Noi e il clima

Il clima influenza da sempre in modo decisivo la presenza umana in un territorio: dove piove troppo poco o il freddo è eccessivo, diventa difficile sopravvivere, mentre temperature miti e piogge regolari rendono l’ambiente più adatto allo stanziamento e allo svolgimento delle attività utili alla sopravvivenza, prima fra tutte l’agricoltura. Ecco perché la maggior parte degli insediamenti umani si colloca nelle due fasce temperate.

Nell’ultimo secolo, però, le condizioni climatiche sono rapidamente cambiate e continuano a farlo, soprattutto a causa delle attività umane: è il cambiamento climatico.

Così molte regioni in cui un tempo la vita era facile, si stanno rapidamente trasformando in luoghi inospitali.

Che cosa significa che “la Terra ha la febbre”?

L’inquinamento dell’atmosfera, dovuto in gran parte alle sostanze emesse da industrie, impianti di riscaldamento e trasporti, oltre a causare un peggioramento della qualità dell’aria con problemi per la salute umana, modifica anche il clima.

Nell’atmosfera sono naturalmente presenti dei gas, tra cui l’anidride carbonica, capaci di trattenere parte del calore emesso dalla Terra, che altrimenti si disperderebbe nello spazio: è l’effetto serra (7), che garantisce al nostro Pianeta una temperatura adatta alla vita; senza l’effetto serra, la Terra sarebbe un’inospitale palla di ghiaccio.

La combustione di petrolio, carbone e gas naturale produce però grandi quantità di gas serra, che si aggiungono a quelli già presenti nell’atmosfera: si ha così un aumento dell’effetto serra, fenomeno che negli ultimi decenni ha causato il rapido aumento delle temperature medie del Pianeta, noto come global warming, in italiano riscaldamento globale (vedi pp. 186-189).


STUDIO CON METODO

Seleziono e sottolineo le informazioni nel testo, poi rispondo.

  • In quali fasce climatiche si concentrano gli insediamenti umani? Perché?
  • In che modo le condizioni climatiche e la presenza umana nel territorio si influenzano a vicenda?
Seleziono le informazioni e completo, poi ripeto quali sono le conseguenze dell’inquinamento dell’aria.
 


Quali sono le conseguenze del riscaldamento globale?

Il riscaldamento globale ha numerose conseguenze.

  • La fusione del ghiaccio presente ai Poli: le simulazioni condotte con supercomputer indicano che già intorno al 2050 probabilmente il Mar Glaciale Artico in estate rimarrà quasi privo di ghiaccio.

  • La ritirata dei ghiacciai montani.

  • L’innalzamento del livello dei mari: conseguenza della fusione dei ghiacci è che sempre più acqua va a riempire gli oceani, minacciando di sommergere tante isole e zone costiere oggi abitate.

  • La desertificazione, cioè la trasformazione di zone aride o semi-aride in veri e propri deserti.

  • L’aumento dei fenomeni meteorologici estremi. Il calore presente nell’atmosfera è infatti il “carburante” che alimenta tutti i fenomeni atmosferici, quindi, a causa del riscaldamento globale, le perturbazioni, i cicloni tropicali e i temporali hanno più energia a disposizione e diventano via via più intensi e pericolosi. Ormai assistiamo con sempre maggiore frequenza a trombe d’aria, violenti nubifragi, nonché ondate di caldo e afa straordinarie.


STUDIO CON METODO

Seleziono e sottolineo le conseguenze del riscaldamento globale. Poi le organizzo in una mappa sul quaderno e la uso per ripetere.


Andrea Giuliacci – CLIMATICAMENTE
Che cosa ci fa un uragano nel Mediterraneo?

