VERSO LE COMPETENZE

Scegli il completamento corretto.

a. Secondo de Bono il pensiero laterale:

1. permette di osservare un determinato problema da punti di vista differenti.

2. aiuta a ricercare una soluzione diretta e immediata di un determinato problema.

3. permette di risolvere qualsiasi situazione problematica senza soffermarsi su dettagli ed elementi superflui.

b. La tecnica dei “sei cappelli per pensare” permette di:

1. mettere tutti d’accordo.

2. affrontare un problema da punti di vista differenti.

3. scegliere l’angolazione da cui osservare un problema.

c. Secondo Wertheimer il pensiero produttivo:

1. permette di arrivare alla soluzione di un problema nel minor tempo possibile.

2. consente di giungere a una soluzione grazie a una visione d’insieme del problema da affrontare.

3. fornisce un aiuto per eludere situazioni problematiche.

d. Secondo Freud l’atto creativo:

1. consiste nell’espressione di contenuti rimossi.

2. è una tecnica che non presenta alcun legame con l’inconscio dell’individuo.

3. è il risultato di un lavoro di apprendimento costante e ripetitivo.

Indica se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).

  1. La tecnica delle libere associazioni consiste nell’esprimere liberamente i propri pensieri.
  2. Secondo de Bono il pensiero convergente consiste nella capacità di giungere alla soluzione di un problema seguendo un ragionamento logico.
  3. Nella tecnica dei “sei cappelli per pensare” il cappello bianco rappresenta l’oggettività.

Completa le frasi utilizzando le espressioni e i termini elencati di seguito.

diverse prospettive creatività ottimismo “sei cappelli per pensare” verde emotività neutralità de Bono giallo

La tecnica dei __________, elaborata da __________, si basa sulla convinzione che l’osservazione di un determinato problema da __________ possa essere di aiuto per giungere a una soluzione ottimale. Ciascun cappello rappresenta infatti un diverso punto di vista nell’affrontare il problema: il cappello bianco rappresenta la __________; il cappello __________ la razionalità; il cappello rosso incarna l’__________; quello nero e __________ rispettivamente il pessimismo e __________; infine il cappello verde rappresenta la __________ .

Fornisci una definizione per ognuna delle seguenti parole o espressioni.

a. Pensiero convergente

b. Originalità

c. Pensiero divergente

d. Pensiero laterale

e. Sublimazione

f. Rompicapo

dell’elettricista

g. Pensiero produttivo

h. Pensiero meccanico

i. Antilogia

Rispondi oralmente alle seguenti domande.

a. Che cosa si intende con l’espressione stream of consciousness?

b. Che cos’è il brainstorming?

c. Che cos’è la sublimazione?

d. Che cosa sono le antilogie?

e. Quali caratteristiche riconosce Wertheimer al pensiero produttivo?

f. Quali sono, secondo Guilford, le principali differenze tra pensiero convergente e pensiero divergente?

lessico

esposizione orale

analisi e comprensione di un documento

verso

L’Esame

Leggi con attenzione il brano tratto da La grammatica della fantasia (1973), manuale introduttivo all’“arte di inventare storie”, scritto da Gianni Rodari (1920-1980), scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, che nel corso della sua carriera letteraria produsse diversi testi rivolti a bambini e adolescenti, specializzandosi in racconti e romanzi di tipo fantastico.

L’intento dell’autore era di formulare linee guida da seguire per coloro che decidessero di dedicarsi alla stesura di storie, favole o testi di fantasia, integrando gli spunti da lui forniti con esempi ed esercizi da seguire per scrivere creativamente. Dopo la lettura, svolgi le attività.

Il binomio fantastico

La parola singola “agisce” solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine. Non c’è vita, dove non c’è lotta.

Ciò dipende dal fatto che l’immaginazione non è una qualche facoltà separata della mente: è la mente stessa, nella sua interezza, la quale, applicata ad un’attività piuttosto che ad un’altra, si serve sempre degli stessi procedimenti. E la mente nasce nella lotta, non nella quiete.

Una storia può nascere solo da un “binomio fantastico”.

“Cavallo-cane” non è veramente un “binomio fantastico”. È una semplice associazione all’interno della stessa classe zoologica. All’evocazione dei due quadrupedi l’immaginazione assiste indifferente.

Occorre una certa distanza tra le due parole, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l’immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei possano convivere. Perciò è bene scegliere il binomio fantastico con l’aiuto del caso.

Quando facevo il maestro, mandavo un bambino a scrivere una parola sulla facciata visibile della lavagna, mentre un altro bambino ne scriveva un’altra sulla facciata invisibile. Il piccolo rito preparatorio aveva la sua importanza. Creava un’attesa. Se un bambino scriveva, in vista di tutti, la parola “cane”, questa parola era già una parola speciale, pronta a far parte di una sorpresa, a inserirsi in un avvenimento imprevedibile. Quel “cane” non era un quadrupede qualunque, era già un personaggio avventuroso, disponibile, fantastico. Girata la lavagna si leggeva, poniamo, la parola “armadio”. Una risata la salutava. La parola “ornitorinco”, o “tetraedro”, non avrebbe ottenuto un successo maggiore. Ora, un armadio, in sé, non fa né ridere né‚ piangere. È una presenza inerte, una banalità. Ma quell’armadio, facendo coppia con un cane, era tutt’altra cosa. Era una scoperta, un’invenzione, uno stimolo eccitante. […]

Il procedimento più semplice per create tra loro un rapporto è quello di collegarle con una preposizione articolata. Otteniamo così diverse figure:

il cane con l’armadio,

l’armadio del cane,

il cane sull’armadio,

il cane nell’armadio,

eccetera.

