T9 - Chiare, fresche et dolci acque

T9

Chiare, fresche et dolci acque

Canzoniere, 126

È senz’altro la canzone più famosa tra le ventinove presenti nel Canzoniere. Il poeta desidera essere sepolto, alla sua morte, a Valchiusa, luogo di particolare importanza per lui, perché è quello dove Laura gli era apparsa in tutta la sua bellezza. La lirica celebra il giorno in cui lei, seduta sotto un albero fiorito, sulle rive del fiume Sorga, era sembrata a Francesco quasi una dea, bellissima e come sublimata dal paesaggio naturale circostante. La datazione del testo è incerta (pare sia stato scritto, o rielaborato, nel 1345).


Metro Canzone di 5 strofe di 13 versi ciascuna con schema di rime abCabC (fronte) e cdeeDfF (sirma); congedo XyY.
 Asset ID: 96891 (let-altvoc-chiare-fresche-et-dolc150.mp3

Audiolettura

Chiare, fresche et dolci acque,

ove le belle membra

pose colei che sola a me par donna;

gentil ramo ove piacque

5       (con sospir’ mi rimembra)

a lei di fare al bel fiancho colonna;

herba et fior’ che la gonna

 leggiadra ricoverse

co l’angelico seno;

10    aere sacro, sereno,

ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:

date udienzia insieme

a le dolenti mie parole extreme.

S’egli è pur mio destino,

15    e ’l cielo in ciò s’adopra,

ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,

qualche gratia il meschino

corpo fra voi ricopra,

e torni l’alma al proprio albergo ignuda.

20    La morte fia men cruda

se questa spene porto

a quel dubbioso passo;

ché lo spirito lasso

non poria mai in più riposato porto

25    in più tranquilla fossa

fuggir la carne travagliata et l’ossa.

Tempo verrà anchor forse

ch’a l’usato soggiorno

torni la fera bella et mansueta,

30    et là ’v’ella mi scorse

nel benedetto giorno

volga la vista disiosa et lieta,

cercandomi: et, o pieta!,

già terra infra le pietre

35    vedendo, Amor l’inspiri

in guisa che sospiri

sì dolcemente che mercé m’impetre,

et faccia forza al cielo,

asciugandosi gli occhi col bel velo.

40    Da’ be’ rami scendea

(dolce ne la memoria)

una pioggia di fior’ sovra ’l suo grembo;

et ella si sedea

humile in tanta gloria,

45    coverta già de l’amoroso nembo.

Qual fior cadea sul lembo,

qual su le treccie bionde,

ch’oro forbito et perle

eran quel dì, a vederle;

50    qual si posava in terra, et qual su l’onde;

qual, con un vago errore

girando, parea dir: Qui regna Amore.

Quante volte diss’io

allor pien di spavento:

55    Costei per fermo nacque in paradiso.

Così carco d’oblio

il divin portamento

e ’l volto e le parole e ’l dolce riso

m’aveano, et sì diviso

60    da l’imagine vera,

ch’i’ dicea sospirando:

Qui come venn’io, o quando?

credendo esser in ciel, non là dov’era.

Da indi in qua mi piace

65    questa herba sì, ch’altrove non ò pace.

Se tu avessi ornamenti quant’ài voglia,

poresti arditamente

uscir del boscho et gir in fra la gente.

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DENTRO IL TESTO

I contenuti tematici

Petrarca vorrebbe essere sepolto in un luogo reso quasi sacro dal contatto con Laura, che lì gli era apparsa alcuni anni prima. Il poeta confessa questo suo desiderio all’acqua, ai fiori e alle piante di quel posto così fortunato. A questi elementi naturali egli rivolge il proprio addio accorato, nel presagio di una morte imminente. Così nello splendore della natura il poeta esalta la sua tristezza, legando strettamente il motivo dell’amore a quello della morte. Ma il punto di partenza (rievocato in flashback nelle strofe 1, 4 e 5) è una visione paradisiaca di Laura immersa nel paesaggio come in un tripudio di tutti gli elementi della natura protesi a renderle omaggio.

Ritroviamo nella canzone cinque motivi stilnovistici.

  • L’amore attraverso lo sguardo della donna. Il primo motivo è l’amore che viene concepito attraverso lo sguardo della donna (ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse, v. 11).

  • L’umiltà della donna. Laura è humile in tanta gloria (v. 44): torna il motivo, già presente in Dante, dell’umiltà, che era anche qualità di Beatrice, «benignamente d’umiltà vestuta» (Tanto gentile e tanto onesta pare, v. 6, T3, p. 192).

