La luce del futuro - volume A

Focus sull autrice | MORANTE 25 30 35 40 45 50 55 60 suolo. Ma invece il suo corpo si mise a correre senza direzione. Aveva lasciato cadere una delle sue sporte, mentre l altra, dimenticata, le pendeva ancora al braccio, sotto al culetto fiducioso di Useppe. Intanto, era cominciato il suono delle sirene.16 Essa, nella sua corsa, sentì che scivolava verso il basso, come avesse i pattini, su un terreno rimosso che pareva arato, e che fumava. Verso il fondo, essa cadde a sedere, con Useppe stretto fra le braccia. Nella caduta, dalla sporta le si era riversato il suo carico di ortaggi, fra i quali, sparsi ai suoi piedi, splendevano i colori dei peperoni, verde, arancione e rosso vivo. Con una mano, essa si aggrappò a una radice schiantata,17 ancora coperta di terriccio in frantumi, che sporgeva presso di lei. E assestandosi meglio, rannicchiata intorno a Useppe, prese a palparlo febbrilmente in tutto il corpo, per assicurarsi ch era incolume. Poi gli sistemò sulla testolina la sporta vuota come un elmo di protezione. Si trovavano in fondo a una specie di angusta trincea,18 protetta dall alto, come da un tetto, da un grosso tronco d albero disteso. Si poteva udire in prossimità,19 sopra di loro, la sua chioma caduta agitare il fogliame in un gran vento. Tutto all intorno, durava un fragore fischiante e rovinoso, nel quale, fra scrosci, scoppiettii vivaci e strani tintinnii, si sperdevano20 deboli e già da una distanza assurda voci umane e nitriti di cavalli. Useppe, accucciato contro di lei, la guardava in faccia, di sotto la sporta, non impaurito, ma piuttosto curioso e soprapensiero. «Non è niente , essa gli disse, «non avere paura. Non è niente . Lui aveva perduto i sandaletti ma teneva ancora la sua pallina stretta nel pugno. Agli schianti più forti, lo si sentiva appena appena tremare: «Nente ,21 diceva poi, fra persuaso e interrogativo. I suoi piedini nudi si bilanciavano quieti accosto22 a Ida, uno di qua e uno di là. Per tutto il tempo che aspettarono in quel riparo, i suoi occhi e quelli di Ida rimasero, intenti, a guardarsi. Lei non avrebbe saputo dire la durata di quel tempo. Il suo orologetto da polso si era rotto; e ci sono delle circostanze in cui, per la mente, calcolare una durata è impossibile. Al cessato allarme, nell affacciarsi fuori di là, si ritrovarono dentro una immensa nube pulverulenta23 che nascondeva il sole, e faceva tossire col suo sapore di catrame: attraverso questa nube, si vedevano fiamme e fumo nero dalla parte dello Scalo Merci. Sull altra parte del viale, le vie di sbocco erano montagne di macerie, e Ida, avanzando a stento con Useppe in braccio, cercò un uscita verso il piazzale fra gli alberi massacrati e anneriti. Il primo oggetto riconoscibile che incontrarono fu, ai loro piedi, un cavallo morto, con la testa adorna di un pennacchio24 nero, fra corone di fiori sfrante.25 E in quel punto, un liquido dolce e tiepido bagnò il braccio di Ida. Soltanto allora, Useppe avvi- 16. sirene: le sirene di allarme. 17. schiantata: spezzata. 18. angusta trincea: stretto solco nel terre no, fossa in cui è difficile muoversi. 19. in prossimità: nelle vicinanze. 20. si sperdevano: si disperdevano, si con fondevano. 21. Nente: pronuncia infantile di niente . 22. accosto: accanto. 23. pulverulenta: che solleva e porta polvere in quantità. 24. pennacchio: mazzo di penne. 25. corone sfrante: grandi ghirlande di fio ri spampanate, i resti di un carro funebre. 641

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Narrativa