2. Culture ed espressioni educative in Mesopotamia

I sumeri prima di tutti
Ai sumeri si devono molte delle invenzioni che ancora caratterizzano la nostra vita quotidiana. Furono i primi, per esempio, a praticare un sistema di scansione del tempo basato sul numero sessanta, i suoi multipli e sottomultipli (minuti di sessanta secondi, ore di sessanta minuti, giorni di ventiquattro ore, anni di dodici mesi e via dicendo). Quali altre invenzioni sumeriche sono ancora in uso? Approfondisci l’argomento, realizzando una ricerca.

esperienze attive

2.1

Lineamenti storiografici: le grandi civiltà della Mesopotamia

| La parola “Mesopotamia”, di origine greca, significa “terra di mezzo” e fa riferimento ai due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate, che circondano quest’area geografica rispettivamente a destra e a sinistra.

La Mesopotamia è uno dei corni della cosiddetta Mezzaluna Fertile, corrispondente a un territorio molto vasto che comprende gli attuali Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Libano, Siria, Turchia, Iraq, Kuwait, Iran e Arabia Saudita. La Mezzaluna Fertile è estremamente importante per la storia dell’umanità. In particolare, se gli esseri umani comparvero in Africa |Approfondiamo, p. 379|, è in Mesopotamia che si sviluppò la prima civiltà stanziale: i sumeri. Si tratta di un popolo non autoctono ma presente nella regione fin dal V millennio a.C., che si affermò soprattutto a partire dal 3.500 a.C. grazie alla fondazione di città-Stato e all’invenzione del sistema di scrittura più antico dell’umanità. La prosperità di questa civiltà si deve anche ai progressi in ambito agricolo. L’agricoltura, favorita dalla fertilità del territorio, fu stimolata dalla creazione di un sistema di dighe e di irrigazione necessario per far fronte alle frequenti esondazioni del Tigri e dell’Eufrate. I sumeri coltivavano cereali, tra cui soprattutto l’orzo, da cui ricavavano la birra, legumi, ortaggi, sesamo, da cui producevano olio, frutta, in particolare datteri, e il lino, con cui fabbricavano i tessuti.

A partire dal II millennio a.C., il primato dei sumeri fu sostituito da quello dei babilonesi, un popolo che prende il nome dalla sua città più importante, Babilonia, e che diede vita a importanti dominazioni. Il re babilonese più celebre è certamente Hammurabi, fautore di uno dei primi codici di leggi scritte della storia dell’umanità che da lui prese il nome.

La terza civiltà più significativa della regione – ve ne sono altre, degli accadi, gutei, amorrei e cassiti, ritenute minori – è quella degli assiri, che raggiunse un crescente potere politico-militare nella metà dell’VIII secolo a.C., per poi cadere nel VII secolo a.C. per mano di medi e babilonesi. Una testimonianza culturale eccezionale di questa civiltà è costituita dalla biblioteca di Assurbanipal, così chiamata dal sovrano che la volle costruire. Si tratta di una collezione di migliaia di tavolette di argilla, che includono documenti amministrativi, cronache, testi mitico-religiosi, scientifici e letterari, rinvenute a metà del XIX secolo dall’archeologo britannico Austen Henry Layard (1817-1894) e attualmente custodite nel British Museum di Londra.

2.2

Scrittura ed educazione: la casa della tavoletta

| La scrittura cuneiforme fu creata dai sumeri e venne utilizzata anche da altre civiltà della Mesopotamia fino al I secolo d.C., quando fu soppiantata dall’aramaico, una lingua consonantica di origine fenicia. Il nome si deve alle caratteristiche impressioni prodotte dall’incisione di uno stilo su tavolette poi essiccate e cotte al forno. Tra i sistemi di scrittura più antichi – che comprendono la scrittura egiziana, cinese e maya – è il primo e il più vasto. Il processo della sua formazione fu articolato e attraversò diverse fasi, per raggiungere la sua configurazione definitiva intorno al 1.000 a.C. Investita di significati sacri, la scrittura aveva in origine scopi contabili, commerciali, amministrativi e solo successivamente ampliò le sue funzioni. Essendo il suo uso particolarmente complesso, l’apprendimento della scrittura si realizzava in scuole specifiche chiamate edubba, ovvero “case della tavoletta”, situate all’interno di templi e palazzi. Le lezioni, incentrate sulla copiatura di testi, prendevano avvio proprio dalla fabbricazione delle tavolette di argilla. Non dobbiamo, tuttavia, immaginare le edubba alla stregua di vere e proprie scuole. La nascita della scuola come oggi la concepiamo – un’istituzione educativa aperta a tutti – infatti, è molto più recente e si situa in epoca contemporanea. Al contrario, l’educazione in Mesopotamia era riservata ai figli maschi dei ceti alti ed era finalizzata alla formazione di scribi-funzionari; pertanto era incentrata su conoscenze tecnico-pratiche a servizio dell’esercizio del governo.