Ognuna di queste figure ci offre lo schema di una situazione fantastica.

1. Un cane passa per la strada con un armadio sulla groppa. È la sua cuccia, cosa ci volete fare. Se la porta sempre dietro, come fa la chiocciola con il suo guscio. Il seguito ad libitum.

2. L’armadio del cane mi sembra, più che altro, un’idea per architetti, designers, arredatori di lusso. È fatto per contenere il cappottino del cane, la serie delle museruole e dei guinzagli, le pantofole antigelo, il salvacoda con nappine, gli ossi di gomma, i gatti finti, la guida della città (per andare a prendere il latte, il giornale e le sigarette al padrone). Non ho idea che contenga anche una storia.

3. Il cane nell’armadio, a occhio e croce, è più invitante. Il dottor Polifemo rincasa, apre l’armadio per prendere la giacca da camera e vi trova un cane. Siamo subito sfidati a escogitare una spiegazione di quell’apparizione. Ma la spiegazione si può rimandare. È più interessante, per il momento, analizzare da vicino la situazione. Il cane è di razza indefinibile. Forse è un cane da tartufi, forse un cane da ciclamini. Da rododendri. Ben disposto verso il prossimo, scodinzola affettuosamente, porge la zampa con bel modo, ma di uscire dall’armadio non ne vuole sapere, per quanto il dottor Polifemo lo implori. Poi il dottor Polifemo va a fare la doccia e trova un altro cane nell’armadietto del bagno. Ce n’è uno anche nello sportello delle pentole in cucina, uno nella lavastoviglie, uno in frigorifero, mezzo congelato. C’è un barboncino nel ripostiglio delle scope, un chihuahua nel cassetto della scrivania. Il dottor Polifemo potrebbe, a questo punto, chiamare il portiere per farsi aiutare a respingere gli invasori, ma non è questo che gli comanda il suo cuore di cinofilo. Egli corre, invece, dal macellaio ad acquistare dieci chili di filetto per nutrire i suoi ospiti. Ogni giorno, da quel giorno, egli compra dieci chili di carne. E così dà nell’occhio. Il macellaio si mette in sospetto. Si fanno chiacchiere. Nascono maldicenze. Dilagano calunnie. Quel dottor Polifemo lì non avrà in casa delle spie atomiche? Non farà esperimenti diabolici con tutti quei girelli e controfiletti? Il povero dottore perde la clientela. Giungono soffiate alla polizia. Il questore ordina una perquisizione in casa sua. E così si scopre che il dottor Polifemo ha sopportato innocente tante perquisizioni per amor dei cani. Eccetera.

La storia, a questo stadio, è soltanto “materia prima”. Lavorarla a prodotto finito sarebbe compito da scrittore. Ma qui interessava solo esemplificare l’uso di un “binomio fantastico”. Il nonsenso può restare tale. Si tratta di una tecnica che i bambini riescono benissimo ad applicare, con non poco divertimento, come io stesso ho avuto modo di constatare in tante scuole d’Italia. L’esercizio, beninteso, ha una sua reale importanza, ma non vanno trascurati i suoi effetti d’allegria. Nelle nostre scuole, generalmente parlando, si ride troppo poco. L’idea che l’educazione della mente debba essere una cosa tetra è tra le più difficili da combattere. Ne sapeva qualcosa Giacomo Leopardi quando scriveva nel suo Zibaldone, alla data del 1° agosto 1823: “La più bella e fortunata età dell’uomo, ch’è la fanciullezza, è tormentata in mille modi, con mille angustie, timori, fatiche dall’educazione e dall’istruzione, tanto che l’uomo adulto, anche in mezzo all’infelicità, non accetterebbe di tornar fanciullo colla condizione di soffrire quello stesso che nella fanciullezza ho sofferto”.

G. Rodari, La grammatica della fantasia, Einaudi ragazzi, Torino 1980, pp. 20-23

La creatività

a. Nel brano Rodari presenta il “binomio fantastico” come un metodo creativo semplice e utilizzabile da chiunque per cimentarsi con la costruzione di un racconto in diverse versioni. Prova anche tu a creare un binomio fantastico con lo stesso metodo, ovvero scegliendo due parole che non possiedono alcun legame tra loro.

b. Rodari sottolinea come tutti siano in grado di formulare pensieri creativi e fantasiosi, anche con stimoli minimi. A partire dal binomio fantastico che hai creato prova a inventare e scrivere una storia.

La creatività

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Nelle Scienze umane - volume 1
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