La luce del futuro - volume A

Percorsi di educazione civica 15 20 25 30 35 40 45 50 società? Probabilmente sì, ma è uno di quei problemi di cui nessuno sembra intenzionato a parlare . Ci sono lavori che rendono peggiore il mondo e l aver intrappolato moltitudini di lavoratori, così come ci dicono i dati di recenti studi, in queste occupazioni, produce moltitudini di ferite psichiche che, per il semplice fatto di non sanguinare, non infliggono certamente meno dolore delle ferite fisiche. Abbiamo bisogno di lavoro, è vero, ma soprattutto abbiamo bisogno di lavoro degno. I giovani che danno corpo alla great resignation, le «grandi dimissioni , ci dicono questo, così come le tragiche «morti per disperazione che affliggono gli Stati Uniti dall inizio del secolo. Il lavoro è indispensabile ma ancora di più lo è «sentirsi utili e perfino indispensabili , come scriveva Simone Weil,3 questo è un vero «bisogno vitale dell anima di cui è deprivato non solo il disoccupato, ma anche chi si trova intrappolato in un lavoro socialmente inutile o perfino dannoso. vero che le precondizioni materiali per il benessere dei lavoratori sono ancora di là dall essere soddisfatte la sicurezza, un giusto compenso, la piena rappresentanza, la stabilità, la previdenza etc. ma sono dell avviso che le rivendicazioni rispetto a questi temi possano acquistare ancora più forza e ragione se inserite nell ambito di una lotta collettiva volta alla rivendicazione di un lavoro degno, significativo, utile e sensato. C è qualcosa di malato in un sistema economico e sociale che non riconosce questo punto. Non ha senso il lavoro per il lavoro, dunque, quando questo ci fa ammalare ed è strumento di una vera «espropriazione esistenziale . Vale la pena lottare per il lavoro degno e sensato, per un lavoro che non è primariamente merce di scambio in un mercato come un altro, ma una via di umanizzazione, di rea lizzazione, di crescita individuale e collettiva. Questo non può più essere un lusso per pochi. Nel prossimo futuro che è, in molti casi, già presente, la disoccupazione non sarà legata, paradossalmente, alla carenza di posti di lavoro, ma al fatto che la crescita della domanda di competenze non va di pari passo alla crescita nella formazione di tali competenze. Domanda e offerta vanno a velocità differenti, e maggiore è tale differenza, maggiore sarà la quota di inoccupabili negli anni a venire. Non è tollerabile davanti ad uno scenario di questo tipo che ci siano ancora regioni in Italia dove più di un quarto degli studenti non riescono a concludere il loro percorso formativo e abbandonano precocemente la scuola. Che futuro stiamo preparando per questi giovani? Lavori degni o trappole esistenziali? un problema che riguarda tutti, la politica spesso miope ed incapace di visioni lunghe, le associazioni di categoria, datoriali e dei lavoratori impegnate prevalentemente ancora su altri fronti, le famiglie fragili e disorientate davanti a cambiamenti così repentini. 3. Simon Weil: filosofa francese (1909-1943). 718

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Narrativa