La luce del futuro - volume A

I generi UNIT 9 La narrativa di formazione SPECCHI di CARTA Una piccola isola, di bellezza selvaggia e aspra, sorge nel Mediterraneo Qualcuno, che l ha conosciuta molto bene, ce la sta descrivendo con trasporto: ci parla, infatti, dei fiori, delle spiagge, dei villaggi, come se anche noi li potessimo vedere e potessimo essere catturati dai profumi, dai suoni e dai colori, dalla presenza degli isolani, affaccendati nelle loro semplici occupazioni quotidiane. Anche se non ci siamo mai andati veramente, l isola è come reale davanti ai nostri occhi, richiamata dall entusiasmo e dalla nostalgia di chi, in quel luogo memorabile, ha trascorso i suoi verdi anni: non sappiamo molto di questa persona, ma avvertiamo che, nelle sue frasi, vibrano insieme la dolcezza del ricordo e il rimpianto della perdita. Capia mo, mentre le immagini si susseguono e il quadro si compone, che l isola è insieme vera e immaginata, è un luogo concreto che l evocazione di chi l ha vissuta trasforma in un simbolo, nell emblema personale e amato di qualcosa che gli era caro, e che ora non ha più. GUIDA ALLA LETTURA L isola da vicino e da lontano Come se si trovasse sulla cima di un altura e osservasse il paesaggio che si spalanca sotto i suoi occhi, seguendo una prospettiva estremamente mobile, il lettore è accompagnato dalla voce narrante a esplorare l isola. Da un primo sguardo, in lontananza, a tutte le isole del nostro arcipelago (r. 1) e alla loro flora, lussureggiante e profumata, la prospettiva si restringe alla sola Procida, di cui sorvoliamo le stradine di campagna, i frutteti e vigneti (r. 8), le spiagge dalla sabbia chiara e delicata (r. 9), le scogliere torreggianti (r. 11) abitate da uccelli e creature marine; esploriamo l interno delle botteghe e della chiesa, e osserviamo le abitazioni a volo d uccello, da Su per le colline (r. 7) a Intorno al porto (r. 17). Come in un film, si alternano dettagli ravvicinati e visioni panoramiche. Ne risulta così una rappresentazione insieme minuziosa e complessiva: Arturo ripercorre a memoria i luoghi della sua infanzia con la vivacità del bambino che è stato. Un luogo reale e fantastico Ripensando alla sua isola, Arturo mescola, nell immaginazione, percezioni reali e trasfigurazione fantastica. I frutteti, le botteghe, le casette dell isola diventano, nella sua accesa fantasia, ora giardini imperiali (r. 9), ora tane di briganti (r. 22), ora le case delle antiche città feudali (r. 69). Gli stessi abitanti, gli scontrosi procidani ben noti a chi parla, si trasformano nel ricordo in una stirpe esotica, dagli occhi neri allungati, come gli orientali (r. 60). 638

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Narrativa