, lo scoppio di un fulmine, l ingresso in casa di un cane nero, la rottura di un anfora o l incrinatura di una trave erano considerati presagi di sventura. Certamente in alcuni casi si trattava di danni (l anfora andava sostituita e ciò che conteneva era ormai perduto, la trave era da riparare, non bisognava lasciare la casa aperta perché chiunque avrebbe potuto introdursi nell abitazione), in altri non è affatto chiaro il mo- Il sacrificio detto suovetaurilia (maiale, pecora, toro) raffigurato in un rilievo dell ara di Domizio Enobarbo, conservato al Louvre. 265

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Dalla preistoria a Giulio Cesare. Capitolo DEMO: 4. La polis: una terra, una cultura