Le strofe

La metrica LE STROFE All interno dei componimenti, i versi sono spesso raggruppati in strofe. Ogni strofa prende il nome dal numero di versi che la compongono: il distico presenta due versi, la terzina tre e così via. All interno dei componimenti, i versi sono spesso raggruppati in strofe. Ogni strofa prende il nome dal numero di versi che la compongono, e in molti casi è strutturata al suo interno grazie a un particolare schema di rime. Le strofe possono, inoltre, essere composte da un solo tipo di verso, per esempio endecasillabi, oppure contenerne due o più tipologie, come endecasillabi e settenari. Ecco i principali tipi di strofa: distico 2 versi terzina 3 versi quartina 4 versi sestina 6 versi La terza rima e l ottava. Tipi particolari di strofe sono la terza rima e l ottava. La terza rima consiste in una serie di terzine di endecasillabi, legate tra loro da un particolare schema rimico. Viene detta anche terzina dantesca, poiché è usata da Dante Alighieri nella sua Commedia, di cui riportiamo i primi nove versi: Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. A B A Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! B C B Tant è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch i vi trovai, dirò de l altre cose ch i v ho scorte. C D C All interno di ciascuna terzina, i due versi esterni rimano tra loro, mentre quello centrale è in rima con i due versi esterni della terzina successiva. L effetto è quello di una continua e uida progressione ritmica: ogni terzina, infatti, si presenta come un unità autonoma ma anche legata ai versi che seguono e che precedono. L ottava è invece un metro composto da otto endecasillabi legati dallo schema di rime ABABABCC: sei versi in rima alternata sono chiusi da un distico a rima baciata. L ottava è stata molto utilizzata nella poesia di genere narrativo, come nei poemi epico-cavallereschi del Quattrocento e Cinquecento. Prendiamo a modello un ottava tratta dall Orlando furioso di Ludovico Ariosto: Qual pargoletta o damma o capriuola, che tra le frondi del natio boschetto alla madre veduta abbia la gola stringer dal pardo, o aprirle l anco o l petto, di selva in selva dal crudel s invola, e di paura triema e di sospetto; ad ogni sterpo che passando tocca, esser si crede all empia fera in bocca. A B A B A B C C 37

La luce del futuro - volume B
La luce del futuro - volume B
Poesia e teatro