2.3

Il percorso educativo dell’eroe nell

’epopea di Gilgamesh

| La scrittura cuneiforme ha reso immortale il più antico poema epico della storia dell’umanità: l’epopea di Gilgamesh. La prima redazione dell’opera, in accadico, risale al XIX secolo a.C. L’edizione più completa è stata messa a punto, nel XII secolo a.C., dallo scriba Sin-leqe-unnini, a partire da una versione preesistente che unificava in una sola vicenda episodi diversi, circolanti sin dal III millennio a.C. ma fino a quel momento slegati. L’edizione di Sin-leqe-unnini è detta “classica” o “ninivita”, dalla città di Ninive in cui è stata rinvenuta, a metà dell’Ottocento, nella biblioteca di Assurbanipal, dall’archeologo iracheno Hormuzd Rassam (1826-1910). Questa versione è conosciuta anche con la frase «Di colui che vede ogni cosa», che ne costituisce l’inizio. Le dodici tavolette di cui si compone sono attualmente conservate nel British Museum di Londra.

Il poema è incentrato sul mitico re sumero di Uruk, per due terzi dio e un terzo uomo, i cui elementi storici sono avvolti nell’incertezza. In particolare, narra il percorso che, attraverso un viaggio faticoso e sofferto, lo conduce da una condizione iniziale di crudeltà e violenza alla piena saggezza. In questo senso, le vicende del protagonista hanno un valore esemplare e servivano a educare i destinatari del poema su temi fondamentali come l’amicizia, il senso della vita, il valore del coraggio, della ricerca e dell’esperienza. All’inizio del racconto Gilgamesh viene presentato come un sovrano oppressivo e crudele, oggetto delle lamentele rivolte dalle donne del popolo agli dei, che così decidono di creare e inviargli un avversario, Enkidu, un essere selvatico che vive in mezzo agli animali e viene civilizzato grazie all’incontro con una fanciulla. Dopo uno scontro iniziale, tuttavia, tra Gilgamesh e Enkidu nasce una grande amicizia, tanto che decidono di uccidere insieme il mostro Khumbaba. La vittoria dei due eroi scatena l’ira degli dei, che avevano posto Khumbaba a guardia della foresta dei cedri. Rifiutata da Gilgamesh, inoltre, la dea Ishtar, dopo aver inviato il Toro Celeste, lancia una maledizione, che conduce Enkidu alla malattia e alla morte. A Gilgamesh non resta altra scelta che mettersi in viaggio alla ricerca di Utnapishtim, premiato dagli dei con la vita eterna per avere messo in salvo gli esseri umani e le specie viventi dal diluvio universale. Il protagonista, tuttavia, non supera la prova cui Utnapishtim lo sottopone. È costretto, quindi, a ripiegare verso un obiettivo minore: trovare la pianta della giovinezza; ma anche in questo caso fallisce.

L’epopea di Gilgamesh, dunque, esplora il limite, la morte e la necessità, come elementi caratterizzanti la condizione umana. Alla fine del racconto, l’eroe fa incidere le sue imprese su una stele di pietra, evidenziando il valore culturale dell’invenzione della scrittura al fine di garantire una comunicazione durevole, oltre le barriere temporali. Il poema ha avuto ampia popolarità nell’antichità ed è stato fonte di ispirazione in molti altri campi artistici in epoche successive.

2.4

Il codice di Hammurabi, leggi per proteggere deboli, orfani e vedove

| Hammurabi (1810 ca. - 1750 a.C.) è stato sovrano di Babilonia, con molta probabilità tra il 1792 e il 1750 a.C. Il suo regno è stato segnato soprattutto dalla promulgazione del codice che da lui prende il nome e che costituisce una delle prime raccolte di leggi scritte della storia dell’umanità. Il testo è inciso in accadico cuneiforme in una stele, i cui resti sono stati rinvenuti da archeologi francesi tra il 1901 e il 1902, nella città iraniana di Susa. È suddiviso in tre parti. Nella prima e nella terza parte vengono chiarite la missione di cui è investito Hammurabi e la funzione del codice, ovvero proclamare la giustizia e migliorare la condizione del popolo, proteggendo i deboli, gli orfani e le vedove. La parte centrale costituisce il corpus dei riferimenti normativi, che riguardano una grande varietà di materie. In un contesto privo di istituzioni educative rivolte a tutti, le leggi scritte avevano una rilevanza fondamentale rispetto alla formazione collettiva, per quanto riguarda sia la coscienza che il comportamento. Se, infatti, da un lato, le leggi nascono dalla cultura di un popolo, dall’altro, contribuiscono a plasmarla, in modo più o meno esplicito, inculcando o potenziando valori. In questo senso, anche se il Codice di Hammurabi appare violento alla luce della nostra sensibilità, il suo scopo era di assegnare pene commisurate ai reati, evitando l’esercizio illimitato della vendetta.

