Il Maraschini-Palma - volume 5

ggere gere di g I l padre dell informatica Strana figura, quella di Alan Turing, il matematico inglese che ha legato il proprio nome ad un nastro diviso in caselle, l instancabile canottiere, ciclista, corridore da fondo morto in circostanze drammatiche dopo aver subito un processo da parte dell austera giustizia britannica. La macchina di Turing , questa elementarissima macchina astratta di sorprendente semplicità, è niente di meno che l antesignana di tutti quei congegni che tanto sono presenti oggi nella vita di ciascuno di noi, i calcolatori. E il suo inventore, a buon diritto, può essere indicato come il fondatore della scienza del computer, alla quale dedicò le energie maggiori del suo geniale ingegno e della sua breve vita. Alan Mathison Turing era nato a Londra, il 23 giugno del 1912. Suo padre, un membro dell Indian Civil Service, e sua madre, la figlia dell ingegnere capo delle ferrovie di Madras, si erano conosciuti e sposati in India, dove lui continuava quasi sempre a soggiornare per motivi di lavoro. Quando Alan aveva poco più di un anno, la madre raggiunse il marito all estero, lasciando il bambino a casa di amici di famiglia. Compiuta la giusta età, Turing cominciò a frequentare la scuola, ma i risultati si rivelarono presto molto scarsi. Gli insegnanti si lamentavano del suo disinteresse per il latino e per la lettura delle Sacre Scritture, e i suoi voti, dal primo anno di studi fino al diploma ottenuto a stento, furono sempre appena sufficienti. Non apprezzavano, quegli insegnanti, che alla rigida educazione convenzionale egli preferisse le sue letture sulla teoria della relatività di Einstein, i suoi calcoli astronomici, gli esperimenti di chimica che da solo inventava ed eseguiva, il gioco degli scacchi. Passione, questa, che lo accompagnerà per sempre, fino a quando, con il suo caro amico David Champernowne, mise a punto il primo programma in assoluto capace di giocare, che da loro prese il nome di Turochamp . sempre insieme, durante le loro interminabili partite, che inventarono la regola giro-della-casa , la quale certamente poco successo avrebbe avuto nei tornei dei russi: il giocatore che muove fa un giro di corsa attorno alla casa, e se al suo arrivo l avversario non ha ancora eseguito la propria mossa egli ha diritto a muovere un altra volta. Eppure, nonostante gli insuccessi scolastici della sua infanzia poco felice, nel 1931 Turing entrò al King s College della Cambridge University, dove studiò la meccanica quantistica, la teoria della probabilità e la logica. Il 1930 aveva visto la prematura morte di Christopher Morcom, un giovane brillante incontrato da Turing a scuola due anni prima, il quale aveva stimolato in lui una vivace attività intellettuale. La crisi in cui questa dolorosa perdita lo gettò fu affrontata nella convinzione di dover portare avanti quello che l amico era stato costretto ad abbandonare. Le riflessioni di Turing cominciarono a ruotare attorno al problema della mente umana, e del modo in cui questa poteva incorporarsi nella materia. Nonché, al momento della morte, venirne separata. Nella fisica del 900 e nella meccanica quantistica, Turing ricercava adesso una risposta al tradizionale problema filosofico del rapporto tra mente e corpo. Durante gli anni del King s College, l omosessualità di Turing divenne parte integrante della sua vita. In un ambiente intellettuale che guardava con superiorità all attività fisica, egli intrecciava le proprie relazioni nel mondo sportivo che assiduamente frequentava, piuttosto che nei circoli letterari vicini all ambiente omosessuale. Ai colleghi appariva come un tipo strano, nel suo presentarsi in facoltà alle ore più assurde vestito da maratoneta o nel suo interrompere bruscamente le conversazioni accademiche che quasi sempre gli risultavano noiose. I successi di Turing cominciarono a moltiplicarsi. Si laureò nel 34 con il massimo dei voti, ebbe una fellowship l anno seguente, vinse il premio Smith nel 36. Il 1936: l anno che finalmente consegnò Turing alla storia del pensiero scientifico. Accadde infatti che, durante un ciclo di conferenze cui egli aveva assistito qualche mese addietro, era venuto a conoscenza del cosiddetto Entscheidungsproblem, il problema della decidibilità, posto da Hilbert e giacente ancora senza soluzione: può esistere, almeno in linea di principio, un metodo meccanico attraverso il quale, data una qualsiasi proposizione matematica, si possa decidere se essa sia dimostrabile o meno? Riflettendo in totale isolamento sulla questione, lontano da qualsiasi scuola logica - come quella della Princeton University che, nello stesso anno, permise ad 286 6

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