Diritto ed economia. Istruzioni per l’uso – Per il settore

Educazione civica Alla fine del 1984 Falcone ottenne le prove che gli consentirono di arrestare il politico mafioso Vito Ciancimino con l accusa di associazione mafiosa e corruzione. In quell occasione Caponnetto venne informato che dal carcere era partito l ordine di uccidere Falcone e il collega-amico Paolo Borsellino e pertanto li fece trasferire immediatamente nel carcere dell Asinara insieme alle loro famiglie. Il maxiprocesso Nel febbraio del 1986 ebbe inizio il maxiprocesso a Cosa Nostra, in un aula bunker in cemento armato appositamente costruita per ospitare un processo contro ben 475 imputati (accusati di 120 omicidi, traffico di droga, estorsione e associazione mafiosa). Molte delle prove su cui si basava il processo provenivano dal collaboratore di giustizia Tommaso 225 Buscetta, il mafioso latitante catturato in Brasile due anni prima. Alla fine del 1987 fu emanata la sentenza, che inflisse 19 ergastoli e 2665 anni di carcere a 339 imputati. Nel 1989 Falcone sfuggì a un attentato nella sua villa sul mare. Nel 1991 venne chiamato a Roma al ministero di Grazia e Giustizia per rivestire il ruolo di direttore degli Affari Penali. In quel periodo collaborò alla costituzione di un ufficio centrale nazionale, che prenderà poi il nome di Direzione Nazionale Antimafia, per garantire il coordinamento delle indagini. Nello stesso periodo si avvertì la necessità di impedire la comunicazione tra i boss in carcere e i mafiosi in libertà: nacque così il cosiddetto carcere duro (regime carcerario dell art. 41-bis), una forma di carcerazione differenziata che prevede il totale isolamento per mafiosi e terroristi. La strage di Capaci Il 23 maggio 1992, Falcone e la moglie Francesca, di ritorno da Roma con un aereo dei servizi segreti, atterrarono a Palermo, dove li attendevano le tre auto della scorta. Dopo aver imboccato l autostrada che congiunge l aeroporto alla città, all altezza dello svincolo di Capaci, una terrificante esplosione (500 kg di tritolo) disintegrò il corteo di auto e uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Sopravvissero gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l autista giudiziario Giuseppe Costanza. Dopo l attentato il magistrato Paolo Borsellino, amico d infanzia di Falcone e suo stretto collega nel pool antimafia, continuò le indagini contro Cosa Nostra, iniziando una vera e propria corsa contro il tempo per scoprire i responsabili, ben sapendo di essere il bersaglio successivo. Borsellino scriveva tutti i suoi appunti su un agenda rossa dalla quale non si separava mai. Il 19 luglio 1992 in via D Amelio, a Palermo, venne ucciso insieme alla scorta in seguito all esplosione di un auto imbottita di tritolo. La sua agenda rossa scomparve dalla sua borsa, che venne ritrovata vuota tra le macerie. Oltre al magistrato, restarono vittime dell esplosione cinque agenti della scorta: Emanuela Loi (prima donna a fare parte di una scorta in Italia e anche a cadere in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sopravvisse, seppure gravemente ferito, l agente Antonio Vullo. La fine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha rappresentato l inizio di una vera rinascita della società civile, che ha spinto le istituzioni statali a sferrare nei confronti della mafia un attacco tale da scuotere l organizzazione mafiosa alle sue fondamenta, decapitandone i vertici.

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NUOVA EDIZIONE. Capitolo DEMO: La Costituzione