Sempre più spesso, in seguito al cambiamento climatico, nel bacino del Mediterraneo si sviluppano tempeste ibride, a metà strada tra le normali perturbazioni della fascia temperata e gli uragani (cioè violenti cicloni tropicali): sono i cosiddetti Medicanes (Mediterranean hurricanes, cioè uragani del Mediterraneo). A causa del riscaldamento globale, infatti, le acque del Mediterraneo stanno diventando più calde, e sempre più spesso tra fine estate e inizio autunno hanno temperature superficiali simili a quelle dei mari tropicali. Capita così che le normali perturbazioni, scorrendo al di sopra di queste acque insolitamente calde, si trasformino e comincino a comportarsi come veri e propri uragani.
I Medicanes hanno in comune con gli uragani tropicali:
la comparsa, nel mezzo della tempesta, di un occhio centrale, cioè di una zona praticamente sgombra da nubi, proprio come si osserva negli uragani;
 il cuore caldo, cioè la presenza nella parte centrale della tempesta di aria più calda rispetto a quella delle zone circostanti, mentre di solito nel nucleo delle perturbazioni nelle fasce temperate si trova aria più fredda di quella presente tutt’attorno;
• venti molto forti, a forza uragano (oltre i 118 km/h);
• piogge torrenziali particolarmente violente e concentrate.

Che cosa possiamo fare noi?

Tutti i principali studi scientifici confermano che l’essere umano è il maggiore responsabile del cambiamento climatico, un fenomeno così pericoloso da rendere necessari provvedimenti immediati.

Ecco perché molti Stati stanno riducendo l’uso dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas ecc.) per frenare l’aumento dell’effetto serra, e ogni anno si riuniscono in occasione delle COP (Conferenza delle Parti), grandi conferenze durante le quali si fa il punto della situazione e si decidono strategie comuni per combattere il cambiamento climatico.

Un primo passo importante è stato fatto nel 2005, quando è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, un trattato internazionale con cui vari Paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra. L’impegno è stato ribadito nelle COP successive: l’obiettivo è mantenere l’aumento delle temperature medie planetarie al di sotto di 1,5 °C attraverso una riduzione delle emissioni di gas inquinanti del 43% entro il 2030. Per limitare la presenza dei gas a effetto serra presenti nell’atmosfera, ci si impegna a evitare gli sprechi di energia (consumare di meno significa anche inquinare di meno), a utilizzare fonti energetiche non inquinanti come l’energia solare, idroelettrica (quindi il movimento dell’acqua) o eolica (cioè la forza del vento), ad aumentare le superfici coperte da foreste, che assorbono l’anidride carbonica (importante gas serra) presente nell’aria.

Anche noi, nella vita di tutti i giorni, possiamo contribuire a inquinare meno, per esempio riciclando correttamente i rifiuti, evitando di riscaldare (o raffreddare) eccessivamente le abitazioni, muovendoci a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici.


STUDIO CON METODO

Seleziono e sottolineo nel testo le seguenti informazioni.

  • Quale impegno hanno preso i Paesi aderendo al Protocollo di Kyoto del 2005.
  • Qual è l’obiettivo attuale.
  • Che cosa può fare l’umanità per rallentare i grandi cambiamenti climatici.


Andrea Giuliacci – CLIMATICAMENTE
Un grado in più: è tanto o poco?

Rispetto alla seconda metà dell’Ottocento, la Terra oggi è più calda di circa 1,1 °C: che cosa significa questo? Quando la temperatura aumenta di 1 °C da un giorno all’altro, difficilmente ci accorgiamo della differenza; si tratta infatti di ben poca cosa. Se invece parliamo di differenza di temperatura media annuale, 1 grado diventa tantissimo. La temperatura media annuale infatti viene calcolata come media delle temperature minime (il valore più basso della giornata) e delle massime (il valore più alto) di tutti i 365 giorni dell’anno. Conti alla mano, appena 0,2 °C in più indicano la differenza tra un anno in cui ad agosto tutti i pomeriggi la temperatura si ferma a 30 °C e un anno con un agosto bollente in cui tutti i giorni si toccano i 35 °C: immaginate le conseguenze con aumento di 1 grado, che è 5 volte tanto!

Eden. Il nuovo Geo2030 - volume 1
Eden. Il nuovo Geo2030 - volume 1
L’Italia e l’Europa. Capitoli DEMO: Montagna e collina; Clima