La luce del futuro - volume A

Calendario civile 10 15 20 25 30 35 40 45 Queste sono le parole straordinarie di Primo Levi e che nessun prigioniero di Auschwitz ha mai potuto dimenticare. Il 27 gennaio avevo 13 anni ed ero operaia schiava nella fabbrica di munizioni Union. Di colpo arrivò il comando immediato di cominciare quella che venne chiamata Marcia della morte .1 Io non fui liberata il 27 gennaio dall Armata Rossa, facevo parte di quel gruppo di più di 50 mila prigionieri ancora in vita obbligati a una marcia che durò mesi. Quando parlo nelle scuole dico che ognuno nella vita deve mettere una gamba davanti all altra, che non si deve mai appoggiare a nessuno perché nella Marcia della morte non potevamo appoggiarci al compagno vicino che si trascinava nella neve con i piedi piagati e che veniva finito dalla scorta se fosse caduto. Ucciso. La forza della vita è straordinaria, è questo che dobbiamo trasmettere ai giovani di oggi. Noi non volevamo morire, eravamo pazzamente attaccati alla vita qualunque essa fosse per cui proseguivamo una gamba davanti l altra, buttandoci nei letamai, mangiando anche la neve che non era sporca di sangue. Prima attraversammo la Polonia e la Slesia, poi fu Germania. Dopo mesi e mesi arrivammo allo Jugendlager di Ravensbr ck.2 Eravamo solo giovani, ma sembravamo vecchie, senza sesso, senza età, senza seno, senza mestruazioni, senza mutande. Non si deve avere paura di queste parole perché è così che si toglie la dignità a una donna. Giorno dopo giorno, campo dopo campo, mi trovai alla fine del mese di aprile 1945. Quanto era lontano il 27 gennaio, quante compagne erano morte in quella marcia, mai soccorse perché nessuno aprì la finestra o ci buttò un pezzo di pane. Non fu solo il popolo tedesco, ma i popoli di tutta l Europa occupata dai nazisti in cui abbiamo visto i nostri vicini di casa essere aiutanti straordinari dei nazisti. In Italia i nostri vicini ci denunciavano, prendevano possesso del nostro appartamento, anche del cane se era di razza. Questa parola, razza, la sentiamo ancora e allora dobbiamo combattere questo razzismo strutturale che resta. La gente mi chiede come mai si parli ancora di antisemitismo. Io rispondo che c è sempre stato, ma non era il momento politico per tirare fuori il razzismo e l antisemitismo insiti nell animo dei poveri di spirito. E poi arrivano i momenti più adatti, corsi e ricorsi storici, in cui ci si volta dall altra parte. E allora tutti quelli che approfittano di questa situazione trovano il terreno più adatto per farsi avanti. Quando subito dopo la guerra per caso restai viva e tornai nella mia Milano con le macerie fumanti, ero una ragazza ferita, selvaggia, che non sapeva più mangiare con forchetta e coltello, ancora abituata a mangiare come le bestie. 1. Marcia della morte: così venne chiamata la marcia di migliaia di prigionieri, nell inverno tra il 1944 e il 1945, dai campi di concentra- mento situati nell odierna Polonia, che stavano per essere raggiunti dai soldati sovietici, verso altri lager, in Germania. 2. Jugendlager di Ravensbr ck: campo di concentramento femminile, situato in un villaggio a 90 km a nord di Berlino. 707

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Narrativa