  • Lo spavento. Il terzo motivo è lo spavento (v. 54) del poeta di fronte alla bellezza della donna, tema in particolare cavalcantiano.

  • La giustificazione dell’amore di fronte a Dio. L’affermazione del poeta Costei per fermo nacque in paradiso (v. 55) ricorda la giustificazione di fronte a Dio da parte del poeta innamorato della canzone di Guido Guinizzelli Al cor gentil rempaira sempre amore ( T7, p. 126): «Tenne d’angel sembianza / che fosse del Tuo regno: / non me fu fallo, s’in lei posi amanza» (vv. 58-60). E Dante a proposito di Beatrice: «Diceano molti, poi che passata era: “Questa non è femmina, anzi è uno de li bellissimi angeli del cielo”» (Vita nuova, XXVI).

  • La sacralizzazione del paesaggio. L’ultimo motivo è l’idea di una sacralizzazione dell’ambiente circostante (aere sacro, v. 10) determinata dalla presenza della donna, come la pioggia di fior’ (vv. 40-42), che rimanda a una sorta di consacrazione divina di Laura (la pioggia di fiori è un onore che si riserva, nelle processioni cristiane, alla Vergine). Ricordiamo anche la «nuvola di fiori» che avvolge Beatrice nel canto XXX del Purgatorio (vv. 28-39).

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Petrarca rielabora abilmente la tradizione lirica precedente, però la rinnova con una nuova sensibilità: a dominare, in questa sua canzone, è infatti il motivo terreno della bellezza femminile, senza alcuna implicazione teologica o salvifica, collocato nel divenire temporale, a differenza della rappresentazione stilnovistica della donna, concepita in un presente sostanzialmente atemporale.

Infatti le strofe della canzone presentano una complessa alternanza di piani temporali: la prima, «come un grande preambolo» (Fubini), sollecita gli interlocutori della natura, vale a dire i diversi aspetti di un paesaggio rappresentato secondo il modello classico del locus amoenus*, i quali riattivano la memoria dell’immagine passata della donna; la seconda e la terza proiettano la fantasia del poeta nella visione futura della propria morte, metaforicamente attesa come un porto in cui cessano i travagli della vita; le ultime due ritornano al passato, prima con la rievocazione di Laura avvolta nella pioggia di fiori, poi con la percezione del tempo che torna a fluire, gettando il soggetto lirico nell’incerto e divaricato stato tra la realtà e l’immaginazione.

L’apparizione di Laura dunque è restituita al tempo, che ora segnala l’assenza della donna, il suo trasformarsi da oggetto di passione e sofferenza in fantasma interiore. Tuttavia Petrarca immagina che lei, con le sue preghiere, potrà fargli ottenere la salvezza facendo forza al cielo (v. 38). Egli sa infatti di essere nel peccato: le sue parole extreme (v. 13), cioè quelle pronunciate in punto di morte, non vengono rivolte a Dio a invocare cristianamente il suo perdono, bensì agli elementi della natura che sono stati vivificati dal contatto con Laura.

Dunque sarà proprio lei, come fonte di traviamento spirituale seppure inconsapevole e innocente, per il poeta, a dover “convincere” Dio. Per quanto possa sembrare strano, si tratta di un concetto perfettamente ortodosso, conforme alla dottrina cristiana. L’ardore di carità può vincere, in un certo senso, la giustizia divina, mutandone le decisioni.

Le scelte stilistiche

Proprio perché l’episodio (forse) reale (l’incontro con Laura nella campagna provenzale) è poco più che un pretesto, tutta la rappresentazione si sviluppa sulla base di una visione fantastica. Manca infatti al testo qualsiasi oggettività descrittivo-narrativa. Elementi oggettivi e dati soggettivi si intersecano, e alla fine sono gli ultimi a prevalere. Tanto che il poeta ammetterà, ai vv. 59-60, di essere diviso / da l’imagine vera. È da notare una sorta di fusione della donna nella natura, per cui a ogni elemento naturale è associata una parte del corpo di Laura: acque-membra (vv. 1-2); ramo-fiancho (vv. 4-6); herba et fior’-gonna e seno (vv. 7-9); aere-occhi (vv. 10-11).

La dolcezza della visione di Laura è sostenuta, sul piano formale, da un ritmo fluido e musicale, costituito tramite la sapiente alternanza tra endecasillabi* e settenari*, con una netta preminenza dei secondi sui primi: i settenari conferiscono al testo un andamento più “cantabile” rispetto agli endecasillabi. Anche gli accenti collaborano a crea­re una tonalità dolce e meditativa: in fine di verso troviamo soltanto parole piane, sono assenti parole tronche e sdrucciole.

