LA VOCE dei moderni - Il Laocoonte: storia di una statua

Virgilio UNIT 1 LA VOCE dei moderni Il Laocoonte:: st storia di una statua attraverso i secoli La mitica vicenda della morte di Laocoonte e dei suoi figli non ha ispirato solo i versi dell Eneide, ma anche un celeberrimo gruppo statuario scolpito nel marmo, conservato nei Musei Vaticani. Realizzato nella seconda metà del I secolo a.C. dagli scultori Agesandro, Polidoro e Atanodoro di Rodi, esso rappresenta Laocoonte e i suoi due figli mentre cercano di liberarsi dalle spire del serpente marino che li sta stritolando: eccezionali risultano la resa anatomica dei corpi, il patetismo dei volti, l equilibrio formale della composizione e in generale l alta drammaticità espressa dall intera scena. La storia del ritrovamento di questo capolavoro e delle sue peripezie attraversa i secoli ed è degna di essere brevemente narrata. Quando fu rinvenuto il 14 gennaio 1506 da tal Felice de Fredis, mentre scavava in una vigna sul colle Oppio, non lontano dal Colosseo, si intuì subito che si trattava di un pezzo di straordinaria importanza e non di semplici anticaglie. Papa Giulio II inviò sul luogo del rinvenimento due architetti e scultori del calibro di Michelangelo Buonarroti e Giuliano da Sangallo il Giovane e il gruppo marmoreo fu ben presto identificato con quello di cui parla Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) nella Naturalis Historia, in cui si ricorda che tale statua era conservata nella casa dell imperatore Tito. Il papa acquistò la scultura dallo scopritore e la collocò nel cortile del Belvedere: tale evento è considerato l atto fondativo dei Musei Vaticani. Miniatura del Codice Virgiliano rappresentante l episodio di Laocoonte, V secolo d.C. 336 Agesandro, Polidoro e Atanodoro, Laocoonte, I secolo a.C. Qui restò fino al 1798, quando a seguito dell entrata a Roma delle truppe napoleoniche essa fu confiscata e portata come bottino di guerra al museo del Louvre a Parigi insieme a moltissimi altri capolavori. Quando, dopo il Congresso di Vienna del 1815, la maggior parte delle opere d arte depredate dai francesi fu restituita agli Stati italiani, anche il Laocoonte tornò nei Musei Vaticani grazie ad Antonio Canova, il più celebre scultore del tempo inviato da papa Pio VII a occuparsi delle restituzioni. Tuttavia non tornò integro: infatti il 23 novembre 1815 il carro che lo trasportava si rovesciò a causa del ghiaccio sul colle alpino del Moncenisio e la caduta provocò una rottura trasversale della scultura e il distacco dell intera metà inferiore. Riportato a Roma, il Laocoonte fu restaurato e finalmente riesposto nel 1816. Ma l intervento più importante sul gruppo scultoreo avvenne nel secolo seguente. Infatti al momento della scoperta la figura di Laocoonte era mancante del braccio destro e fu integrata nel Cinquecento con l arto disteso verso l alto. Nel 1905, tuttavia, fu scoperto nella bottega di uno scalpellino romano il braccio poi riconosciuto come l originale pertinente alla statua, alla quale fu riunito nel 1959: diversamente da quello di restauro esso è piegato, proprio come Michelangelo aveva immaginato che dovesse essere.

La luce del futuro - volume C
La luce del futuro - volume C
Epica