In particolare, le 282 leggi di cui si compone sono orientate da principi diversi. Il taglione, per esempio, applicato per reati che presuppongono l’uso della violenza o causano danni fisici, stabilisce che venga assegnata al colpevole o a un suo parente una pena identica al danno commesso ed è espressa in un famoso articolo, il 196, che recita così: «Se un uomo causa la perdita di un occhio del figlio di un altro uomo, sia condannato all’accecamento di un occhio». Un altro principio è il contrappasso, in base al quale la pena inflitta deve colpire la parte del corpo con la quale è stato commesso il reato, per esempio tagliando la mano al ladro. Similmente a quanto accadeva per i sumeri, la società babilonese era articolata in tre classi sociali: gli awilum, gli “uomini”, cioè i cittadini a pieno titolo (proprietari terrieri e funzionari); i mushkenum, liberi ma non indipendenti da un punto di vista economico; e i wardum, gli schiavi acquistati o catturati in guerra. Le punizioni corporali erano applicate in genere nei confronti degli awilum, mentre per i mushkenum si usavano soprattutto pene pecuniarie commisurate alle loro possibilità economiche o l’asservimento.

per immagini

La porta di Ishtar

Ishtar, dea dell’amore, dell’erotismo e della guerra derivata dalla dea sumera Inanna, occupa un luogo di primo piano nel pantheon babilonese. A lei era dedicata l’ottava porta della città interna di Babilonia, costruita intorno al 575 a.C., sotto il re Nabucodonosor II. Alla fine del 1800, Robert Koldewey (archeologo tedesco, 1855-1925) riuscì a rintracciare l’antica Babilonia lungo il fiume Eufrate, nell’attuale governatorato di Babil, in Iraq. La sua scoperta più celebre riguardò i resti della porta di Ishtar, che vennero trasportati e ricostruiti a Berlino, dove la porta è tuttora conservata nel Pergamonmuseum.

Nel 1992, il cantautore Franco Battiato (1945-2021) ha pubblicato Gilgamesh, un’opera in due atti dedicata al grande eroe sumero e al poema che ne ha reso immortali le gesta. Una delle tracce, intitolata Diluvio, riprende il racconto di Utnapishtim, l’eroe sopravvissuto a un catastrofico diluvio e reso immortale dagli dei, al quale Gilgamesh si rivolge nella sua ricerca dell’immortalità. Nella rivisitazione di Battiato, il Diluvio è descritto in questi termini: «La tempesta era terribile a vedersi / Gli stessi dèi pentiti ebbero paura / Di quel furioso diluvio / E si accucciarono come cani / Per sei giorni e sei notti soffiò il vento / L’inondazione sommerse la Terra / Al settimo giorno il diluvio cessò / Guardai il tempo / Regnava il silenzio / Mi inchinai e piansi». Il diluvio è narrato anche nel celebre passo della Bibbia che ha per protagonista Noè e si riscontra in molte altre culture, aspetto che ha indotto gli studiosi a ritenere che alla sua origine possano esserci uno o più eventi realmente accaduti.

INVITO ALL’ASCOLTO

Franco Battiato

Gilgamesh

1992

Il disegno della copertina del disco costituisce un particolare di un dipinto di Süphan Barzani, pseudonimo dello stesso Franco Battiato.

La stele di Hammurabi, in diorite e alta 2,25 metri, è oggi custodita nel museo del Louvre a Parigi. Nella parte superiore è scolpito l’incontro tra Hammurabi e il dio Shamash, che consegna al sovrano un bastone e un cerchio, simboli di potere e giustizia.

per lo studio

1. Qual è il significato educativo dell’Epopea di Gilgamesh?

2. Qual è la funzione del Codice di Hammurabi rispetto alla formazione della collettività?

per discutere INSIEME Le edubba sono considerate le prime scuole dell’umanità ma il loro funzionamento era molto diverso dalle scuole che conosciamo oggi. Fai una ricerca sulla storia della scuola dall’antichità fino all’epoca contemporanea e poi confrontati in classe con i tuoi compagni e le tue compagne.

il taglione

come

tre parti

nella parte centrale sono elencate le norme

si divide in

il contrappasso

IL CODICE DI HAMMURABI

migliorare la condizione di deboli, orfani e vedove

una delle prime raccolte di leggi scritte

ossia

nella prima e terza parte viene chiarita la missione del codice

è

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Nelle Scienze umane - volume 1
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Psicologia - Pedagogia. Capitoli DEMO: Diventare studente; L’educazione greca più antica