L'INTERVISTA - Tasso con le parole di Paola Mastrocola

L’INTERVISTA – Tasso con le parole di... Paola Mastrocola

«MALINCONIA E ANSIA DI LIBERTÀ»

PAOLA MASTROCOLA è una delle autrici più apprezzate della letteratura italiana di oggi, ed è anche una delle più colte. Oltre che narratrice, infatti, è studiosa di letteratura italiana, materia che ha insegnato per molti anni nei licei. In particolare nelle sue ricerche si è occupata di letteratura del Cinquecento. Anche in virtù di questa sua specializzazione, le abbiamo chiesto di parlarci di un autore come TORQUATO TASSO, così immerso nel proprio tempo.

Paola Mastrocola, dove e quando ha incontrato Tasso?

Facevo la seconda media. Era il 1967. Avevo un professore meraviglioso, che quando spiegava ci lasciava tutti appesi alle sue parole. Non è che fossi innamorata di Tasso... In realtà ero innamorata del mio professore. Ma vita e letteratura si fondono spesso, questo è il bello. Di Tasso allora non m’importava granché, l’ho poi incontrato nuovamente al liceo e l’ho studiato tanto all’università, forse sull’onda di quel mio primo amore.


Che cosa soprattutto l’ha colpita in Tasso?

La sua malinconia e la sua irrequietudine, che tutti scambiarono per follia (era più facile!). I suoi personaggi problematici, sofferenti, esposti come lui alla tragicità della vita. E poi un verso, misterioso, che non ho mai saputo spiegare completamente, ma che mi piace da morire e mi ripeto spesso: “Amore alma è del mondo, Amore è mente”.


Che cosa può dire Tasso alla gioventù di oggi?

Posso dire questo: lo so, ragazzi, Tasso vi sembrerà l’autore più lontano da voi. Un poema eroico... storia e religione... le Crociate con tanto di angeli e diavoli... una lingua antica, ostica, impenetrabile. Facile dire: no, grazie, non m’interessa. Eppure vi chiederei di non abbandonarlo, non subito. Provate a entrarci: la lontananza di un autore è la sua bellezza, ed è una grande sfida per tutti noi che viviamo troppo nel presente. E poi va bene, non tutto quello che ha scritto parlerà al vostro cuore, ma qualcosa di sicuro sì. Ritagliate le cose che vi piacciono, questo è il segreto: bastano pochi versi, per innamorarvi di lui. Perché dovete provarci? Perché Tasso parla di sentimenti, e va a scavare nell’animo umano con sincerità, non nascondendo il male, l’ombra, le debolezze e le fragilità di tutti noi: la timidezza, la paura della morte, il tradimento, la delusione. Ma parla anche di coraggio e di eroismo, e della fede in qualcosa di superiore che scenderà, magari all’ultimo, a salvarci.


Qual è a suo avviso la principale eredità consegnata da Tasso alla letteratura?

Nessuno più di lui ha rispettato le regole della letteratura, i generi, la lezione aristotelica. È anche stato capace, per primo, di uscire dagli schemi. Ha fatto entrare, nella logica ferrea della tradizione petrarchesca, i dettagli, i paesaggi, i sentimenti più misteriosi, e anche le cose minute della vita quotidiana. Con lui si apre una svolta nella storia letteraria: forse è stato il primo poeta romantico. Non a caso Leopardi lo amava tanto.


Lei, da scrittrice, che cosa ha imparato da Tasso?

Quel suo non essere mai contento di sé, scrivere, riscrivere, buttar via e rifare tutto da capo. Mi ha insegnato che non bisogna avere fretta. Che un’opera può aspettare anche anni, prima di essere conclusa. Che l’importante è essere onesti con sé stessi, non imbrogliare. Ma mi ha regalato anche un dubbio: se sia così giusto cercare di allinearsi con il proprio tempo, di essere così rispettosi delle idee dominanti (nel suo caso quelle della Controriforma), di essere così conformi, e graditi al potere. Poi alla fine lui non lo è stato così tanto, a dispetto dei suoi tormenti... La lezione finale è che bisogna essere totalmente liberi, quando si scrive, e coraggiosi. Anche a costo di pagare un prezzo. La libertà del pensiero è tutto.


Qual è il messaggio fondamentale di Tasso?

L’imperfezione. Siamo tutti imperfetti, e i lati deboli bisogna mostrarli, non nasconderli. Sono il nostro aspetto più drammaticamente umano. Il fato, o il destino, o Dio... Qualcosa di superiore e inconoscibile ci sovrasta. Non tutto è in nostro potere, ci sono forze misteriose che ci governano, magie, incantesimi... Per questo dovremmo essere più umili, e accettare qualche limite.


Quali suoi temi sono particolarmente attuali?

Uno soprattutto: l’amore. Tasso ha cantato l’amore per tutta la vita, in migliaia di poesie. Ci ha insegnato che l’amore è sempre distante, irraggiungibile, impossibile. La persona che amiamo può essere lontana, sposata, morta o mai esistita: è sempre prima di tutto un’idea, un sogno piantato nella mente. Non importa che non sia realizzabile nella vita quotidiana, e che ci lasci una punta di sofferenza. La luce che ci guida è proprio l’amore che non c’è.

PAOLA MASTROCOLA è nata a Torino nel 1956. A partire dalla propria esperienza di insegnante liceale, in diversi romanzi ha raccontato in chiave critica i problemi del mondo della scuola, vissuti sia dal punto di vista degli insegnanti, come nel romanzo d’esordio La gallina volante (1999), sia da quello degli studenti, come nel successivo Una barca nel bosco (2004), vincitore del premio Campiello. Ha pubblicato anche Palline di pane (2001), La scuola raccontata al mio cane (2004), Che animale sei? Storia di una pennuta (2005), Più lontana della luna (2007), E se covano i lupi (2008). Tra le sue opere più recenti possiamo segnalare Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare (2011), La passione ribelle (2015), Diario di una talpa (2020), Se tu fossi vero. Storia dell’orso che scappa (2021).

Letteratura attiva - volume 1
Letteratura attiva - volume 1
Dalle origini al Cinquecento