Tale scorrevolezza è di tanto in tanto interrotta, ma non compromessa, da alcuni incisi: con sospir’ mi rimembra (v. 5); dolce ne la memoria (v. 41). La sintassi è semplice, di tipo per lo più paratattico*. Da notare l’insistito ricorrere di alcuni moduli tipici dello stile di Petrarca, come le sequenze di aggettivi (Chiare, fresche et dolci acque, v. 1), le coppie di sostantivi (herba et fior’, v. 7) e i nessi aggettivo-sostantivo (belle membra, v. 2; gentil ramo, v. 4 ecc.).

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VERSO LE COMPETENZE

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 LA MORTE CHE INCOMBE Perché il poeta dice di sentirsi prossimo alla morte? Quale sembra la ragione della sua imminente scomparsa?

2 UN GIORNO SPECIALE A quale benedetto giorno si riferisce in particolare il poeta al v. 31?

3 LE LACRIME DI LAURA Alla fine della terza strofa troviamo Laura piangente. Qual è il motivo del suo pianto?

4 IL RITRATTO DI LAURA Rintraccia nel testo gli elementi della descrizione fisica di Laura che rimandano alla sua sensualità.

5 I PIANI TEMPORALI Quali sono i sentimenti del poeta nei tre piani temporali in cui è articolata la canzone (passato, presente e futuro)?

INTERPRETARE

6 IL REGISTRO Il lessico della poesia ti sembra semplice o ricercato? Motiva la tua risposta con esempi tratti dal testo.

7 UNA LIRICA SENZA RACCONTO Benché la poesia sia probabilmente ispirata a un fatto vero, Petrarca rinuncia a qualunque oggettività descrittiva e narrativa. Secondo te per quale motivo?

Parlare e scrivere bene

So usare bene NÉ: e NE vado fiero!

Il usato da Petrarca all’inizio del v. 25 è con l’accento (attenzione: con l’accento acuto e non con l’accento grave!): ciò significa che è una congiunzione coordinante che ha il significato di “e non”. Il con l’accento può essere usato:

  • per coordinare due o più proposizioni negative (es.: «Non me l’ha mai detto scritto»; «Ha raccomandato di non fiatare muoversi per nessuna ragione»);
  • in una proposizione negativa, per unire due o più elementi che hanno nella frase la stessa funzione sintattica. In questo caso si ripete davanti a ciascun elemento (es.: «Non ho saputo rispondere no»; «Non amo la carne il pesce»).

Quando il ne, invece, è senza l’accento ha un’altra funzione grammaticale. Può essere:

  • un avverbio di luogo ed esprime allontanamento da un luogo o da una situazione (es.: «Si è chiuso in casa e non ne [= da lì] vuole uscire»; «Ne [= da lì] siamo usciti con le ossa rotte»);
  • un pronome personale ed è usato al posto di forme come di ciò, da ciò, di questo, da quello ecc. (es.: «Ne [= di ciò] parlerò ai nostri soci»; «Una volta dimostrato che io ho ragione, ne [= da ciò] segue che voi avete torto»). In questi casi il ne ha talvolta valore partitivo (es.: «Vorrei una caramella: ce ne [= di queste] sono ancora?»);
  • una particella usata per intensificare l’azione di alcuni verbi intransitivi (es.: «Me ne vado via»; «Se ne stava tranquillo a casa»).

PROVA TU Quindi, anche se c’è di mezzo solo la presenza o meno di un accento (non un apostrofo!), la differenza tra e ne è enorme sul piano del significato. Nelle frasi seguenti inserisci il o il ne giusto.

  • Credo alla tua innocenza: anzi ...... sono convinto.
  • Ho troppi spaghetti nel piatto: ...... vuoi un po’?
  • Non posso ...... voglio incontrarlo: lo trovo molto antipatico.
  • Non vado ...... al mare ...... in montagna; me ...... sto a casa mia.

Educazione CIVICA – Spunti di realtà

OBIETTIVO
15 VITA SULLA TERRA


Anche se quello di Petrarca è un paesaggio stilizzato, legato al motivo classico del locus amoenus, alcuni critici si sono soffermati sulla sua piacevole descrizione della natura, rappresentata in modo idealizzato attraverso le sue acque limpide e la serenità della sua atmosfera. Certo, non si può attribuire a Petrarca la sensibilità ecologica di oggi.


• Leggi l’articolo 9 della nostra Costituzione che tutela il paesaggio e rifletti in un testo argomentativo se e come esso è davvero applicato e recepito nella coscienza individuale e collettiva degli italiani.

Letteratura attiva - volume 1
Letteratura attiva - volume 1
Dalle origini al Cinquecento